[L'intervista] "Il sindaco trans e la lei che era un lui ma si sente entrambi. Il mio viaggio nell'Italia gender"

Chiara Francini fa un viaggio tra le nuove realtà sessuali e sentimentali d'Italia. Raccontate con ironia e divertimento. Mentre scrive dei problemi di una relazione etero nel suo nuovo romanzo

Chiara Francini, il sindaco transgender Negri e la coppia che ha cambiato genere sessuale
Chiara Francini, il sindaco transgender Negri e la coppia che ha cambiato genere sessuale
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Essere umani significa non vergognarsi di raccontare le proprie trasformazioni e una felicità cercata e trovata, anche fra passaggi difficili e drammatici, andando oltre le definizioni di genere e le fratture della famiglia tradizionale. E dunque: Love me gender. E' il programma che debutta in prima serata il 25 giugno su Real Time (canale 31) con la conduzione di Chiara Francini. Attrice, presentatrice e scrittrice, la Francini ci porta in giro per l'Italia, fra le tappe dei cambiamenti di identità, di dinamica sessuale e di coppia che non si possono più ignorare né biasimare. Serve uno sguardo nuovo, ed è uno sguardo carico di umanità e ironia. Colorato, come sono anche i look della Francini nel suo tour gender. 

Chiara, Love me gender in realtà e figlio di Love me stranger che era andato bene su LaF, giusto?
"Sì, quel format è stato uno dei più grandi successi di quela rete, ed eccomi a riproporlo su Real Time. Un viaggio per l'Italia a conoscere tutte le forme possibili d'amore. E devo dire che quello che ho incontrato è un popolo incredibilmente migliore di come crediamo che sia. Ho viaggiato fino a casa di persone che hanno fatto un percorso difficoltoso, anche con cicatrici, per sentirsi davvero felici. Questa consapevolezza e umanità è ciò che viene fuori dal programma".

Si parte col botto nella prima puntata con due parole d'ordine importanti: famiglia e felicità. Protagonisti due padri alle prese con tre figli, e due famiglie con padri, madri, patrigni e patrigne. Poi si arriva a chi ha voluto cambiare la sua identità sessuale.
"Sono situazioni anche complicate, ma piene di vita, di accettazione. E' bello vedere, ad esempio, figli che crescono con l'amore sia della famiglia in cui sono nati insieme a quello del nucleo in cui stanno crescendo ora. Sull'altro fronte, raccontiamo la storia di Stefano, un crossdresser, cioè un maschio etero che ama vestirsi da donna. E quella di Samantha e Massimo: lei era un lui, lui era una lei, ma lei è intersex, cioè ha entrambi i cromosomi e vive le due identità. Massimo è stato uno dei primi F to M d'Italia, fra i primissimi ad affrontare la trasformazione di sesso. E ci racconterà questo suo divenire".

Le trasfomazioni fisiche e nel sentire se stessi presuppongono una grande capacità di accettazione. E' questo il tema del programma?
"Love me gender è proprio un viaggio, una serie di incontri che confermano quanto sia impossibile trincerarsi dietro vecchie categorie di pensiero. Io ho intervistato Gianmarco Negri, il primo sindaco transgender d'Italia. Era una donna, ora è uomo. E' andato a prendersi l'identità che sentiva appartenergli. Il percorso è lungo, complesso, richiede anche sacrifici, però poi è emozionante vedere la luce negli occhi di queste persone. La cosa più bella che mi hanno detto le persone incontrate? Hai fatto tutte le domande che avremmo sempre voluto fare noi. Questa è la mia vera ricompensa".

E' appena uscito in libreria il tuo terzo romanzo, Un anno felice. Storia di una donna che stravolge la sua vita gettandosi totalmente nell'amore per uno straniero. Quando l'innamoramento passa e resta la realtà, cominciano le sfide di tutti i giorni.
"E' così, e in questa storia, ancora una volta di trasformazioni e sentimenti, torno su un tipico comportamento femminile: cercare a tutti i costi di salvare una relazione che sta andando irrimediabilmente a pezzi. Noi donne continuiamo a tenerci a oltranza, a sacrificare noi stessi, a non voler accettare idealisticamente che le cose finiscano, che la loro durata non dipenda solo da noi, e che da un certo punto in poi non c'è più niente da salvare".

Per la tua carriera è stato fondamentale il grande successo di Maschi contro Femmine, di Fausto Brizzi. Mentre il regista veniva accusato di molestie sessuali, sei rimasta abbastanza riservata. Ora che la vicenda ha avuto una conclusione puoi dirci che idea ti sei fatta?
"A dire la verità io ho sempre detto di non aver mai avuto problemi con Fausto. Gli devo tanto, non ero conosciuta quando mi scelse per Maschi contro Femmine, e continuo a considerarlo un amico. Ma se mi si chiede del MeToo e dell'ondata di denunce, rispondo che sarò sempre dalla parte delle donne. Violenze, abusi e ricatti sessuali vanno denunciati, sempre".

Non si rischia una deriva giustizialista sui media nei confronti degli accusati?
"Chi viene accusato ha sempre il diritto di difendersi e dimostrare di non aver commesso quelle cose orrende, certo".