Checco Zalone più scorretto che mai: "Mina, Celentano e "L'arterosclerosi". L'amore? Ha un prezzo"

"Parlo di adozioni, diritti civili, migranti, temi scottanti e pungenti. Non temo le critiche e mi aspetto molte polemiche sui social. De Gregori sostiene che avrei dovuto fare il pianista e io sogno di essere bravo come Bollani"

Ci sono gli artisti, la maggior parte a dir la verità, che le polemiche le rifuggono come la peste e che cercano in tutti i modi di non essere divisivi per non inimicarsi una fetta di pubblico. E poi c’è Checco Zalone che invece le polemiche le attizza, le provoca, le cerca e le benedice. “Parlo di adozioni, diritti civili, temi scottanti e pungenti. Non ci si annoia. Non temo le critiche, mi aspetto le polemiche sui social: peraltro sui social non ci sono, ma ho capito che questo alimenta il dibattito. Soltanto una volta ho sofferto per le polemiche. È stato quando ho fatto l'imitazione di Misseri (il caso di Sarah Scazzi, ndr) e me ne sono pentito: forse ho sbagliato, era eccessiva. Da lì ho imparato a limitarmi, tracciando una linea di confine tra ciò che è simpatico e ciò che è inopportuno".

E sembra pure saggio mentre intanto continua a far divertire la platea della stampa accorsa a Firenze per la presentazione del suo nuovo show teatraleAmore + Iva”, che arriva ben 11 anni dopo il “Resto umile World Tour” e dopo che ha sbancato i botteghini delle sale diventando l’autore più visto del cinema italiano (“Cado dalle nubi”, “Che bella giornata”, “Sole a catinelle”, “Quo vado?” e “Tolo Tolo”, per un totale di 220 milioni di euro).

Così, cappellino calcato sulla fronte e aria finto-timida, eccolo infilare una dietro l’altra provocazioni dissacranti con quel suo impareggiabile gusto per il politicamente scorretto. “L’idea per questo show mi è venuta leggendo la storia di una signora che voleva adottare una famiglia ucraina, ma era disperata perché erano finite: alla onlus le avevano detto che erano rimaste solo quelle siriane. È quell'ipocrisia un po' borghese che ci ha pervasi da febbraio”, spiega ridacchiando. Poi c’è il duetto che non vedremo mai tra Mina e Celentano sulla canzone “Arterosclerosi”: “è la storia di questi due anziani che ogni giorno rinnovano il loro amore perché non si riconoscono. Io l’ho trovata poeticissima ma stranamente loro non hanno accettato di cantarla”. Altra risata generale.

Dice e non dice, Checco Zalone, all’anagrafe Luca Medici. Ma poi non resiste a spoilerare qualche altra perla del suo one man show scritto con  Sergio Maria Rubino e Antonio Iammarino  e prodotto da Arcobaleno Tre e MZL, con l'organizzazione generale di Lucio e Niccolò Presta, che siedono accanto a lui. Così mentre Lucia Presta enumera le 72 date già previste per le quali sono andati a ruba oltre 100 mila biglietti, Checco si lascia andare a un’altra anticipazione: “Ci sarà anche Putin, ma “un Putin inedito, con una citazione del Grande dittatore di Chaplin. Parlerà in dialetto bitontino, o meglio in un grammelot tra gli accenti pugliesi di provincia che assomiglia al russo". Potevano mancare le donne? Certo che no. “Ci sarà anche una parte di sano maschilismo, perché abbiamo al governo una donna e il pubblico apprezza tantissimo".

E ovviamente non mancheranno nemmeno accenti al tema dell’immigrazione, tornato di grande attualità con il nuovo governo di centro-destra. “Ma io lo affronterò con il punto di vista di Mendel, padre della genetica”. Ma al centro di tutto ci sarà l’amore che come suggerisce il titolo ha un prezzo per tutti. Zalone su questo tema non vuole dare anticipazioni e si limita ad una battuta fulminante: “L'amore ha un prezzo? Sarei volgarissimo: l'amore ha diversi prezzi, basta andare su Only fans”. E poi aggiunge: “In realtà ho preso a prestito una frase di John Lennon, l'amore che dai è pari a quello che ricevi: insomma è una partita di giro”. Ma lo show non sarà fatto solo da imitazioni e monologhi. Gran parte l’avrà la musica, vero amore di Zalone, che si definisce un “pianista mancato”. "Non possiedo beni di lusso, tranne un pianoforte che, pare, abbiamo solo io e Pippo Baudo". E svela: “la pandemia l’ho trascorsa a suonare il piano. Ascolto soprattutto jazz e cantautori italiani, resto analogico. Spesso vado a suonare a casa del mio amico Francesco De Gregori. Lui sostiene che avrei dovuto fare il pianista e non quelle ca..ate che faccio. E io per la verità sogno di essere bravo come Stefano Bollani”. Così lo vedremo nei panni di un Vasco Rossi inedito che reinterpreta Mahmood con un coro di angeli, “mi ha colpito questa sua svolta salutista”. Ma anche il brano di Jannacci “Vincenzina e la fabbrica” opportunamente rivisitato in “Vincenzina e lo smartphone”, “perché le influencer non potevano mancare”.  Insomma ci sarà di che divertirsi e polemizzare. Il via da Firenze, 8 novembre.