Adinolfi contro la "Gaystapo" sanremese: "Non voglio pagare il canone per l'utero in affitto di Tiziano Ferro"

Il giornalista, leader del Popolo della Famiglia, accusa Carlo Conti di utilizzare la tv pubblica per promuovere l'ideologia gender: tra gli ospiti su cui punta il dito Tiziano Ferro e Ricky Martin

Adinolfi contro la 'Gaystapo' sanremese: 'Non voglio pagare il canone per l'utero in affitto di Tiziano Ferro'

Non bastava la polemica sui feti che cantano ad agitare le notti di Carlo Conti, anche quest'anno conduttore e direttore artistico del Festival della canzone italiana. A rendere il clima "sanremese" più frizzante del solito ci ha pensato il giornalista, leader del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi, che si è scagliato contro il conduttore toscano, reo secondo lui di considerare la kermesse una sorta di "Momento di propaganda gay".

Il retroscena

Il conduttore del quotidiano "La Croce", non nuovo a questo tipo di accuse, già l’11 gennaio scorso, dopo la conferenza stampa del Festival di Sanremo 2017, aveva espresso il suo disappunto sulla presenza al festival di artisti come Tiziano Ferro e Ricky Martin. Il suo intervento a gamba tesa su Carlo Conti recava il titolo "A Sanremo il gotha dei locatori di uteri". Adinoldi aveva poi argomentao: "Al festival di Sanremo del 2015 pagammo come famiglie italiane il supercachet da ospite straniero a tal Conchita Wurst, tizio poi sparito completamente dai radar e sfido chiunque a citarmi il titolo di una "sua" canzone. L’unico motivo per cui fu invitato fu il suo essere icona gender, uomo con la barba in abito da donna". Poi proseguiva: "Il festival 2016 ci regalò l’accoppiata omo-etero di testimonial dell’utero in affitto: Elton John e Nicole Kidman furono i due superospiti stranieri che prosciugarono il budget, sempre gentilmente pagato dalle famiglie italiane, di un’edizione che passò alla storia per l’obbligatorio nastrino arcobaleno distribuito dai dirigenti Rai ai cantanti a sostegno della lobby lgbt, in pieno dibattito sulla legge sulle unioni gay".  

L'avvertimento a Carlo Conti

Nel suo lungo post-accusa, Adinolfi si sofferma sugli ospiti della prossima edizione della kermesse canora e spara a zero. "Ora si torna al teatro Ariston e il supercachet come famiglie italiane dobbiamo pagarlo a Tiziano Ferro che deve comprarsi un figlio da un’americana che lo partorirà, a Ricky Martin che se ne è già comprati un paio, a Mika che almeno nel suo one man show su Raidue candidamente ammetteva “sono omosessuale, non posso diventare padre”. Il post si chiudeva con una minaccia velata: "Propagandare in Italia la pratica dell’utero in affitto, anche solo pubblicizzarla, è reato passibile di due anni di carcere e un milione di euro di multa. Caro Carlo, tienilo come promemoria". Le accuse sono proseguite nel corso di un'intervista rilasciata a Radio Cusano. Dove il giornalista ha parlato, sempre riferendosi a Sanremo, di "Gaystapo".

Michele Bravi

Il coming out di Michele Bravi 

In questo contesto di polemiche sui gusti sessuali dei futuri ospiti del Festival della canzone italiana si inserisce il coming out di Michele Bravi, vincitore di X Factor nel 2013 e in gara tra i big, che ha affidato a una intervista a "Vanity Fair" il racconto del suo primo amore con un uomo. Con la premessa che non "bisogno di fare coming out perché nessun giovane si stupisce che mi sia innamorato di un ragazzo, e penso che nessuno dei miei coetanei si tirerebbe indietro se gli capitasse di provare un’emozione per una persona dello stesso sesso”. Bravi nella lunga intervista parla di una bellissima storia d'amore con un ragazzo che fa il regista e la definisce "perfetta e bellissima" anche se "ti mancano le regole del gioco e quando le impari spesso è troppo tardi". Parole dolcissime e cariche di significato che si spera non finiscano per innescare nuove polemiche. Sanremo, d'altronde, a questo ci ha abituato.