Roberta Bruzzone: "Spiego le predatrici che diventano Donne mortali"

Roberta Bruzzone: 'Spiego le predatrici che diventano Donne mortali'
di Cristiano Sanna

Terza edizione per uno dei più interessanti programmi di approfondimento sulla scienza criminale che uniscono documentario ed approfondimento da parte di esperti. Anzi, dell'esperta. Roberta Bruzzone, criminologa, psicologa investigativa, attiva nel campo della diagnosi di abusi su minori, violenza sessuale e stalking presenta tutti i venerdì alle 22 Donne mortali 3 su Discovery Real Time, canale del bouquet satellitare Sky. Una serie di indagini sulle dinamiche del crimine, dai casi di delitto passionale (come quelli di Jasmine Richardson) ai complessi giochi di dominio mentale che sfociano nel delitto (come nel caso della "family" di Charles Manson), fino alle ossessioni legate all'infanzia (Lisa Montgomery) e alla psicopatologia che rende insieme terribile e misterioso l'assassinio (Dana Sue Gray). Ne abbiamo parlato con la conduttrice.

Roberta, questa terza serie di Donne mortali  illustra l'origine dell'impulso omicida in tutte le stagioni della vita. Ci sono dinamiche particolarmente legate all'universo femminile?
"Il delitto al femminile non deve essere considerato come eccezionale. L'omicidio è sempre un extrema ratio, una via di fuga, oppure un modo strumentale di superare un ostacolo emotivo. Vero ò che le predatrici più pericolose della storia hanno sempre agito in modo lucido e premeditato, spesso spinte da ambizione o bisogno di tipo economico. Obbedendo a questo impulso le donne hanno ucciso e fatto uccidere, spesso sono state abili manipolatrici".

Da sempre i casi di psicopatologia che portano all'assassinio sono i più misteriosi e inquietanti. In che modo Donne mortali tenta di spiegarli?
"Analizzandone le modalità e la dinamica. Qui lo scenario è sempre molto complesso, è molto complicato capire fino a dove la follia, per usare un termine parziale, sia il motore del delitto, e dove invece si incroci con gli attimi di lucidità criminale. Spesso l'elemento di perversione sessuale è parte integrante nel modus operandi di assassini disturbati".

Uno degli interrogativi fondamentali con cui il suo programma si confronta è: le persone diventano cattive oppure killer si nasce?
"L'impulso a uccidere è molto più umano di quanto siamo disposti ad ammettere. Cambiano gli scenari e le motivazioni, semmai. Io li chiamo "grilletti interiori", ciascuno scatta a modo suo. Basti pensare a quanta gente non si crea problemi a vendicarsi, sentendo i suoi atti come un risarcimento personale".

Esistono contesti culturali che spingono maggiormente l'uomo a perdere l'autocontrollo? Oggi il consumismo capitalista è il grande inquisito.
"Laddove la società è impostata in modo da concederti di esistere solo in quanto consumatore, e in questi periodi di crisi in cui a perdere tutto ci vuole un attimo, le pressioni sono tali da favorire il delitto. Ma la spinta all'omicidio c'è in tutte le culture".

Parlando più specificatamente di donne: la legge anti-stalking è un provvedimento efficace contro i delitti in seno alla coppia?
"Ho molti dubbi. E' salito il numero delle denunce ma quello delle condanne resta drammaticamente basso. Le stesse forze dell'ordine si muovono solo quando la minaccia all'incolumità fisica di chi sporge denuncia è esplicita. Ma gli stalker sanno essere subdoli e spesso perpetrano la violenza agendo sul piano psicologico ed economico, o usando l'arma della diffamazione. Certo, per l'impatto che ha sulla vita della vittima resta un crimine terribile. Però le statistiche dicono che il dieci per cento dei casi di omicidi di donne in Italia tra il 2002 e il 2008 sono stati preceduti da casi di stalking da parte dei loro ex partner. Le donne uccidono, certo, ma prevalentemente lo stalker è uomo e si tende a scusarne le azioni spiegandole come una specie di eccessiva nostalgia sentimentale. Un atteggiamento pericolosissimo".