Argento contro Fagnani: duello tv feroce e triste, l'inizio di un nuovo tuttə contro tuttə

La spietatezza dell'intervista andata in onda su "Belve" segna il punto di non ritorno del 'se le dai le prendi', nell'era dei processi mediatici che distruggono vite

C'era da aspettarsi che sarebbe successo. C'è da aspettarsi che succederà ancora, e i germi sono contenuti nel grande ritorno del movimento MeToo qualche anno fa, con lo scoppio dello scandalo Weinstein e a seguire il torrente in piena di denunce di violenza sessuale, ricatto sessuale, molestia e abuso che si sono riversate su migliaia di casi veri o presunti, e su centinaia di volti celebri e potenti. Siamo ufficialmente nell'era del tuttə contro tuttə, lo scontro si è solamente allargato a comprendere tutto l'arcobaleno Lgbtqik. E sarà uno scontro che non fa prigionieri, man mano che posizioni di equo trattamento sociale ed economico andranno ad estendersi comprendendo le categorie oggi più escluse e bistrattate, e quindi le donne e gli esponenti del mondo "arcobaleno". L'intervista di Francesca Fagnani con Asia Argento a Belve stabilisce un punto di non ritorno. Vediamo perché.

Se le dai le prendi

Tutto il botta è risposta tra Fagnani e Argento, ospite nello studio di Rai 2, era ammantata non solo della prevedibile ferocia che ci si aspetta da un format che si chiama per l'appunto Belve, ma di una grande tristezza. La tristezza del continuare a ravanare nello sporco di vite e psicologie provate dal loro stesso esporsi a 300 all'ora. La Argento era stanchissima e svogliata, come la conduttrice le ha fatto notare, e messa più volte alle corde (sull'uso di droghe, sulle sue storie di sesso e denuncia, sul suo ruolo di attrice avvezza a ruoli "maledetti") ha cercato di svicolare o sfidando l'intervistatrice con un'ironia che non provocava divertimento e moltiplicava la ferocia dell'altra, oppure indossando la maschera che avrebbe impiacentito quella fra una domanda e l'altra. Come quando Asia si è detta pentita del post social in cui prendeva in giro il grasso sulla schiena di Giorgia Meloni fotografata in un locale, paragonandolo a quello di un dromedario, o quando improvvisamente si è detta euforica e carica a palla di fronte all'idea di essere intervistata da una Fagnani che le aveva appena fatto notare quanto fosse irritante la sua svogliatezza di fronte alle domande poste. Se le dai le prendi, se ti poni come personaggio di rottura, anticonvenzionale e incline alla denuncia, devi sapere che su questo tuo personaggio si appunteranno i colpi aguzzi e bassi di chi ti chiederà conto di quel che sei e che dici. Era già così, ma troppo spesso maschio-contro-femmina. Ora che le barriere cadono, è tuttə contro tuttə, come già si scriveva sopra.

La stanchezza dell'eccesso

Ad Asia Argento la Fagnani, intervistatrice tosta e volutamente indisponente, non ha risparmiato nulla. L'ha riportata in tutti i luoghi e dentro le immagini che ne hanno forgiato il personaggio di ribelle umorale, imprevedibile, di donna ferita dalle violenze subite che morde appena risente aria di pericolo o anche solo di scomodità. E quindi ecco le domande come spilli nella carne: "Lei ha fatto spesso la prostituta al cinema, secondo lei perché la chiamano soprattutto in quel ruolo?". Immaginiamo cosa sarebbe stato di una domanda del genere se fatta da un maschio, cosa sarebbe successo a tutto social già a puntata in corso? E quindi ecco ancora il ritorno sul set di Abel Ferrara e alla scena dello scambio di lingua fra Asia vestita da stripper e un cane rottweiler. E il tentativo di lei di sottrarsi all'angolo, maldestro ("tutti fanno lingua in bocca con i loro cagnolini, è un gesto affettuoso"). E giù stoccata su stoccata: sul rapporto con la madre scomparsa, la grande attrice Daria Nicolodi, raccontata come violenta e abusiva. Sugli alti della carriera ("devono ancora arrivare" e i bassi "ce ne sono stati parecchi, non voglio parlarne"). Sul rapporto con le droghe ("prima era sperimentazione, poi diventava dipendenza e lì mi sono spaventata"). Una rincorsa agli eccessi di chi è stanca, sfibrata da quegli eccessi.

L'era del catfight ad oltranza

Ecco il corpo a corpo fra donna e donna (ma Asia si definisce bisex) sulle situazioni scabrose raccontate dalla Argento: non solo la violenza subita da Weinstein, ma anche quella perpetrata a suo danno dal regista Rob Cohen e da un non meglio precisato italiano, talmente imprecisato che in base alla frase di Asia la vivace e ora scomparsa Nadia Toffa inseguì, telecamera in resta in mezzo alla strada, Michele Placido, incalzandolo come se fosse lui il possibile violentatore di attrici ragazzine. Una delle peggiori pagine del giornalismo tv degli ultimi anni. E il caso Bennett, con l'attore 17enne che disse di essere stato violentato da Asia, ricevendo poi denaro da lei per non raccontare la cosa. Di fronte al quale l'interessata ha ribattuto alla Fagnani: "Violenza? A Jimmy ho fatto il più bel regalo della sua vita". Immaginiamo questa frase detta da un maschio nei confronti di una femmina. Che sarebbe accaduto? Sulla nuova ondata di MeToo generata dal caso Weinstein, e di come sia finita, Asia Argento ha provato di nuovo a giocare la carta dell'ironia: "Com'è finita? Bennett". Gelo in studio.

Intere vite e carriere spazzate via da un'accusa: volevamo questo?

Mentre tornava alla mente che ha trasformare la sacrosanta battaglia per i diritti delle donne in un catfight arcobaleno, e a oltranza, era stata l'ex migliore amica e compagna di battaglia dell'attrice e regista italiana, Rose McGowan, insieme alla compagna di lei, l'androgina Rain Dove, leste a diffondere i messaggi fra Asia e Bennett, sgualcendo definitivamente l'immagine giustiziera della Argento. Prevedibili e inutili le polemiche social a puntata chiusa, con Asia a lamentarsi delle sue risposte tagliate quando ha perso la pazienza in studio, e la Fagnani a replicare "spiace che la signora Argento proietti sul programma la sua frustrazione per delle domande non gradite o delle risposte non date (libera di farlo). Ma a volte succede. Pazienza". Nell'era dei processi mediatici in cui intere vite e carriere vengono spazzate via sull'onda di una frase, di una denuncia, attraverso il tribunale televisivo o social, il garantismo non esiste più. Né esiste più il trattenere i colpi. La chiamano rivoluzione. Sa di vendetta lungamente covata, e di riforma a cui sta già seguendo una penosa controriforma. Volevamo questo?

La protesta social di Asia Argento a puntata terminata