La serie tv che tratta i sardi da mafiosi: viaggio tra polemiche, assurdità e poco senso della realtà

Fargo 4, fra i telefilm più apprezzati e premiati degli ultimi anni, mette al centro della narrazione i gangster Fadda. Ondata di proteste offese. Facciamo chiarezza

Gaetano e Josto Fadda, personaggi controversi di 'Fargo 4'
Gaetano e Josto Fadda, personaggi controversi di "Fargo 4"

Pastori (come se poi fosse un'offesa, questa), rapitori, tagliaorecchie di bambini e adulti. I sardi hanno addosso le loro ombre e i luoghi comuni stereotipati. Ci mancava la serie televisiva che li dipinge come mafiosi. Stessi metodi, stessa ferocia, stessa inclinazione alla "famiglia" che stermina attorno a sé tutto ciò che famiglia di origine non è. Quando la serie poi è uno dei capolavori degli ultimi anni, una delle più viste, premiate e commentate, ecco che parte l'ondata di indignazione. Perché una delle due famiglie protagoniste di Fargo 4 si chiama Fadda. Cognome sardissimo, come sardi sono certi nomi dei personaggi (Nennedda, Josto). Dell'arrivo nella tv italiana della quarta serie di Fargo avevamo già parlato in questo speciale. Ci torniamo su perché nel frattempo ci sono sardi che si sono offesi per l'immagine turpe e storicamente sbagliata che viene data di loro in nome della fiction. Con tanto di petizioni presentate da immigrati sardi all'estero (in Nordamerica per la precisione) perché si reagisca a tanta ignominia.

La libertà della finzione

Dunque è offensivo anche solo pensare di poter scrivere una storia di finzione, una storia di gangster feroci che si snoda fra gli anni Venti e i Cinquanta del secolo scorso, e mettere al centro di quella una famiglia di mafiosi sardi? In guerra contro una gang di afroamericani? "Non siamo mai stati mafiosi, in Sardegna la mafia non esiste" ripetono i difensori della dignità locale. E insistono che nell'isola non esistono condizioni storiche, territoriali, antropologiche perché questa terra possa essere ritratta come generatrice di criminalità organizzata alla maniera della Calabria, della Campania, della Sicilia o della Puglia. Ripartiamo dalla finzione: Fargo offre un mondo che è una parodia della realtà e di un genere cinematografico, il mafia movie. Cita il capolavoro dei fratelli Coen Crocevia della morte (tutte le serie di Fargo lo fanno, loro ne sono gli inventori) e gioca con gli stereotipi di genere con molta ironia che stavolta punta al grottesco. Non c'è il tema fondamentale del Male che attacca e conquista l'uomo comune, prima ingannandolo con il sapore del potere e della rivincita, poi avvolgendolo in un gorgo che distruggerà lui e tutte le persone amate. Qui i protagonisti sono criminali per vocazione e per la necessità di ritagliarsi, partendo dal basso delle strade malfamate, un pezzo di potere e di territorio negli Usa fra le due guerre mondiali. La finzione, la scrittura e regia cinematografica, gli attori, si prendono le loro libertà. Ma davvero Fargo 4 fa male all'isola e offende un intero popolo?

Guardare la realtà per quel che è

Torniamo al rapporto fra finzione e realtà storica. Nella finzione si può fare qualsiasi cosa, ma bisogna affrontarla per quel che è: qualcosa di finto, di narrato in un mondo fittizio che nasce e muore nel corso di un tot di puntate. La licenza epica e poetica di una fiction. Nessuno sano di mente e dotato di obbiettività si sognerebbe di dire che tutti i siciliani, calabresi, campani, all'estero colombiani, messicani, marsigliesi, cinesi o giapponesi siano mafiosi. Esiste la criminalità organizzata in questi e molti altri Paesi e regioni, ma da qui ad estendere la propensione criminale ad intere popolazioni ce ne passa. Storicamente la Sardegna non è terra di aggregazione mafiosa nelle modalità "campionate" da studi criminologici e sociologici nei territori sopra elencati.

Il killer Gaetano interpretato dal Genny di Gomorra

Difficile trovare nella realtà un Gaetano Fadda (interpretato in Fargo 4 da quel Salvatore Esposito che in Gomorra era Gennaro Savastano), che in tv è un ex killer fascista contro i comunisti che arriva negli Usa a dare una mano assassina alla famiglia in difficoltà contro i feroci afroamericani. Ma anni di inchieste e di report delle forze di polizia confermano che penetrazioni mafiose in Sardegna ce ne sono eccome. In termini di affari immobiliari e fondiari, di traffici di droga e armi e di infiltrazione in un tessuto imprenditoriale che se in Sardegna è ancora limitato, ha ramificazioni positive col resto d'Italia e del mondo in cui le grandi organizzazioni criminali tendono a sovrapporsi. Stesso discorso che vale da anni per posti che si ritenevano lontanissimi dall'influenza mafiosa, come Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Da una parte la fiction (irreale e grottesca, come in Fargo), dall'altra una realtà problematica che certo non riguarda un intero popolo. Basta saper fare la differenza. E se le puntate di Fargo 4 proprio non divertono (ma la qualità delle storie e della realizzazione è molto alta) alla peggio cambiare canale. Nota a margine: sulla vicenda è intervenuto un sardo Doc, ma residente da tempo fuori dall'isola, scrittore, sceneggiatore tv e agitatore di eventi culturali qual è Marcello Fois