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La verità di Berlinguer: "Perché ho lasciato la Rai, e il motivo per cui voglio essere chiamata direttrice"

La giornalista ha fornito la sua versione dell'addio al servizio pubblico per passare a Mediaset dopo 34 anni. E dato una piccola lezione alla Toffanin

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Adesso ci sono le sue parole, a cinque mesi dall'abbandono della Rai per passare, lei giornalista di sinistra e proveniente da una famiglia iconica come poche in Italia, all'impero televisivo di Berlusconi. Era luglio quando si ufficializzava il passaggio di Bianca Berlinguer dal servizio pubblico alle reti del Biscione e le indiscrezioni (riportate soprattutto dal Fatto Quotidiano) davano una Berlinguer esasperata e a cui era stata fatta "terra bruciata attorno", una conduttrice e direttrice che "non ne poteva più". Ora che E' sempre Cartabianca è su Rete 4 e macina ascolti più che soddisfacenti, la Berlinguer dà la sua versione di come sono andate le cose in Rai in una intervista con Silvia Toffanin a Verissimo.

"Si limitavano a sopportarmi"

Bianca Berlinguer ha in sostanza confermato le indiscrezioni che circolavano sulla sua decisione di lasciare la Rai. In sostanza i suoi rapporti con i vertici dell'azienda televisiva di Stato si erano deteriorati da tempo: "Mi sono sentita molto spesso sola, con la sensazione che non ci fosse interesse ad investire su questa trasmissione, più sopportata che valorizzata". Il problema esisteva dunque già prima dell'avvento della cosiddetta TeleMeloni: "Quando mi sono resa conto che anche da parte dei vertici che erano appena arrivati non sarebbe cambiato niente rispetto al passatoho avuto la certezza che un ciclo si fosse chiuso". E così dopo 34 anni di Rai, lo storico volto del servizio pubblico e in particolare della terza rete ha salutato ed è passata alla concorrenza. Decisione non certo presa a cuor leggero: "Non ci ho dormito la notte".

L'importanza di essere chiamata direttrice

Importante anche la garbata correzione in diretta fatta dalla Berlinguer alla Toffanin, che la chiamava rispettosamente "direttore". La giornalista ha invece sottolineato l'importanza di usare il termine al femminile: "E' un simbolo e i cambiamenti si fanno anche usando le parole giuste. Diventare direttrice è stato bello e impegnativo perché per la prima volta mi sono resa conto che se una donna occupa un posto da dirigente è ancora difficile, per gli uomini ma anche per certe donne, accettare che sia lei a prendere l'ultima decisione".



 

 

 

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