Gerry Scotti: "Quello che ho visto in ospedale? Un film di fantascienza"

Il noto conduttore, ormai fuori pericolo dopo esser stato ricoverato per il Covid 19, racconta le scene terribili viste in ospedale

TiscaliNews

E' stato tredici giorni in ospedale e anche se ora il peggio sembra passato, per Gerry Scotti l'esperienza vissuta a causa del Covid 19 non è stata una passeggiata e difficilmente potrà dimenticare quello che ha visto in quei terribili 13 giorni.  "Sono stato nell’anticamera dell’intensiva”, ha raccontato diurante in un'interviosta al Corriere della Sera e durante la trasmissione radiofonica "Deejay chiama Italia" con Linus e Nicola Savino.

I primi sintomi, poi l'aggravamento delle condizioni e il ricovero

Dimesso il 16 novembre dall’ospedale, ha raccontato come è iniziato tutto, tra paura e sconforto. I sintomi sono quelli che ormai tutti conosciamo: febbriciattola, stanchezza, colpi di tosse. "Una settimana e passa tutto, pensavo. Invece no". "Avevo 36 e 2 e pensavo di star bene. Invece positivo. Quando ho sentito quella parola mi è sembrato improvvisamente di essere al di là del Muro di Berlino, non so come altro spiegarlo". Poi dopo i primi sintomi il peggioramento. "Avevo tutti i parametri sballati: fegato, reni, pancreas. Ero già nell’unità intensiva, perché quando entri nel pronto soccorso del Covid Center non c’è l’area rinfresco, l’area macchinette, l’area vogliamoci bene: si apre una porta e da lì in poi vedi tutto quello che hai visto nei peggiori telegiornali della tua vita. Sono diventato verde, ho sudato freddo".

"Sembrava di essere in un film di fantascienza"

Il peggio è stato vedere quello che altri stavano passando. "Ero in una stanzina, di là c’era la sliding door della vita di tantissime persone. Con due altri pazienti ci strizzavamo l’occhio, dai che ce la fai. Ho appurato — stando lì, due notti e un giorno — che quella era l’ultima porta. Se decidevano di aprire quel varco... Io li vedevo tutti, vedevo 24 persone immobili, intubate, come nei film di fantascienza. Pregavo per loro invece che pregare per me". Fuori da quella porta, Gerry Scotti ha provato l'esperienza del casco. "Per un paio di giorni a orari alterni ho dovuto indossarlo anche io, è stato un toccasana. Ricordo lo slogan: il casco ti salva la vita. Adesso ho capito bene di che casco si tratta..."

La "ripartenza" e il sogno di fare il nonno a Natale

Ora che il triste capitolo si sta chiudendo Gerry Scotti è pronto a pensare al futuro: “Se mi negativizzo, vorrei riuscire a partecipare alla finale di Tu Si Que Vales”, il varietà del sabato sera di cui è giudice insieme a Maria De Filippi, Rudy Zerbi e Teo Mammucari. Ma soprattutto vuole esserci per la sua nipotina in arrivo, visto che il conduttore diventerà presto nonno della bambina attesa dal figlio Edoardo.

I negazionisti? Lasciateli mezzora in quella stanzina

E al giornalista che gli chiede che cosa ha da dire ai negazionisti del virus, Gerry Scotti risponde: "Bisogna prenderli e lasciarli in quella stanzina un’ora. Non c’è bisogno di 36 ore come è stato per me. Sicuro che cambiano idea"