Montalbano chi? Femmina, tosta e meridionale: perché siamo tutti pazzi di Imma Tataranni

Mentre si attende la puntata finale della miniserie, la Rai si gode un successo enorme nato dai libri di Mariolina Venezia. Con una splendida protagonista

Vanessa Scalera è Imma Tataranni
Vanessa Scalera è Imma Tataranni

L'Auditel, quel meccanismo infernale che fa ammattire autori, registi, sceneggiatori e autori alla ricerca dei numeri più alti possibili per avere la conferma in onda della loro produzione a suon di inserzioni pubblicitarie, non mente. E dice che la percentuale di share finora non è mai stata al di sotto del 19% con punte di oltre il 23%. Tanto per intenderci: Fazio sta fra l'8 e il 13%, la D'Urso a quota 15%, Fialdini al 12%. Significa una cosa sola: che Imma Tataranni è il nuovo fenomeno televisivo e che la Rai ha il successore perfetto del Commissario Montalbano. Sono molte le ragioni per cui il sostituto procuratore meridionale nato sui fortunati libri di Mariolina Venezia (qui l'intervista all'autrice) e interpretato da Vanessa Scalera è così amato dal grande pubblico.

Femmina, meridionale, vera

Chi segue con attenzione cinema e teatro aveva già visto Vanessa Scalera nei film di Nanni Moretti e Marco Bellocchio. Soprattutto l'interpretazione di Lea, il film tv di Marco Tullio Giordana dedicato a Lea Garofalo, donna che denunciò il marito affiliato alla 'Ndrangheta e pagò con la vita la sua presa di posizione, l'aveva avvicinata alla grande platea televisiva. Con Imma Tataranni è il trionfo, il termine non è esagerato per una miniserie (sei puntate, l'ultima in onda domenica 27 ottobre) che supera i 5 milioni di telespettatori per episodio. La Scalera, bravissima, dà al personaggio carne, volto, occhi enormi e pesti, carattere tosto ma con dentro un'umanità densa, profonda, fatta di sentimenti, odori, silenzi che parlano, che è tipica di un certo carattere mediterraneo e tipicissima di una meridionalità che sprigiona il suo fascino antico senza alcun pudore.

Una donna che non fa sconti, neanche a se stessa

Com'è essere una donna magistrato che svolge indagini in un Sud profondissimo (siamo in Basilicata) pieno di connivenze mafiose, omertà, maschilismo, riti sociali in cui anche il tono in cui si porge la parola fa la differenza? Il fascino di Imma Tataranni è nel ritratto di donna che non si piega, che usa l'ironia e l'acutezza senza arretrare di fronte alla minaccia, e usando la femminilità antica mediterranea come l'acqua che si insinua fra le rocce e le apre dall'interno. Funziona benissimo anche il rapporto, quasi madre-figlio, tra Imma e il giovane appuntato Ippazio Calogiuri (Alessio Apice) come quello, davvero "sovversivo" dato la meridionalità, col marito che fa da mammo di famiglia (Massimiliano Gallo) mentre lei si batte per la giustizia rischiando costantemente la vita. Vanessa Scalera è perfetta per il ruolo, e così la regia finto popolare e in realtà molto raffinata di Francesco Amato che si permette scelte particolarissime. Come usare il sax di Coltrane a commento delle storie.