Elena Santarelli e il senso di colpa delle donne: "Quando mi dicevo "fai schifo""

"Mi vergognavo di uscire": la conduttrice per un giorno a "Le Iene" e il suo monologo sul senso di colpa per essersi concessa durante la malattia del figlio dei "piccoli momenti di vita": una manicure, una seduta dal parrucchiere, una cena col marito

TiscaliNews

Dopo il toccante monologo di Michela Giraud al fianco di Nicola Savino e della Gialappa’s Band, nell’ultima puntata delle Iene, ecco Elena Santarelli che conduttrice per una sera, ha commosso il pubblico, forse più di tutte, con il suo monologo.

La show girl trattenendo a stento le lacrime ha parlato della malattia del figlio Giacomo che nel 2017 è stato colpito da un tumore al cervello, un calvario fortunatamente concluso con la guarigione del bambino ma che le ha lasciato delle ferite molto profonde nell’animo.

In particolare Elena ha posto l’accento sul senso di colpa per essersi concessa durante la malattia del figlio dei "piccoli momenti di vita": una manicure, una seduta dal parrucchiere, una cena col marito. Devastanti sensi di colpa per essersi presa un pezzo di vita che avrebbe dovuto invece dedicare solo al figlio.

E con la voce rotta dal pianto racconta: "Ma come fai a lasciare tuo figlio solo?". Mi sono vergognata di tornare a lavorare, di uscire a cena con mio marito. Persino di andare dal parrucchiere quando ho sentito un’altra donna sussurrare: «Che ca**o ci fa qui la Santarelli? Io con un figlio malato starei a casa". E a casa ci tornavo. Mi buttavo subito sotto la doccia, per pulirmi dallo sporco che quegli sguardi mi avevano appiccicato addosso. "Fai schifo", mi dicevo, "cosa ti è venuto in mente?". Grattavo via lo smalto appena messo sulle unghie, perché mi sentivo male a essermi presa un pezzo di vita per me. Quegli sguardi, quelle parole ti dicono che c’è solo un posto dove puoi stare: al fianco di tuo figlio che si sta ancora curando. Quegli sguardi ti proibiscono di essere altro dalla malattia".

Elena ha poi descritto ancora più devastanti i sensi di colpa per essersi sentita fortunata rispetto alle mamme che purtroppo non hanno più i loro bambini.

C’è un’altra cosa che ti impedisce di tornare a vivere. È il senso di colpa per la fortuna che hai avuto. Perché tante amiche che ho conosciuto in ospedale, mamme come me, oggi non hanno più i loro figli. E quella fortuna sentivo di non meritarla più di loro. Così ho cercato di nascondere la mia felicità. Ma quelle mamme mi hanno detto: "Non ti devi vergognare". Ed è solo grazie a loro, Valeria, Elena e Valentina, che non mi hanno condannata ma mi son state accanto, che ho potuto tornare a vivere tutte le mie emozioni e mi finalmente sono liberata. Oggi sono grata che i miei uomini, Giacomo e Bernardo, siano con me. E sono grata di avere imparato questa lezione, una delle poche che posso insegnare alle mie amiche donne: non sentitevi sporche, non sentitevi in colpa. Mi sono sentita una madre sbagliata, ma non voglio farlo più. E non fatelo neanche voi. Non abbiate paura di tornare a vivere.”