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Franco di Mare è morto: il "sì" a Giulia come ultimo atto d'amore dell'angelo di Sarajevo

“Sì”, una delle ultime parole soffiate fuori a fatica dalla gola grazie a quel respiratore che gli permetteva ancora di vivere. Un sì che vale un matrimonio in extremis, che vale la garanzia di un futuro tranquillo per la neomoglie Giulia, un sì capace di raccontare una persona per bene oltre che un grande giornalista

di Cinzia Marongiu   

“Sì”. Un suono, due lettere. Di certo una delle ultime parole soffiate fuori a fatica dalla gola grazie a quel respiratore che gli permetteva ancora di vivere. Un sì che vale un matrimonio in extremis, che vale la garanzia di un futuro tranquillo per la neomoglie Giulia, “l’unica che mi ha sopportato anche quando non mi sopportavo più io”. Un sì capace di raccontare un uomo come Franco Di Mare, che si è dovuto arrendere al terribile mesotelioma che lo ha colpito dopo aver percorso il mondo in lungo e in largo, in qualità di inviato speciale della Rai. Un estremo gesto d’amore di un uomo che nella sua vita ne aveva compiuti altri.

Ricordate Beppe Fiorello in "L'angelo di Sarajevo? Quell'angelo era lui

Ricordate la miniserie Rai” L’angelo di Sarajevo” nella quale Beppe Fiorello, inviato di guerra, decideva di adottare una bambina e portarsela via con sé in Italia? Quell’uomo a cui Fiorello prestava il volto era proprio Franco Di Mare che proprio nella guerra dei Balcani aveva incontrato due eventi destinati a cambiargli la vita: da una parte la decisione di adottare, insieme con l’ex moglie Alessandra, la piccola Stella che aveva appena 10 mesi e già gli occhi spalancati su quell’orrore; dall’altra, purtroppo, l’appuntamento con il mesotelioma visto che proprio lì, nei Balcani, aveva respirato parcelle di amianto, responsabile di quel genere di tumore, senza rendersene conto.

L'atteggiamento dei vertici Rai "ripugnante"

Della sua malattia Di Mare aveva raccontato la sera del 28 aprile a “Che tempo che fa”. E già la scelta del Nove per un volto storico della Tv di Stato aveva sorpreso. Poi, sentendo le sue parole, si era capito il perché Di Mare aveva scelto l’amico Fazio denunciando un atteggiamento della Rai che, uno come lui abituato a dosare le parole non aveva esitato a definire “ripugnante”.

Ecco le sue parole: “Si sono dileguati tutti i gruppi dirigenti, non quello attuale, ma quello precedente, quello precedente ancora. Posso capire che esistano delle ragioni di ordine legale, sindacale, ma io chiedevo alla Rai lo stato di servizio che è un mio diritto, i posti in cui sono stato, così potevo provare a chiedere alle associazioni di categoria cosa fare… sono spariti tutti. Se io posso arrivare a capire, e non è che lo debba fare per forza, che possono esistere ragioni legali o sindacali, quello che capisco meno è l’assenza sul piano umano. Persone a cui parlavo dando del tu, perché ero un dirigente Rai, sono sparite, si sono negate al telefono, a me. Come se fossi un questuante. Io davanti a un atteggiamento del genere trovo un solo aggettivo: ripugnante”.

Lo shock generale dopo le parole a "Che tempo che fa"

L’effetto era stato quello di una bomba. Già l’indomani i vertici Rai si erano detti addolorati e all’oscuro della vicenda. Una settimana dopo l’attuale ad Roberto Sergio aveva annunciato in Vigilanza che a Di Mare "è stata inviata, via pec, la documentazione che aveva richiesto".

"Ho avuto una vita bellissima"

Ma ormai la vita dello storico inviato di guerra era agli sgoccioli. Lui lo sapeva benissimo si era collegato da casa sua con Fazio per parlare del suo ultimo libro, che oggi suona come un testamento, “Le parole per dirlo”. A sorprendere in quell’occasione era stata la serenità, quasi la gioia che Di Mare aveva dimostrato nel raccontare questo suo ultimo difficile reportage dalla malattia. "Io stasera brinderò con gli amici”, aveva detto, “perché io ho avuto una vita bellissima e le memorie che io ho sono memorie piene di vita e non voglio fossilizzarmi intorno all'idea della morte, ma che ci sia una vita tutti i giorni. Quello che mi dispiace è scoprirlo solo adesso. Non è ancora finita eh, perché come dice Boskov ‘partita finisce quando arbitro fischia’ e il mio arbitro non ha fischiato ancora". E a fare da contraltare a queste parole, da perfetto cronista qual era aveva spiegato: “Questo tubicino che mi corre sul viso è un tubicino legato ad un respiratore automatico e mi permette di respirare in modo forzato, ma mi permette di essere qui a raccontare, a parlare con te. Mi sono preso il Mesotelioma, un tumore molto cattivo, legato alla presenza di amianto nell'aria e si prende tramite la respirazione di particelle di amianto, senza rendersene conto".

Il microfono davanti ai grandi della Terra

Napoletano, 68 anni, Di Mare ha messo il microfono davanti al viso di tanti grandi della Terra, da Yasser Arafat a Jacques Chirac, da Amos Oz a Shimon Peres, da Naguib Mahfouz a Jorge Amado, da Tony Blair a Condoleeza Rice. Con la sua voce e la sua penna ha raccontato i grandi eventi degli ultimi 40 anni, fin da quando era stato assunto all’Unità nel 1983: la guerra di Bosnia, il Kosovo, la Somalia, le campagne presidenziali in Usa e in Algeria, gli attentati terroristici in Russia, Kenya, Egitto, Medio Oriente, la prima e la seconda Guerra Del Golfo e l’Afghanistan. Poi, dopo esserlo stato del tg1, era diventato un volto popolare di Rai1. Tante le edizioni di “Unomattina” con lui alla guida. Restano i libri, quei magnifici reportage grondanti umanità ed empatia, restano gli atti d’amore.

di Cinzia Marongiu   
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