Per Elisa-Il caso Claps", il successo della fiction e quelle 48 ore che avrebbero cambiato tutto

Elisa Claps ha sedici anni. È il 12 settembre 1993 quando, dopo aver superato gli esami di riparazione, una domenica mattina, decide di incontrare Danilo Restivo, che vuole darle un regalo

Fiction sul caso Claps (Ansa)
Fiction sul caso Claps (Ansa)
di Rosaria Russo

Elisa Claps ha sedici anni. È il 12 settembre 1993 quando, dopo aver superato gli esami di riparazione, una domenica mattina, decide di incontrare Danilo Restivo, che vuole darle un regalo. Un ragazzo di 21 anni, timido e introverso, ma dalla tendenza psicotica. Accetta di vederlo perché è gentile, generosa, e non vuole isolarlo come fanno tutti. Peccato che però dalla chiesa della Santissima Trinità di Potenza, dove hanno appuntamento, non uscirà più.

Ecco che inizia una ricerca spasmodica da parte della sua famiglia. Suo padre, sua madre, i suoi due fratelli. Gildo Claps, il maggiore, scopre presto che ad incontrare sua sorella per ultimo è stato proprio Danilo, e nonostante provi in ogni modo a incastrarlo, non riesce a farlo.

Danilo ha intorno a sé un involucro protettivo. Suo padre lo copre in ogni modo lo protegge, lo allontana quando la situazione comincia a diventare pericolosa. C’è poi il silenzio di Don Mimi parroco della chiesa che nega che al suo interno possa essere rimasta Elisa, nonostante l’insistenza dei suoi famigliari.

Ebbene gli anni passano, ne passano tanti, troppi. Danilo va a vivere a Londra, ha una compagna, e continua con la sua ossessione per le ragazze. La sua vicina di casa, Heather Barnett viene trovata morta in casa nel 2002. Si comprende subito che sia opera di uno psicopatico. Ecco che presto Restivo viene collegato all’omicidio e dopo il ritrovamento del corpo di Elisa, avvenuto nel 2010 nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, verrà condannato all’ergastolo per entrambi gli omicidi. Attualmente è rinchiuso in un carcere inglese.

La fiction andata in onda su Raiuno e terminata martedì 7 novembre racconta proprio questa storia e lo fa con una forza e una delicatezza che corrono di pari passo. Il punto di vista principale è quello di Gildo Claps, che ha trasformato la sua vita dalla scomparsa di sua sorella, lottando costantemente per scoprire la verità. Ha fondato insieme a Don Marcello Cozzi un’ associazione, Penelope, che si occupa di persone scomparse. Sempre al suo fianco Irene, sua fidanzata all’epoca della scomparsa di Elisa che dopo un brevissimo allontanamento, diventerà sua moglie. Grazie alla battaglia compiuta sono riusciti a trasformare la legge che imponeva di aspettare le 48 ore prima di indagare sulla scomparsa di una persona. Ma è chiaro che molti casi, e soprattutto quello di Elisa, si sarebbero risolti proprio in quelle ore determinanti.

Danilo in quel periodo ha potuto nascondere ogni traccia che lo avrebbe collegato ad Elisa e al suo assassinio.

Gianmarco Saurino, Rosa Diletta Rossi, Giacomo Giorgio, Anna Ferruzzo, Giulio della Monica, sono solo alcuni nomi del meraviglioso cast che ha dato vita a questa fiction. Saurino nei panni di Gildo Claps ha saputo esprimere perfettamente l’amore di un fratello, la rabbia per gli errori commessi, la tenacia per raggiungere finalmente la verità rischiando spesso di passare dalla parte del torto. Nello sguardo, nella commozione, tutto era evidentemente onesto, chiaro ed esplicito. Non è la sua prima performance, ma di sicuro, quella più profonda e difficile.

Non si può poi non parlare di Giulio Della Monica, alias Restivo. Non è semplice interpretare un uomo del genere, eppure ci è riuscito perfettamente. L’essere impacciato, instabilmente lucido, avere un atteggiamento tra lo spaventato e lo psicotico. Ogni stato d’animo traspare dai suoi occhi, dal suo volto, dai suoi movimenti.

Una regia precisa e dettagliata quella di Marco Pontecorvo. Non è facile trattare di argomenti realmente accaduti. Spesso si cade nel banale, nell’ovvietà. Non è la prima fiction a fare un tuffo nel passato, probabilmente, ma è di sicuro una delle poche che ha centrato l'obiettivo. E lo fa stando attenta a non calpestare gli eventi, a mantenere il giusto distacco, ma anche aprendo il cuore, lasciando lo spazio giusto per accogliere il dolore, e la rabbia, di fronte a errori troppo evidenti per non essere visti.