[Il caso] Ora pagate caro: la cifra mostruosa chiesta da Luttazzi, il comico cacciato dalla Rai che copiava le battute

Doveva essere il fiore all'occhiello della direzione di Freccero, già sotto attacco. Ma le richieste del comico, già travolto da uno scandalo, hanno lasciato senza fiato i vertici del servizio pubblico

Daniele Luttazzi
Daniele Luttazzi
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

E' sempre stato uno senza mezze misure. Uno che usava la satira come va usata, senza guardare in faccia a nessuno e senza pietà nei confronti del potere. Acuto, dissacrante, aggressivo, Daniele Luttazzi era uno dei fiori all'occhiello della comicità satirica in Italia. Poi la sua cacciata dalla Rai, frutto dell'editto di Berlusconi che oggi il fondatore di Forza Italia fa finta di non ricordare. Per questo, il ritorno nella tv di servizio pubblico di Luttazzi doveva essere il fiore all'occhiello di Carlo Freccero, il discusso direttore di Rai Due. Quello che si è già preso fulmini da destra e sinistra per aver riportato in prima serata l'altro "bandito" Beppe Grillo con uno show antologico, e per aver trasmesso in versione integrale e restaurata Ultimo tango a Parigi, compresa la celebre scena della violenza sessuale con panetto di burro. Ma di fronte alle pretese di Luttazzi anche Freccero per ora si ferma. Il comico ha chiesto 100 mila euro a puntata più 45 mila euro per ogni replica, più il 10 per cento che va al suo manager. Non è ancora tutto: vuole anche libertà assoluta sui temi che andrebbe a trattare al suo ritorno in Rai. E perfino il suo difensore per eccellenza, Freccero, ha sgranato gli occhi: condizioni impossibili da soddisfare. Provocazione? Trovata pubblicitaria? Vedremo.

Non pentirsi, mai

Sbattuto fuori dalla Rai senza tanti complimenti, Daniele Luttazzi dà l'impressione di volersi prendere tutte le rivincite possibili su chi gli ha tolto il più grande palcoscenico della sua vita. Ma in un'atmosfera politica rovente, di cui ha appena fatto le spese Fabio Fazio, che chiuderà il suo programma del lunedì con tre puntate d'anticipo ed è sempre citato come capro espiatorio per il suo altissimo compenso, la richiesta appare doppiamente fuori dalla realtà. Il programma in otto puntate con rubriche al suo interno per ora resta dov'è. Nella stretta di mano fra l'autore e il direttore Freccero, bruciata senza pentimenti dalle richieste esose. Luttazzi è uno intelligente e acuto, difficile ai pentimenti. Non si è mai pentito dello scandalo delle battute copiate di peso da colleghi eccellenti e riproposte come proprie. Caso che gli mise contro parte del suo stesso pubblico. Erano i suoi fan, sentendosi traditi, a processarlo e condannarlo sul Web (uno dei primi casi di questo tipo) facendo a gara a chi più smascherava gli sketch plagiati.

L'ultima curva

Di fronte all'onta della copiatura, Luttazzi si difese, sempre: disse che il suo non era plagio ma citazione, e che in quel modo rendeva note in Italia battute dei maestri della commedia americana, da George Carlin a David Letterman, che a loro volta citavano altri colleghi. Piccolo dettaglio non insignificante: chi cita dovrebbe indicare nome e cognome del citato, cioè il vero ideatore della gag. Specificare la fonte. E' la stessa critica che si porta appresso da anni Roberto Saviano, incalzato da colleghi e perfino lettori che fanno notare di aver scritto e letto le stesse cose altrove e prima che le riportasse nei suoi libri. Per i pentimenti c'è sempre tempo, evidentemente. Per il denaro no: tutto, subito e parecchio. Sulla qualità e originalità delle battute a venire si vedrà. Una cosa è certa: Luttazzi è a una curva importante della sua carriera forse in ripresa. Sempre che non sia l'ultima.