Solenghi racconta Govi, l'incontro fra due grandissimi della televisione

Solenghi ha estratto dal cilindro “I Maneggi per maritare una figlia” che è nato quasi come un gioco e sta diventando uno degli spettacoli fenomeno dell’estate, macinando esauriti su esauriti

Solenghi (Ansa)
Solenghi (Ansa)
di Massimiliano Lussana

In qualche modo, è il trionfo della televisione di una volta, due protagonisti che ci hanno fatto sognare e innamorare nella prima serata di Raiuno, quando ancora non si chiamava Raiuno, che rivivono nella stessa persona e nello stesso spettacolo.

Colui che viene fatto rivivere è Gilberto Govi, colui che fa rivivere è Tullio Solenghi, 74 anni splendidamente portati – ho controllato due volte la data di nascita perché mi sembrava impossibile – e una capacità di raccontare che coinvolge in modo assoluto.

Insomma, Tullio Solenghi, fra un recital insieme al compagno di Trio Massimo Lopez con l’omaggio ad Anna Marchesini sempre nel cuore, e un “Orlando Furioso” insieme a Corrado Bologna nei racconti di Ariosto riletti da Sergio Maifredi, ha estratto dal cilindro “I Maneggi per maritare una figlia” che è nato quasi come un gioco e sta diventando uno degli spettacoli fenomeno dell’estate, macinando esauriti su esauriti.

E qui si sommano, per l’appunto, la popolarità di Solenghi, ma anche l’amore assoluto per Govi che ha contagiato l’Italia in bianco e nero e color seppia che ha fatto grande il nostro Paese.

Le commedie di Govi

Quando la televisione, allora a canale unico, quindi se fosse esistito lo share sarebbe stato inevitabilmente il 100 per cento, trasmetteva le commedie di Govi, con la signora Rina come corollario indispensabile e splendida spalla, l’Italia si fermava.

E da qui occorre partire per raccontare “I maneggi” – che di Govi sono la commedia più amata – secondo Solenghi, nata quasi per gioco da una lettura pubblica organizzata dalla Regione Liguria qualche anno fa.

Giovanni Toti, la sua assessora alla Cultura Ilaria Cavo e la professoressa Margherita Rubino, che è una delle anime culturali genovesi, pensarono di organizzare una lettura pubblica di brani di Govi e affidarla a Solenghi.

Si aspettavano un centinaio di persone, ma un po’ alla volta le centinaia divennero molte e addirittura dovettero intervenire i vigili per smistare la folla, in un quadro intendiamoci assolutamente tranquillo e festoso. Non era un’orda di facinorosi, anzi erano ultras sì, ma di Govi e Solenghi.

Riprendere quella giornata

Insomma, andò benissimo e quest’anno Giuseppe Acquaviva, sovrintendente del Teatro di Camogli, ha pensato di riprendere quella giornata e di moltiplicarla, con l’allestimento de “I Maneggi”: ne è uscito un trionfo, le prime tre repliche previste sono diventate quattro e poi cinque, tutte rigorosamente sold out. E poi il Carlo Felice l’ha voluto nel cartellone del Nervi Music Ballet Festival dove l’altra sera ha fatto un nuovo tutto esaurito con duemila persone entusiaste. E poi un’altra replica a Sarzana. E infine il Teatro Nazionale di Genova con il suo direttore Davide Livermore che ha firmato scene e costumi ispirandosi alla tivù in bianco e nero di una volta e che ha prodotto lo spettacolo insieme a quello di Camogli, ha messo in programma “I maneggi” per due settimane, fra Natale e fine anno, nell’alto dei cieli della programmazione teatrale.

Insomma, lo spettacolo è l’incontro fra due mostri sacri. Govi e Solenghi.

Ed è Tullio a raccontare come l’ha affrontato: "Mi sono trovato a un bivio imitarlo o fare qualcosa di totalmente diverso. Ho scelto una terza via, l'ho clonato. Govi è ormai una maschera ligure e se non ho problemi a rifare Arlecchino non debbo averne a riprendere Govi…. San Gilberto Govi".

Con il racconto dell’infanzia a Sant’Ilario, dove Solenghi è nato e cresciuto. Tullio lo racconta al pubblico di Nervi “vi dico una ruffianata”: "L'amore per Govi nasce da ragazzino. Un giorno giocavo a pallone con gli amici e arrivò la notizia che Govi stava pranzando con la moglie Rina al Ristorante Lillo su questa collina. Ci precipitammo. Lui fu cordialissimo: fece un autografo su un tovagliolino di carta con uno schizzo con il suo volto. Rimasi affascinato e da allora sogno di interpretarlo".

E questo sogno realizzato è esattamente il racconto di Solenghi.

Che, felice come un bambino, come quel bambino, racconta anche di come fare tutto questo, il suo amatissimo Govi, il sogno della sua vita, è ancora più significativo perché lo fa ai Parchi di Nervi, nell’ambito del Festival internazionale del balletto, che è ciò su cui è nato e cresciuto: "Qui non farò un pas de deux, però potrei farlo perché ho il collo del piede molto alto da ballerino. Per me è un’emozione, perché quando ero piccolo e vivevo a Sant'Ilario, dove sono nato, mi affacciavo e vedevo i Parchi di Nervi, proprio dove viene messo in scena "I maneggi"”.

E così, dal racconto personale, nasce un ricordo che mette insieme due grandissimi della prima serata del sabato sera di Raiuno, Govi e Solenghi: “Si fermava tutta l’Italia e anche per me e per noi bambini era l’unico giorno della settimana in cui ci veniva permesso di stare svegli e di andare a letto non solo dopo Carosello, ma proprio dopo la commedia del grandissimo Gilberto”.

Per Solenghi, poi, tutto questo si inserisce perfettamente in una narrazione emozionale ed emozionata, dove il testo si incontra con il contesto. E anche qui l’attore che è stato una delle tre anime del Trio più famoso d’Italia ricorda quando salì per la prima volta su questo palcoscenico che ospitò il più grande Festival del Balletto della storia d’Italia, che da qualche anno sta rivivendo nel Nervi Music Ballet Festival: “Mario Porcile cercava una “voce” che presentasse la serata finale della XII Edizione del Festival. Era il 1972. La direzione aveva richiesto al Teatro Stabile un presentatore dei vari brani che si sarebbero susseguiti nella serata, e lo Stabile pensò a me”. 

"Emozionatissimo"

Solenghi era emozionatissimo. E ci si mise di mezzo la presenza sul palco di Cyril Atanassoff, primo ballerino dell’Opera di Parigi.

“Avevo una grande difficoltà nel pronunciare esattamente il nome di Cyril Atanassoff, che sbagliai regolarmente tutte tre le volte che lo dovetti dire”.

Ecco, tutto questo in questi giorni è rivissuto su un palco e nuovamente rivivrà a fine anno.

Vedere la grande tivù di una volta, quella color ocra, e poi quella dell’Italia che si fermava ancora il sabato sera per la lotteria o la domenica pomeriggio per Domenica In, è qualcosa che riempie il cuore.

Come la maschera di Gilberto Govi.

O la maschera della maschera di Tullio Solenghi con il suo “san Gilberto Govi”.

Sono riuscito, infatti, a realizzare uno dei sogni della mia vita, avere un "buchetto" sul mare a Nervi, dal cui terrazzino, se non fossi vegetariano, potrei buttare la canna in mare e pescare.