[Lo scandalo] I nuovi orrori di Michael Jackson tra fango e ambiguità. E la vita devastata di sua figlia Paris

Il documentario "Leaving Neverland" ripropone le accuse di pedofilia, mosse da due uomini che da ragazzini avevano negato tutto

Michael Jackson con i figli piccoli Prince e Paris. A destra, Paris Jackson oggi
Michael Jackson con i figli piccoli Prince e Paris. A destra, Paris Jackson oggi
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Premessa numero uno: Michael Jackson, inteso come superstar dello spettacolo e come impresa multinazionale dell'intrattenimento, vale ancora oltre 400 milioni di dollari. Un sacco di soldi, specie se stai pensando a un risarcimento. Premessa numero due: l'onda di reportage, gossip, accuse poi ritrattate, o inizialmente negate ma poi presentate, tra lacrime in tv, interviste, titolacci e finalmente l'approdo in aula di tribunale, c'era già stata sedici anni fa. Dopo essere stato bollato come pedofilo, predatore e abusatore di minorenni, il re del pop il 13 giugno 2005 fu dichiarato non colpevole rispetto a tutte le accuse che gli venivano mosse. Premessa tre: Wade Robson oggi uno dei due protagonisti del documentario Leaving Neverland che tanta indignazione e fango sta gettando su Jackson e la sua famiglia, era già stato coinvolto in quel processo, negando di essere mai stato abusato da Jackson e mostrandosi infastidito da quelle insinuazioni. Ma ritrattando tutto nel 2013, quando disse che era stato molestato dal cantante quando era bambino e per questo chiedeva ai suoi eredi un miliardo e mezzo di dollari di risarcimento. Respinto dal giudice che non accettò il cambio radicale di versione di Robson dopo tutto quel tempo. L'altro protagonista di Leaving Neverland è James Safechuck, che sostiene di aver subito abusi da Michael Jackson in un centinaio di occasioni, essendo da lui convinto a scambiare le molestie per atti d'amore.

Distruggere il gigante del pop

Trasmesso anche in Italia su Nove, Leaving Neverland riapre una ferita mai rimarginata: quella del privato di Michael Jackson, divo della musica tra i più idolatrati di sempre, proveniente da anni di violenze e terrorizzato da parte di un padre-padrone-manager che fin da bambino lo fece sentire brutto, inadeguato, brutto perché nero, inadatto ma obbligato al suo ruolo di bimbo prodigio del soul con la voce bianca e tesa. Cresciuto con mille complessi personali, ossessionato dall'igiene, dall'infanzia mai avuta e ricostruita nel suo ranch-luna park con rimandi a film come Il mago di Oz, sempre molto vicino, forse troppo, a bambini famosi e non che nella residenza di Neverland andavano, venivano, si fermavano a dormire, giocavano. E quella fra i moltissimi fan che lo avevano sempre amato senza condizioni e che dopo le ondate di accuse, poi cadute in tribunale, e di processi mediatici a tutto fango, non sono più riusciti a guardarlo con gli stessi occhi. All'apice di tutto questo, una figlia devastata: Paris. 

Impossibile avere una vita normale

Paris Jackson ha reagito alla notizia, partita dal sito pettegolo Tmz, secondo cui con l'esplodere delle nuove accuse a suo padre, avrebbe cercato di togliersi la vita tagliandosi le vene. "Fottuti bugiardi" ha scritto. Ma il sito sostiene la sua versione, dicendo di essere in possesso dei documenti del ricovero della ventenne dopo il tentato suicidio. Una vita senza pace, quella di Paris. Già con problemi di depressione e alcolismo, una vita da modella con rendita multimilionaria lasciata dal re del pop, ucciso da una dose letale dell'antidolorifico Propofol prescrittogli dal suo medico, poi radiato dall'ordine e finito in carcere. A niente servono i 100 milioni di dollari avuti in eredità, quando in Leaving Neverland Wade Robson e James Safechuck tornano ad accusare Michael Jackson di averli toccati in modo inappropriato, averli spinti a masturbarsi di fronte a lui quando avevano 7 e 10 anni, averli lui stesso aiutati, aver tentato la penetrazione in quella camera di Neverland in cui transitavano molti bambini (tra cui il celebre Macaulay Culkin di Mamma ho perso l'aereo). Nell'era del #metoo, dei processi mediatici, delle accuse spesso senza contraddittorio, rivolte decine di anni dopo i presunti fatti, ma strillatissime su tutti i media, ritorna l'attacco a Jackson, divinità sinistra dello spettacolo. Morto dieci anni fa. A difenderlo prova la famiglia, che in un comunicato ha ricordato ciò che scrivevamo nelle prime righe di questo articolo: nel precedente processo Robson e Safechuck avevano negato sotto giuramento gli abusi. Ora ritrattati. E così via, in un eterno ricominciare, ennesima storia di fango, ambiguità e tanti soldi in ballo.

"Non ero una madre, ero il suo purosangue da fecondare"

E con l'uscita di Leaving Neverland ritorna la voce di Debbie Rowe, già infermiera della clinica dermatologica del dottor Klein di cui Jackson (che si cambiò i connotati più volte e sbiancò la sua pelle) era cliente assiduo. Dopo il divorzio da Lisa Marie Presley, il cantante la sposò nel 1996, da lei ebbe due figli, Paris e Prince. Oggi la Rowe torna a dire che i due ragazzi non sono figli di Michael, che lei ha solo prestato la sua pancia per il seme di un donatore la cui identità è rimasta sconosciuta, ciò proverebbe perché Paris e Prince sono chiari di carnagione (ma lo è pure lei) e con occhi azzurri. "Proprio come si inserisce lo sperma in un cavallo, questo è quello che hanno fatto a me: io ero il suo purosangue" ha detto Debbie Rowe, con la consueta eleganza che contraddistingue tutte le parti di questa vicenda, senza escludere gli accusatori, impigliati fra racconti horror e contraddizioni sospette. Era già andata così durante il processo, quando i grandi accusatori Gavin Arvizo e Jordi Chandler furono sconfessati dai loro stessi parenti e dagli avvocati. A Chandler, Jackson pagò un risarcimento di 20 milioni di dollari in sede stragiudiziale, spinto dai suoi soci in affari preoccupati dei maggiori danni se avesse sospeso il tour per affrontare una nuova causa. Lui si proclamò sempre innocente. Sul caso Arvizo (una famiglia con molte ombre) arrivò la piena assoluzione, anche grazie alla testimonianza di Robson. Che ora ritratta tutto, e secondo gli eredi Jackson lo fa per soldi, dopo essere stato bocciato, lui coreografo, dal Cirque Du Soleil. A chi giova tutto questo? Di sicuro a tutta l'industria dell'intrattenimentio sadico, poco preoccupata di devastare la vita delle presunte vittime e dei figli di Michael, a cominciare da Paris. E a un bel po' di avvocati, che sanno che sotto tanto fango ci sono un sacco di soldi.