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"Kim Rossi ladro di diamanti? Quello vero sono io. Ecco come andò"

Leonardo Notarbartolo nel 2003 ha progettato un colpo ritenuto impossibile, sparirono milioni di euro di diamanti da Anversa. Poi la caccia all'uomo, ora su Amazon Prime

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Kim Rossi Stuart in 'Everybody Loves Diamonds' e il vero Notarbartolo (dalle foto di produzione Prime Video)
Kim Rossi Stuart in "Everybody Loves Diamonds" e il vero Notarbartolo (dalle foto di produzione Prime Video)

Ora che Everybody Loves Diamonds è in streaming su Amazon Prime (ne abbiamo parlao qui con videointerviste al cast) il pubblico delle serie tv incontra per la prima volta (nella maggior parte dei casi) la storia di uno dei più incredibili furti degli ultimi vent'anni. Quando una banda di specialisti guidati da Leonardo Notarbartolo, palermitanto poi trapiantato a Torino e da lì capace di cominciare una nuova vita nel settore della gioielleria in Belgio, svuotò uno dei caveau ritenuti fra i più impenetrabili del mondo. Quello del Diamond Center di Anversa. Era il 15 febbraio 2003 e i ladri se ne andarono con un bottino da 200 milioni di euro (pare) beffando fotocellule, sensori, guardie armate, dispositivi di sicurezza di ultima generazione. Con la beffa di lasciare sul posto cassette porno al posto di quelle in cui di solito si esaminavano i filmati delle telecamere di sicurezza. Nella serie Prime, a dare corpo, cervello e viso a Notarbartolo è Kim Rossi Stuart. Quanto è stato rispettato dei fatti reali nel trattamento tv? Lo ha spiegato lo stesso Notarbartolo, autore del colpo.

"La realtà è diversa"

"Non è andato tutto esattamente così perché alla fine è spettacolo, la realtà era banale, noiosissima" ha spiegato Leonardo Notarbartolo a 7, il settimanale del Corriere della Sera. L'autore del colpo del secolo, fisicamente diversissimo da Kim Rossi Stuart, ha ripercorso i mille giorni (quasi tre anni) di preparazione ossessiva al colpo per svuotare un luogo considerato impossibile da prendere. Gli spostamenti al millesimo di secondo, le microcamere inserite in penne, borse, estintori, per filmare telecamere, sensori e addetti alla sicurezza del Diamond Center. Una preparazione meticolosa, monastica, senza avere tempo né pensieri per altro. Era la sfida massima alla massima sicurezza e Leonardo Notarbartolo la vinse alla grande, entrando nella storia da vincitore, almeno per un po'. Ancora non c'è certezza della somma esatta in diamanti portata via da Anversa, qualcuno dice 100 milioni, altri 200, altri arrivano a 500. Secondo Notarbartolo: "Il governo ha rimborsato 100 milioni, gli assicuratori altri 100 milioni, poi si vocifera che una grande compagnia di assicurazione inglese ha pagato altri 300 milioni". La sua banda fu tutta catturata per colpa dei resti di un pasto messi in un sacchetto.

La fine di un sogno, forse

Come si vede nella serie tv, a portare alla cattura dei ladri di diamanti, fu un sacchetto della spazzatura: "Feci una doccia e qualcuno della squadra distrattamente, invece di buttare nel differenziato, fece un sacco alla rinfusa che poi cercammo di bruciare in un bosco". Dai resti si risalì ai malviventi, fra scontrini e tracce di Dna. Notarbartolo ha fatto 6 anni di carcere, dei complici non ha mai fatto il nome nemmeno di fronte a promesse di sconti di pena. Del malloppo, che secondo lui non era superiore agli 80 milioni di euro, dice che non gli è rimasto nulla perché è stato "depredato" dagli ex complici. Se li avesse da qualche parte vivrebbe in modo diverso. Ha scritto la sua autobiografia Rubare l'impossibile insieme a Peter D'Angelo, oggi vive con la moglie ("che mi è sempre stata vicina") a Giaveno, in Piemonte, una esistenza semplice, ha fatto da consulente per la serie tv e vuole realizzare una linea di gadget e merchandising legati al colpo da lui ideato. Ma avverte: "Non hai idea di cosa vuol dire la libertà finché non sei stato in prigione". D'altra parte, imparare l'arte del furto è qualcosa che se non stai attento a contrastarla puoi cominciare da piccolo, lui aveva 5 anni: "Rubai a un negozio 5mila lire, allora valevano molto. Mio padre mi tirò uno schiaffone, non è bastato".

 

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