"Lei a Sanremo no!": chi è Rula Jebreal e perché resta la più odiata da certi italiani

La giornalista, scrittrice e docente palestinese è fra i nomi in lizza come ospiti di Amadeus al Festival. Le ragioni della lunga "guerra" tra il nostro Paese e lei

Rula Jebreal
Rula Jebreal

Non ce la vogliono. Punto. E si inferociscono alla sola idea che possa esserci anche lei, tra le 10 donne che affiancherebbero Amadeus nella conduzione dell'ormai imminente Festival di Sanremo. E' bastato che tra le indiscrezioni di un cast in via di completamento ci fosse il suo per scatenare un putiferio. Rula Jebreal, giornalista e docente, palestinese con idee pochissimo clementi nei confronti della politica israeliana e posizioni chiare sul maschilismo e il razzismo bianco, è una fatta per dividere. E' successo anche stavolta, tanto più di fronte all'ipotesi che la Jebreal potesse portare a Sanremo la ex first lady americana Michelle Obama, a parlare di parità di genere, di condizione femminile, di essere madre e moglie ma anche donna di potere, di scenario politico e sociale in generale. Non ce la vogliono a Sanremo, Rula Jebreal. Le reazioni anche stavolta sono state accese e vale la pena di capire il perché.

La chiamavano "gnocca senza testa"

L'attacco alla Jebreal è arrivato soprattutto dai media italiani di destra. E dai loro esponenti/simpatizzanti. Come il docente universitario Mauro Gervasoni che, citando un articolo scritto su Libero da Giovanni Sallusti, nipote di quell'Alessandro che dirige Il Giornale scrive sui social a proposito della Jebreal: "Mitica la definizione che ne diede in un talk show anni fa Sapelli gnocca senza testa. Aspettatevi un Sanremo pro clandestini, pro islam, pro lgbt, pro utero in affitto, pro sardine, pro investitori d’auto (purché con suv)". Gli fa eco Daniele Capezzone, nato alla corte dei Radicali e approdato a destra, oggi articolista de La Verità: "Mi par di capire che con i soldi del canone #Rai #RulaJebreal potrebbe essere incaricata a #Sanremo di spiegarci quanto le facciamo schifo. Se poi qualcuno si lamenterà sui social, seguiranno accuse di: razzismo, sessismo, machismo. Pure nel 2020, ci avete già rotto i c....".  Su Twitter i "partiti" attorno alla giornalista palestinese restano divisi, c'è chi commenta: "Brava Preparata Autorevole Donna Straniera Normale che #RulaJebreal non venga ben accolta dal popolo sovranAsino". E chi ribatte: "Ricordiamo l'amore e l'affetto di #RulaJebreal Per l'#Italia e gli #italiani e voi che ancora guardate la #TV fatevi un esame di coscienza se sia accettabile l'ingaggio di questa "Signora" #ButtaLaTV #BoicottaSanremo #BoicottaSanremoSorosiano". L'hashtag #BoicottaSanremo è già stato lanciato. E siccome la persona media ha la memoria corta, e così il Web nell'uso quotidiano, andiamo a riepilogare chi è Rula Jebreal e perché tanti italiani non ne possono nemmeno sentire menzionare il nome.

Figlia di un imam, femminista, colta, con ottime frequentazioni

La Jebreal non è un nome nuovo. Oggi 47enne, nata ad Haifa, in Israele di cui ha la cittadinanza come pure quella italiana, e figlia dell'imam (l'alta guida religiosa) della moschea di Al-Aqsa, la più grande di Gerusalemme a cui è spesso associato il nome dei Martiri, formazione estremista anti governo israeliano, Rula Jebreal è cresciuta in collegio dopo il suicidio della madre segnata da abusi subiti durante l'infanzia. All'epoca Rula aveva appena 5 anni, ancora oggi considera sua guida esistenziale Hind Husseini, fondatrice dell'orfanotrofio che l'ha ospitata. La sua storia con l'Italia comincia con la borsa di studio che la porta a completare l'Università a Bologna nei primi anni Novanta, per poi cominciare a collaborare con varie testate stampa italiane. Diventa membro del Movimento palestinese per la democrazia e la cultura, compare come opinionista in tv, per dodici anni lavora in tv, prima a La7, poi con Santoro su Rai 2 ad Annozero, la sua visibilità e le sue posizioni politiche e sociali la rendono velocemente bersaglio di insulti, a cominciare da quelli ricevuti in diretta tv dal leghista Roberto Calderoli, o dal famoso "gnocca senza testa" sputatole addosso dall'economista Giulio Sapelli.

"Scrisse: l'Italia è un Paese messo nelle mani dei fascisti"

La Jebrel cura rassegne stampa in arabo e realizza, tra l'altro, un documentario indipendente e molto applaudito sull'Egitto. Come editorialista scrive sul Guardian l'articolo che la metterà per sempre in guerra contro una parte dell'Italia, quando all'indomani della sparatoria di Macerata titola: "L'Italia sta venendo guidata fra le braccia dei fascisti". Da allora è stato scontro continuo. Molti non le perdonano le alte frequentazioni: già compagna per breve periodo del fondatore dei Pink Floyd (anche lui dichiaratamente pro Palestina) Roger Waters, poi del regista e gallerista Julian Schnabel che dirigerà il film Miral tratto dal libro della Jebreal (accolto da un vespaio di polemiche in Israele) quindi moglie poi divorziata di Arthur Altschul, figlio di un manager partner di Goldman Sachs. Memorabile il suo litigio in diretta tv con il giornalista Nicola Porro, il tema era la Brexit, ma presto i due si accapigliarono con lei che gli dava del razzista e sessista e lui che la definiva una incapace di reggere il contraddittorio. La rete americana MSNBC (gestita da Nbc e Microsoft) ha cancellato tutte le sue apparizioni tv per aver detto che la stesa rete privilegiava la presenza di portavoce ed esponenti israeliani a dispetto di quelli palestinesi. Nata per dividere, Rula Jebreal, e se dovesse essere confermata, per trasformare almeno per un po' di minuti Sanremo in qualcosa che va oltre le semplici canzonette