Margherita Sarfatti, al Mart ritratto di curatrice ante litteram

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di Askanews

Rovereto (askanews) - Un ritratto culturale a tutto tondo di una donna che è stata per anni ambasciatrice della nostra arte nel mondo e che ha giocato un complesso ruolo politico negli anni del Fascismo. Il Mart di Rovereto presenta la mostra "Margherita Sarfatti - Il Novecento Italiano nel mondo", un progetto che parte da anni di ricerche sugli archivi e sul Fondo della stessa Sarfatti, coordinato dalla curatrice dell'esposizione, Daniela Ferrari."Quello che abbiamo effettivamente cercato di realizzare in questa esposizione al Mart - ha spiegato ad askanews - è uno sguardo il più possibile sfaccettato su questa figure complessa che è stata Margherita Sarfatti. Abbiamo puntato molto sulla sua figura di storica dell'arte, di giornalista, di critica d'arte, di madre, anche, di donna. Ma in particolare sul suo ruolo di curatrice ante litteram, come se Margherita Sarfatti avesse davvero, per certi aspetti, inventato questo ruolo che è un ruolo così legato alla contemporaneità".Un ruolo che la porta a sostenere l'aspirazione a un'arte che punti "al concreto, al semplice, al definitivo". Così con Sironi, Funi, Dudreville, Bucci, Malerba, Marussi e Oppi, Sarfatti fonda Novecento Italiano, la cui poetica è riassunta da un ossimoro, per così dire, proattivo: "Moderna classicità"."Moderna classicità - ha aggiunto Daniela Ferrari - che, dal suo punto di vista, è stata rappresentata inizialmente da un gruppo di sette pittori, e che poi ha deciso di allargare, di espandere, per abbracciare più aspetti della rappresentazione artistica italiana".In mostra molti documenti, forse il cuore segreto dell'esposizione, ma anche circa cento opere di grande importanza, da Boccioni a Casorati, da Medardo Rosso ad Adolfo Wildt. Lavori che Margherita Sarfatti, porta in giro per il mondo, fedele a un'idea di "colonialismo estetico" e di promozione dell'arte italiana. La stessa promozione agli occhi degli stranieri che lei porta avanti a favore di Benito Mussolini, conosciuto ai tempi dell'Avanti e poi seguito negli anni della trasformazione nel Duce. Sarfatti è al suo fianco, ne scrive una biografia tradotta in molte lingue, è legata a lui. La mostra documenta anche questo periodo, nonché i modi in cui gli artisti, soprattutto Sironi, hanno guardato a Mussolini. "Siamo però in un mondo dominato dagli uomini - ha concluso Daniela Ferrari - e questo ruolo a un certo punto inizia veramente a diventare scomodo. Margherita Sarfatti non approva tutte le scelte del Duce e questo naturalmente gioca a suo sfavore e la cosa che più gioca a suo sfavore è la promulgazione nel 1938 delle leggi razziali, lei è costretta a lasciare l'Italia".Da quel momento le cose cambiano, il mondo di Margherita Sarfatti cambia, tanto che nel 1955, per citare un altro libro, il Fascismo diventa per lei "Acqua passata". Quello che non passa è la sua appassionata riflessione sull'arte di un periodo storico complesso e fertile, nato dallo choc della Prima Guerra mondiale. E di questo al Mart si trovano molte e preziose testimonianze.La mostra trentina, aperta al pubblico fino al 24 febbraio, è poi parte di un progetto unitario con il Museo del Novecento di Milano che a sua volta ospita una mostra su Margherita Sarfatti e gli artisti degli anni Venti nel capoluogo lombardo.