"Far morire Moro per salvare il Paese": così Cossiga si ammalò per sempre, in un'Italia prigioniera

"Esterno Notte" di Bellocchio è il ritratto del Paese che siamo sempre stati. Nelle mani del partito dell'immobilismo che risponde a poteri più grandi di quelli nazionali

Fabrizio Gifuni nei panni di Moro, il leader Dc, Fausto Alesi in quelli di Cossiga e il presidente scomparso nel 2010 (foto Ansa e dalla produzione Rai)
Fabrizio Gifuni nei panni di Moro, il leader Dc, Fausto Alesi in quelli di Cossiga e il presidente scomparso nel 2010 (foto Ansa e dalla produzione Rai)

"La vede quella bandiera? E' tutta attorcigliata". C'è una scena di Esterno Notte che condensa non soltanto tutto l'ottimo lavoro narrativo di Marco Bellocchio sui 55 giorni che portarono all'assassinio di Aldo Moro, ma anche una riflessione realistica e brutale su cos'è l'Italia. Su cosa è sempre stata dopo la fine di una guerra che ci ha prima visti nemici degli Alleati e a nostra volta alleati all'orrore nazista, per poi trasformarci in tentativo di amici degli Alleati con un Paese allo sfascio e in cui l'intera catena di comando politica e militare era saltata. "La vede quella bandiera?" chiede Francesco Cossiga al suo interlocutore. Poi può solo sognare: "E' così bello che una bandiera garrisca al vento". Sogna l'impossibile, il ministro dell'Interno Cossiga alias Kossiga per i terroristi e comunisti dell'epoca. Mentre si ammala, capendo che non potrà salvare il suo grande amico e padre politico. Moro verrà lasciato morire, per la più cinica delle ragioni. 

Venne la malattia, i capelli improvvisamente bianchi,la disperazione

Esterno notte è la storia di una disperazione. Quella di Cossiga (un dolente e meraviglioso Fausto Russo Alesi) che tenterà in tutti i modi di far ragionare le alte sfere Dc, capitanate dal presidente del Consiglio Andreotti, esponente della parte Dc "dorotea" che di Moro e della sua idea di politica e dell'Italia futura fu sempre avversario. Disperazione di papa Paolo VI (Toni Servillo) che aveva conosciuto il leader democristiano tra i giovani cattolici del Fuci, e che realizzò che nemmeno la Chiesa, con i suoi miliardi di lire raccolti a tempo record, sarebbe riuscita a riscattare Moro dal tribunale di morte delle Br. Papa Montini era già malato, Cossiga si ammalò in modo irrevesibile, come hanno più volte raccontato lui e i suoi familiari. Arrivò la vitiligine, arrivarono i capelli bianchi in pochissimo tempo e uno stato di prostrazione e di montagne russe emotive che non lo avrebbero mai più abbandonato. Insegnando all'Italia una lezione da non dimenticare mai più.

Il fantasma di Moro e il Belpaese attorcigliato su se stesso

In Esterno notte, l'Aldo Moro reso da Fabrizio Gifuni con uno sforzo mimetico potente, è un fantasma nel buio di palazzi del potere riportati con crudo realismo al punto segnato dall'orologio della Storia recentissima. L'emissario americano che parla costantemente a Cossiga di rovinare l'immagine del sequestrato, lasciare che venga definito un folle, provare a deprezzarlo come valore nelle mani dei brigatisti, lasciare anche che bluffino dichiarandolo morto. Per poi indurre i carcerieri del leader Dc a cedere di fronte alla fermezza dello Stato e infine rilasciarlo. Quell'emissario è l'uomo che comanda lo Stato italiano. Sono documentati quegli incontri con uomini del Dipartimento di Stato americano afferente a Kissinger (fra cui il celebre Pieczenik). Come andò a finire lo sappiamo tutti dal giorno del ritrovamento del corpo di Moro il 9 maggio 1978. A ricordare a tutti in questo Paese la sovranità limitata dalla particolarità geopolitica dell'Italia e dalle sue bizzarrie, Stivale spostato verso il patto Nato degli interessi Usa ma a pochi chilometri dal blocco comunista e disteso in un Mediterraneo che è anche mediorientale e nordafricano. Con la necessità di trovare dialogo e collaborazioni con palestinesi e iraniani (Mattei e Craxi e la fine che hanno fatto ne sanno qualcosa) e con l'idea di aprire il centro democristiano e cattolico ad alleanze con una sinistra che in quegli anni cresceva da tutti i punti di vista.

Una lezione che l'Italia non ha più potuto dimenticare

Un fenomeno che non si poteva semplicemente rigettare, come capì già Alcide De Gasperi e poi Amintore Fanfani che più di tutti spinse per l'apertura verso il Psi e quindi verso il temutissimo Pci. Questo scenario di "convergenza" ebbe in Moro il suo supremo tentativo di perfezionamento. Troppo, per chi tiene le redini del patto Nato e di tutti gli interessi ad esso collegati, troppo anche per una Chiesa che pure con Giovanni XXIII e poi con Paolo VI si era aperta in modo insperato. Troppo. Poco dopo la morte di Moro le Br vennero decapitate, il terrorismo ridotto ai minimi termini. E' sempre vivo il partito dell'immobilismo, conservatore e lobbysta, che sta nell'ombra di un'Italia da rendere sempre uguale a se stessa. Un ordine pari a quello di una bandiera tricolore attorcigliata su se stessa, prigioniera di forze più grandi di quelle di qualsiasi leader nazionale. Più che mai se quel leader ha sogni progressisti.