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Il cemento, le antenne e la grande bugia. In tv "Il giovane Berlusconi", quello mai visto prima

E' cominciata la grande rilettura della vita del fondatore di Mediaset, Fininvest e Forza Italia. Dall'11 aprile su Netflix, compreso il grande "no" che poi lui smentì

Cristiano Sanna Martinidi Cristiano Sanna Martini   

"Mario, il grande protagonista è lui". Poi: "Ti occupi di tante cose, televisione, cinema, grande distribuzione, costruzioni, calcio. Non ti è mai venuto in mente di entrare in politica per caso?". E Silvio Berlusconi si permise in diretta tv, di fronte a Mike Bongiorno che aveva strappato alla Rai a suon di contratti milionari, quella che appare oggi come la sua più grande bugia. Disse no: "Sono un uomo del fare. Quindi lasciami fare quello che so fare bene: l'imprenditore". Anni dopo e con la spoletta definitiva di Tangentopoli e del crollo della Prima Repubblica, le cose avrebbero cominciato ad andare diversamente. L'11 aprile arriva su Netflix Il giovane Berlusconi, tre puntate per raccontare come tutto è cominciato e come il Cav si è preso l'Italia. Segno che ad appena un anno dalla sua scomparsa a 87 anni si è già messa in moto la grande onda della rilettura della sua vita. Straordinaria e inquietante, a seconda da quale piunto di vista la si guarda, e spesso le due cose sono andate di pari passo.

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Le testimonianze inedite

C'è la triade berlusconiana per eccellenza a svelare i dettagli meno noti del Berlusconi pubblico, quello che hanno le radici in antiche amicizie e patti di lealtà fra ragazzi poi diventati top manager o politici a loro volta. Parlano quindi Marcello Dell'Utri, Fedele Confalonieri e Adriano Galliani. Parla Carlo Freccero, diventato un grande della tv commerciale proprio sotto il fondatore di Mediaset, Fininvest e poi Forza Italia, che dice chiaramente che Berlusconi capì in fretta che ogni cosa stava diventando prodotto, qualcosa da inventare perché venisse venduto o comprato, incluse per estensione le vite delle persone. 

Milano 2 e le antenne, il vero inizio di tutto

Ci sono giornalisti come Giovanni Minoli che sottolineano come il Silvio Berlusconi che mieteva successi in tv e nel cemento "non si sarebbe fermato lì, si capiva benissimo". E c'è tutta un'Italia che si trovò sotto scacco in fretta, perché non volle capire e seppe solo opporsi, spesso in modo cieco e ideologico. Achille Occhetto, allora leader dei Ds che per primo scontò sulla sua pelle l'ingigantirsi di Berlusconi, dice che "quella tv cambiò la percezione degli italiani". Come se sinistra e centro democristiano non conoscessero il potere dei media sulla grande massa. Ma mentre si ricomincia a scavare nella vita del Cav e a spiegarla, appare sempre più importante ripartire da lì, dagli anni "giovanili" in termini di successi e di imprenditoria. Dal connubio fra Milano 2, una sorta di mega residenza di lusso alle porte del capoluogo meneghino, da lui costruita, e le antenne fissate al cavo coassiale che avrebbero fatto da ponte alle trasmissioni di programmi mai in diretta (la legge lo consentiva solo alla Rai) ma con tonnellate di videocassette a riempire un immaginario alternativo alla tv di Stato, agli anni Settanta politicizzati estremi, all'informazione ingessata della partitocrazia.

Quella tv cambio la percezione della realtà

Tutto costruito sulla voglia di godere, intrattenersi, consumare, in una parola: occupare. E' cominciato così il grande mutare antropologico degli italiani, fino a vent'anni di leadership politica berlusconiana che è ancora qui nelle pratiche, nei modi, nei test psicologici per i giudici, nel fastidio per le intercettazioni, nello sguardo malandrino su donne semisvestite e compiacenti. Nel sorriso dal fascino killer, come è quello di un grande fatturato fattosi popolo

"Ennio Doris": il trailer pazzesco del film sul banchiere amico di Berlusconi di cui parlano tutti. Leggi qui

Cristiano Sanna Martinidi Cristiano Sanna Martini   
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In passato ha scritto per L’Unione Sarda, Il Sole 24 Ore, Cineforum, Rockstar...