Castellitto in "Dante": il potere dei poeti resta, i politici no

di Askanews

Roma, 21 set. (askanews) - Sergio Castellitto interpreta un Giovanni Boccaccio devoto ammiratore di Dante Alighieri nel film di Pupi Avati "Dante", nei cinema dal 29 settembre. Lo scrittore intraprende un viaggio verso la città d'esilio del grande poeta, Ravenna, pur di restituire alla figlia il simbolico risarcimento della città di Firenze. "Noi siamo, per concatenazione ormai di secoli, figli di quel genio, di quella genialità. Ce lo dimentichiamo molto spesso, in Italia noi siamo molto bravi ad avere un rapporto col passato di pochi metri".Avati mostra la vita di Dante, dall'infanzia, all'adolescenza, fino all'esilio in povertà e alla morte. Un uomo che il potere espelle violentemente, allontanato dalla sua città."Quell'uomo si è poi occupato di infilare dentro quei versi che ci ha regalato in qualche misura, ne sono certo, anche le frustrazioni e le visioni politiche e emozionali della sua esistenza. Ci insegna che il potere dei poeti è un potere confutabilissimo dall'altro potere, ma che è quello che comunque rimane. Io non so cosa rimarrà di tanti uomini politici di oggi, di ieri o dell'altro ieri."Nel film Alessandro Sperduti interpreta Dante ragazzo e Carlotta Gamba interpreta Beatrice. Alla domanda cosa sia rimasto in loro di quei personaggi i due attori rispondono: "Io sono molto legato alla sua sensibilità, e soprattutto alla sua capacità di esprimerla. "Io porto a casa da Beatrice probabilmente la forza che in ogni situazione mette, anche se sembra un po' succube delle cose che le accadono. E anche di non aver paura delle cose che ci accadono".