Qualcosa di mai visto prima: la serie che segui in tv ma per il finale devi andare a teatro

"Showtime" è qualcosa di completamente diverso da quanto finora. Una storia di vendette e di scontri fra culture diverse. Dal piccolo schermo al palcoscenico

Una scena di 'Showtime'
Una scena di "Showtime"
di Massimiliano Lussana

Questa è una storia che non è mai stata raccontata, certamente in Italia e probabilmente anche nel mondo. E, che come sempre è stato in questo anno difficilissimo per il teatro e per la cultura, quasi un anno zero, raccontiamo in anteprima su TiscaliNews. Ed è una storia tanto rivoluzionaria dal punto di vista dei linguaggi, che mettono insieme televisione, teatro e social, da trovare le sue radici nella tragedia greca.

Il finale più sorprendente di tutti

Funziona così: c’è una storia, che si chiama Showtime che vive per cinque puntate in televisione, proprio come le serie tv, presentata sia un pezzo alla volta, sia l’ultimo giorno con una vera a propria maratona. Ma, per sapere come finisce, occorrerà andare a teatro, a vedere uno spettacolo che può vivere anche di vita propria, ma che contemporaneamente è la fine della storia. A firmare tutto questo sono due giovani attori, uno genovese e uno foggiano, che si chiamano Igor Chierici e Luca Cicolella e che, anno dopo anno, sono riusciti a crearsi una storia e una credibilità con un loro pubblico che li segue fedelmente, ma che soprattutto non hanno mai rinunciato a pensare e a inventarsi cose, ad esempio, un festival di storie di mare recitato su chiatte galleggianti che ormai è diventato un classico del Porto Antico di Renzo Piano a Genova o la capacità, a Cervo Ligure come a Borgio Verezzi come nell’ex sede delle acciaieriee degli uffici dell’Italsider a Cornigliano, di trasformare qualsiasi piazza, qualsiasi prato, qualsiasi spazio in teatro. Prima che diventasse di moda farlo.

"Non crediamo al teatro in televisione"

Insomma, la loro forza è che Igor e Luca sono come tutti noi, senza troppe sovrastrutture da intellettuali e che – come tutti noi – durante il lockdown, anziché stare troppo a macerarsi con pensosi post sui social si sono sparati decine di ore di serie tv e di Sky Atlantic o Netflix, con una confessione: “Non crediamo al teatro in televisione, non arrivano le emozioni che ci sono in sala. Ogni mezzo ha un suo linguaggio”. E, evidentemente, il linguaggio della televisione è quello delle serie e della serialità. Quindi Chierici e Cicolella sono andati a ripescarsi un loro vecchio sogno di anni fa e si sono inventati una storia che vive le sue prime cinque parti come serie televisiva e poi sono andati a bussare alle eccellenze del territorio dove vivono, la Liguria: a teatro, ovviamente, Davide Livermore, che con il “suo” Nazionale ha fatto vivere il teatro in Italia anche quando sembrava che fosse morto; in televisione l’editore di Primocanale Maurizio Rossi che è sempre stato un inventore di televisione e che, insieme a Telenorba e Videolina, ha la fuoriserie delle tivù private in Italia; nelle istituzioni Ilaria Cavo, che è l’assessore alla cultura della giunta di Giovanni Toti, ma soprattutto è la “capa” degli assessori alla cultura di tutta Italia, coordinatrice di tutti quelli che hanno quel ruolo in tutta Italia.

Il cuore del progetto

Insomma, è come se nei rispettivi settori i due attori fossero andati a bussare in Paradiso, come Bob Dylan o i Guns N’Roses, con Igor e Luca nei panni di Slash e Axl Rose: Knockin' On Heaven's Door, bussando alle porte del Paradiso. Il punto è che, dall’altra parte, dalle altre parti, in Paradiso hanno risposto, conquistati da questa idea e da questa storia. Che ha l’andamento di una tragedia: da una parte c’è Adrian, un giovane uomo albanese disposto a tutto per vendicare il fratello Arber. Dall’altra c’è Filippo, noto influencer figlio dell’imprenditore genovese Vittorio, ritenuto l’assassino di Arber. Per questo, Adrian rapirà Filippo. "E’ un vero e proprio noir ambientato a Genova, è una storia di vendetta e tradimento: il problema culturale è centrale, dato che trattiamo il tema della vendetta di sangue prevista dal Kanun, antico codice di diritto consuetudinario ancora in uso in alcune zone dell’Albania", spiega Cicolella. "Le due culture profondamente diverse si scontrano, ma si mettono in risalto tante caratteristiche dell’essere umano a prescindere dalla sua provenienza". “A vincere sarà la legge morale, nessuno dei due ha ragione o torto” spiega Silvia Isola nella sinossi.

Se Antigone e Creonte rivivono in panni moderni

E proprio qui sta il punto, perché la qualità del prodotto televisivo è altissima, veramente da Netflix – si parva licet, stiamo sempre parlando di una televisione locale - con attori come Lisa Galantini e un’ottima regia della squadra di Primocanale, ma anche sul piano dei contenuti c’è moltissimo. C’è la poetica dei due attori, che avevano già raccontato una storia di vendetta nello splendido Richiamo per fagiani. Ma c’è anche la tragedia greca, perché lo scontro fra i due personaggi, in televisione e nel passaggio finale in teatro, in fondo altro non è che l’eterno scontro fra Antigone e Creonte, con il ruolo di quest’ultimo rivalutato nella sua tragica drammaticità dall’ex presidente della Camera Luciano Violante con il suo libro: “Insegna Creonte. Tre errori nell’esercizio del potere”, edito da Il Mulino, in cui per la prima volta, come spesso gli capita, Violante rompe gli schemi e tocca l’intoccabile Antigone per cercare di capire le ragioni del “cattivo” Creonte.

La vendetta e lo scontro, senza moralismi

Ecco, Chierici e Cicolella fanno esattamente questo, cercare di capire il codice consuetudinario, non scritto e nonostante questo intoccabile, del Kanun in Albania. Ma potrebbe essere anche il codice barbaricino in Sardegna. E la bellezza di tutto questo è che non ci sono giudizi etici o morali, non c’è quel moralismo d’accatto di chi si ritiene superiore. Ma Igor e Luca – in televisione e a teatro – raccontano, senza pensare di spiegare la vita, come spesso fanno tanti moralisti di moda al giorno d’oggi, ma senza giudicare. E ciò è meraviglioso.

Lo scontro fra due mondi

La contaminazione di questi due linguaggi, teatro e televisione seriale, si è già avuta quando Igor Chierici, attore dalla storia teatrale, è stato scelto per una parte di Un passo dal cielo 6, fiction di Raiuno dai grandi ascolti. Ma la sua parte prevedeva la morte del personaggio dopo poche manciate di minuti dall’entrata in scena, quasi un riassunto sceneggiato di ciò che sarebbe stato questo progetto di Showtime che ha dato modo di lavorare durante la pandemia a una quarantina di attori e tecnici, i “lavoratori dello spettacolo” dimenticati da tutti e derubricati dal precedente governo a “quelli che ci fanno divertire”. E quindi, a partire da interminabili giornate passate davanti a Netflix o Sky è nata questa storia, a partire da una domanda: “Come si possono incontrare questi due mondi?”. La risposta andrà in onda su Primocanale – visibile in Liguria, ma anche in streaming – con le cinque puntate di Showtime dal 20 al 24 maggio, con la Maratona Showtime sempre su Primocanale il 25, ma soprattutto a partire da quella sera al Teatro Nazionale di Genova in palcoscenico. Come se la televisione fosse un prologo della tragedia e la tragedia finale in teatro dal 25 al 29 maggio. Poi, tutto questo, se si troverà qualcuno che ci crederà come ci hanno creduto a Genova, andrà in giro per l’Italia. Nel frattempo, anche solo il racconto del progetto, da oggi, qui e ora, può girare il mondo. Splendido ossimoro fra la tradizione più tradizionale e la modernità più moderna.