Lo scandalo per l'intercettazione di Insinna sulla nana della Val d'Aosta è solo la rabbia di un capoufficio

Esiste un linguaggio che ognuno di noi usa in pubblico, e un gergo che tutti noi usiamo in privato: questa doppiezza può sembrare inelegante, ma non è ipocrisia

Lo scandalo per l'intercettazione di Insinna sulla nana della Val d'Aosta è solo la rabbia di un capoufficio
di Luca Telese

Il polverone che si è acceso intorno alle "intercettazioni" di Flavio Insinna passate da qualche mano anonima a "Striscia la notizia", è l'effetto di un nuovo piccolo caso di cronaca origliata, ma anche l'occasione per una lezione più seria sul "reale televisivo". Comincio andando giù dritto sulla polemica che è esplosa sui social: Flavio Insinna ha fatto ai suoi collaboratori la tipica sfuriata che qualsiasi capoufficio, o qualsiasi persona che abbia una minima responsabilità gerarchica, dalla scuola elementare al ristorante, dal cantiere al talk show di prima serata, può fare ai suoi dipendenti. La violenza apparente del suo eloquio non era diretta tanto contro la concorrente, ma contro chi l'aveva selezionata. Le iperboli e il turpiloquio che Insinna usa - l'ormai celeberrimo epiteto "nana della Val D'Aosta" - non sono una ingiuria per la donna, ma soprattutto una tirata d'orecchie a chi aveva fatto il casting di quella puntata. Un cameriere viene ripreso se apparecchia male o versa il vassoio sul cliente, un selezionatore di cast se sceglie un ospite che non funziona. Punto. Il resto è aria fritta e frustrazione social.  

Nell'intercettazione dei Renzi un caso simile

Esiste un linguaggio che ognuno di noi usa in pubblico, e un gergo che tutti noi usiamo in privato: questa doppiezza di registro può sembrare inelegante, ma non è ipocrisia. Solo i politici, gli educatori e chi ha responsabilità pubbliche (e non sempre, perché sono umani anche loro) dovrebbe attenersi alla linea di principio di confondere il meno possibile i due piani. Per tutti gli altri - cioè noi - in questo guazzabuglio di lingue pubbliche e private ci sono vezzeggiativi che paiono insulti terribili e parole apparentemente innocue che possono far male come pietre. Nella recentissima intercettazione del dialogo tra Matteo Renzi e il padre (che per altri motivi era e resta politicamente rilevante) c'è un caso molto simile a quello di Insinna. Renzi (Matteo) dice a Renzi (padre) con tono perentorio: «Devi ricordarti tutti gli incontri e i luoghi, non è più la questione della Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorje». Anche in questo, "il giro di merda" è una definizione che apparentemente indica i pellegrinaggi a Medjugorie, ma è usata in questa accezione così dispregiativa perché quei viaggi sono una passione di Tiziano: Renzi vuole colpire il padre, vuole ferirlo in quello che gli è più caro, e così Medjugorie ci va di mezzo.

Il reale del retroscena, insomma, spesso è una scena  

Nel linguaggio corrente ci sono molte parole che, come dicevano i latini, possono diventare "vox media", ovvero elogiative o dispregiative a seconda del contesto in cui si usano: "Sei un grandissimo bastardo", detto a un amico che ha appena fatto un buon colpo o ha vinto al Totocalcio giocando una sola colonna è di sicuro un complimento. Se invece l'epiteto lo rivolgo a uno che non conosci e a cui magari hai appena tamponato la macchina, è senza dubbio un insulto. Il reale del retroscena, insomma, spesso è una scena. Quello che si dice dietro le quinte degli studi televisivi, poi, è quasi sempre caricato dall'adrenalina della dirette, delle registrazioni prolungate, dello stress, dalla necessità di dirsi tutto e subito per correggere la rotta prima di altri errori. In una sala operatoria non mi frega nulla del fatto che due chirurghi possano insultarsi, ma solo del fatto che salvini il paziente.

Non avete scoperto niente: solo l'Insinna incazzato  

Insomma, non avete scoperto grazie a Striscia - il "vero Insinna" diverso da quello buono che conosciamo. Non avete scoperto un mostro: avete soltanto conosciuto un Insinna incazzato, che non è diverso da noi o da voi, e magari mostruoso, ma esattamente identico a voi e a noi quando siamo incazzati. Il fuorionda è utile quando capisce nella sua ragnatela qualcosa che altrimenti non potremmo immaginare, una verità diversa da quella che ci raccontano. Che Insinna - corpulento, passionale e umorale - quando si arrabbia fosse così lo avrebbe potuto immaginare anche un bambino.