"Il Divin Codino" cupo, triste e depresso: ridateci il vero Baggio e la sua magia fragile

L'uscita dell'attesissimo biopic sulla vita del campione delude e divide. Si evita il mito, si passa veloci sulla carriera e si insiste sul privato. Ma tutto è fuori fuoco

Andrea Arcangeli interpreta Baggio. A destra: il vero 'divin codino'
Andrea Arcangeli interpreta Baggio. A destra: il vero "divin codino"

Quando fai un biopic devi prepararti a dividere il pubblico. Specie se asciughi tutti gli aspetti legati alla mitologia di un personaggio di grande successo e fama, e ti dedichi al suo privato. Lo sanno bene ad Hollywood dove i più grandi successi vengono costruiti puntando sull'agiografia spinta e la santificazione di una star. I film su Elton John e ancora più su Freddie Mercury ne sono esempi perfetti recenti. C'era grandissima attesa per Il Divin Codino, film sulla vita di Roberto Baggio. Colui che è sempre stato un artista, prima che una stella miliardaria e un Pallone d'Oro. Il film prodotto da Fabula e visibile in streaming su Netflix sta provocando il prevedibile vespaio di polemiche e commenti di segno opposto, ma al netto della buona volontà diciamo subito che non funziona.

Perché non funziona

Il Divin Codino è il tentativo di raccontare l'uomo prima del mito del calcio, e il ragazzo prima dell'uomo, e dunque il figlio alle prese col padre prima di tutto. Stefano Sardo e Ludovica Rampoldi, fra gli sceneggiatori più apprezzati del cinema e della tv italiani (loro tra l'altro la trilogia 1992-1993-1994 su Sky) svuotano il mito di Baggio e scavano nell'animo di un ragazzo della piccola provincia vicentina in eterno conflitto con un padre duro, incapace di capirne il talento perché incapace di averne di suo proprio nello sport. Il Robi bambino calcia il pallone con dentro i suoi sogni nell'officina paterna, e cresce incompreso e mal tollerato in una famiglia numerosa in cui viene prima di tutto la religione del duro lavoro che fa vedere subito gli schei. Il risultato è pero doppiamente fuori fuoco: perché quasi ignora la carriera di Baggio e calca troppo la mano sulla sua interiorità. E pur nel suo buon lavoro, con molta sensibilità, il giovane attore Andrea Arcangeli, mima la fisicità di Baggio e la sua ombrosità. Ma con un grande malinteso condiviso da chi scrive e chi filma: Roberto Baggio è sempre stato un timido, un introverso, non un tizio cupo, triste e depresso.

Zen e acciaio

ll Divin Codino di Letizia Lamartire resta così, a metà strada e sfocato. Chi cercava i colpi, le invenzioni, le magie finissime del calciatore italiano tra i più amati al mondo, troverà poche briciole filmate malino (andare a ristudiarsi Ogni maledetta domenica di Stone per capire come mostrare lo sport al cinema), con inquadrature strette e strettissime (immaginiamo anche per problemi di budget e diritti tv) ed ellissi spericolate. Della carriera del ragazzo introverso di Caldogno vediamo pochissimo e capiamo ancora meno, gli anni juventini (i più importanti, quelli dei trionfi e del Pallone d'Oro) sono assenti, le incursioni sofferte con le maglie di Bologna, Inter e Milan spariscono. Là dentro c'era molto della croce e delizia di Baggio e poteva essere esplorata partendo proprio dalla sua rabbia interiore sempre compressa. Restano i confronti con Sacchi e Mazzone (restituiti entrambi molto bene dalle interpretazioni di Antonio Zavatteri e Martufello).

E i molti scontri col padre Florindo, che ne condizionerà l'intera esistenza e carriera con la menzogna raccontatagli da piccolo e che Baggio si porterà dentro quel calcio di rigore sbagliato nella finale mondiale col Brasile a Pasadena, estate 1994. Pure il buddismo viene trattato in modo superficiale, come se fosse l'antistress di un provinciale di successo. Ma di altro è sempre stato fatto il pubblico e privato di Roberto Baggio: di oasi zen nell'inquietudine di un carattere da artista timido, e nella testardaggine d'acciaio di un veneto abituato a fare una sola cosa. Insistere. Fino a far saltare i limiti, specie quelli imposti da chi lo ha sempre visto come una splendida saponetta. Profumata ma impossibile da stringere nel pugno, perché pronta a scapparti via in tutte le direzioni. Incontrollabile. Ma per questo ci sono ottimi documentari, docufilm ed estratti su Youtube