The Last Of Us: quando il videogame capolavoro diventa l'apocalisse perfetta in tv

Era la serie più attesa e non tradisce le attese, andando oltre il gioco già molto evoluto da cui prende spunto. E portandoci dentro un mondo affascinante

Una scena della serie tv (Sky)
Una scena della serie tv (Sky)
di Andrea Giordano

Esistono serie tv capaci di mandare in tilt i circuiti degli appassionati, di farci (ri)affezionare ad una storia e i suoi personaggi. Sono show che sembrano romanzi visivi perfetti, vere opere d’arte in movimento. The Last of Us, il videogioco post apocalittico, dal sapore action-adventure, sviluppato esattamente dieci anni fa dall’azienda americana Naughty Dog, adesso prende forma nell’omonimo adattamento seriale (in onda su Sky Atlantic e in streaming su NOW) e diventa realtà reinventata, bella quanto l’originale. Un fenomeno d’autore, a tinte (meno) horror, pieno d’amore e cuori pulsanti, già oggetto di culto, riflessione e approfondimento, raffinato, appassionato, che segna una pagina nuova.

Il fungo che ha fatto impazzire il mondo

Il racconto si svolge vent'anni dopo la distruzione della civiltà moderna. Tra i pochi sopravvissuti c’è Joel incaricato di far uscire Ellie, una ragazzina di 14 anni, da una zona di quarantena sotto stretta sorveglianza. Un compito apparentemente facile, ma che si trasforma presto in un viaggio brutale e straziante, poiché i due si troveranno a dover attraversare gli Stati Uniti, devastati dalla presenza degli zombie, e a dipendere l'uno dall'altra. 

Dentro l'orrore e la sopravvivenza

In un mondo in rovina e disperso, provano a cambiare insieme, tra morte e rinascita, ed il miracolo avviene. The Last of Us ha tutto: ambientazione, ritmo, azione (seppur moderata), valori, ideali, due attori in stato di grazia, Pedro Pascal (i fan lo hanno ormai “riconosciuto” da The Mandalorian) e Bella Ramsey, sa essere violento, pervaso e perverso, sentimentale, cruento e meravigliosamente angosciante nello stesso istante. Non eccede, anzi, sa prendersi il tempo giusto sviluppando al meglio le dinamiche, ma quando vuole accelera, ti butta fuori strada, per poi tirarti ancora dentro, risucchiandoti nel mondo devastato, eppure in evoluzione.

Un mondo a pezzi, terribile e affascinante

E' l’Apocalisse probabilmente più profonda mai celebrata e messa in scena, più affascinante di Breaking Bad, o Snowpiercer, più desiderosa di mettere distanza tra sé e gli altri prodotti precedenti, alzando l’asticella della narrazione e struttura a episodi. Nei silenzi e sguardi dei protagonisti, talvolta si ode (e comprende) invece ogni cosa e sfumatura, così negli spari ai nemici, così nelle scene memorabili, così nel ritratto simbiotico di una “coppia” straordinaria.

Molto oltre il videogame capolavoro

The Last of Us è dunque l’esperienza che attendevamo, immersiva e travolgente al punto da volerla divorare in poche ore, senza dubbio la miglior traduzione cinematografica di un videogioco della storia, ma che ha soprattutto una caratteristica importante, quella di saper osare. Ha coraggio da vendere nel mettere alla prova lo spettatore (succedeva pure nel videogame), quanto nel riuscire alla fine a fare il proprio di gioco. Il resto è tutto da vedere e da vivere.