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Fabio Fazio, lo sfogo dopo l'addio: "Nessun vittimismo. Ecco i veri motivi per i quali ho lasciato la Rai"

Il conduttore commenta il suo passaggio a Discovery in un'intervista al settimanale Oggi, che ospita la sua ribrica "Senza impegno"

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Dopo l’annuncio ufficiale tramite comunicato, Fabio Fazio si è congeda dalla Rai nella puntata di domenica 14 maggio di Che tempo che fa, confidando di essere pieno d’entusiasmo per la nuova avventura a Discovery sul Nove con Luciana Littizzetto dal prossimo autunno. "Io sono in Rai da 40 anni, però non si può essere adatti a tutte le stagioni. Diciamo non ci sono uomini adatti a tutte le stagioni, almeno io non credo di esserlo". Dei vari motivi che lo hanno spinto a lasciare la Rai, il popolare conduttore parla però in maniera più esaustiva su "Oggi". Dove si toglie più di qualche sassolino dalla scarpa attaccando frontalmente la politica che "si sente legittimata dal risultato elettorale a comportarsi da proprietaria nei confronti della cosa pubblica con pochi riguardi per il bene comune e con una strabordante ingordigia. E non solo per quel che riguarda la televisione". 

"Non si può far parte di una narrazione altrui"

Il settimanale, in edicola giovedì 18 maggio, ospita la consueta rubrica settimanale di Fabio Fazio "Senza impegno", che il conduttore, in procinto di lasciare la Rai, apre con queste parole: "Nessun vittimismo e nessun martirologio: detesto entrambe le forme di autocommiserazione. Non è proprio il caso. Semplicemente è andata così: continuerò il mio lavoro altrove e come ogni inizio sarà un’opportunità per inventare cose nuove e nel tempo tentare nuove strade. Come si sa è cambiata la narrazione. Ma la narrazione un professionista se la scrive da solo, col proprio lavoro e con il proprio curriculum. Non si può far parte di una narrazione altrui, tanto più se per altrui si intende la politica di chi ha vinto in quel momento".

"L’essere un irriducibile provinciale è sempre stata una salvezza"

Fabio Fazio prosegue: "Negli anni scorsi ho sperimentato sulla mia pelle che cosa vuol dire essere adoperato come terreno di scontro senza alcuna possibilità di difesa se non quella dei risultati del proprio lavoro. Anche se servono a poco o a niente, soverchiati come sono dalla potenza di fuoco che ti viene scaricata addosso. La sensazione di essere merce pericolosa e non una risorsa della propria azienda non è gradevole". E aggiunge: "Il mio lavoro consiste nel fare televisione e non nel cercare un faticoso equilibrio con questo o quell’esponente politico a cui chiedere aiuto. Per fortuna non frequento nessuno e incontro Ministri ed esponenti di partito esclusivamente nello spazio pubblico della trasmissione che conduco. L’essere un irriducibile provinciale è sempre stata una salvezza". In conclusione, una certezza: "Non sentirete mai una mia parola scortese nei confronti della Rai che è parte integrante della mia vita".

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Docente universitario, dopo 8 anni allo Ied Como, oggi insegna Cinematografia...

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È cresciuto con la passione per il cinema che non lo ha mai mollato. È autore...

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