[Il commento] "Torna Luttazzi": la sfida del comico cacciato da Berlusconi che copiava battute famose

L'autore e conduttore satirico sarebbe pronto per 8 puntate in seconda serata, annuncia Freccero. Epurato dall'ex premier, fu un caso eclatante di celebrità massacrata dal suo stesso pubblico

Daniele Luttazzi
Daniele Luttazzi
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Era l'ultimo grande assente dalla Rai dopo l'epurazione che volle Berlusconi. Il primo ad essersi fatto del male, danneggiando la sua stessa carriera e spaccando il rapporto di fiducia con la sua risorsa più importante: il suo pubblico. Sono trascorsi quasi 18 anni dall'editto blugaro con cui il fondatore di Mediaset e allora presidente del Consiglio lo allontanò dal servizio pubblico, 12 dalla cacciata del suo Satyricon da La 7 e nove dal monologo sulla censura, con microfono apertogli da un altro epurato, Michele Santoro. Altrettanti dall'accusa più infamante: le sue celebri battute, fulminanti, erano copiate. I suoi fan ne contarono 500, un terzo del repertorio. Che battutista è, che uomo di satira si può definire uno scopiazzatore seriale? Sembro la fine di una carriera. Ma ora il direttore di Rai Due, Carlo Freccero, vuole riportare nella tv pubblica Daniele Luttazzi in seconda serata.

Il ritorno più rischioso

Sarebbero otto puntate, a quanto lasciano trapelare le indiscrezioni, e lo stesso Daniele Luttazzi, a detta di Freccero, avrebbe trovato al suo nuovo show un "titolo bellissimo". L'entusiasmo del direttore di Rai Due, che già difende i suoi format e la loro collocazione, e per questo è andato alla guerra contro un intoccabile della tv pubblica, Bruno Vespa, è ai massimi livelli. "Ora aspettiamo la decisione del'ad Salini" rilancia Freccero. Enzo Biagi, altro grande cacciato via da Berlusconi, non c'è più. Santoro ha preso altre strade. Freccero si è preso la sua dose di critiche proponendo uno show antologico con il meglio di Beppe Grillo, che con la Rai ha una guerra in corso che dura da un paio di decenni dopo la battuta secondo cui "se son tutti socialisti, allora a chi rubano?". Mancava Luttazzi, per anni uno dei volti e degli autori di punta della satira televisiva.

"La satira non fa prigionieri": neanche il pubblico che ti processa

In un suo editoriale sul disegnatore scomparso Andrea Pazienza scritto anni fa, Daniele Luttazzi riaffermava l'importanza della satira. Libera, cattiva nei confronti del potere costituito, e rigorosa nell'andare fino in fondo, "senza fare prigionieri". Ma nove anni fa a non fare prigionieri fu soprattutto il pubblico di affezionatissimi di Luttazzi. Che divenne oggetto di uno dei primi casi di tribunale sommario via Web in cui i suoi ex sostenitori facevano a gara a smascherarlo e distruggerne la credibilità. Condanna mediatica senza appello, una deriva pericolosa poi diventata quasi una regola. Motivo: Luttazzi copiava. A mani basse. Le sue battute citate, ammirate, replicate, erano un ricco taglia e incolla di gag e sketch dei re della stand up comedy americana e dei grandi conduttori made in Usa, da George Carlin a David Letterman. Lui non se n'è mai pentito. Dopo un anno di silenzio, disse in realtà di aver risposto in privato a chi gli chiedeva motivazioni e spiegazioni, di usare la citazione altrui come fanno molti altri comici per invitare il grande pubblico a riscoprire maestri della comicità i cui nomi erano sconosciuti ai più. Il ritorno in Rai dovrà vincere due scommesse: ricucire completamente il rapporto con il pubblico, e dimostrare che la Satira di Daniele Luttazzi ha ancora senso nell'epoca dei tweet e delle storie su Instagram, della tv riletta e commentata in diretta sui social, del panorama dei media stravolto nei quasi dieci anni di totale sua assenza dal piccolo schermo. Non sarà impresa da poco.