Alessandro Borghese: "Vivo per miracolo, mi sono sposato per un equivoco"

Lo chef, figlio di Barbara Bouchet, ripercorre a Verissimo alcuni dei momenti più importanti della sua vita, rivelando dei fatti inediti

di M.E.P.

Ci sono tante buone ragioni per convolare a nozze e pronunciare il fatidico sì. Raramente ci si arriva però per un equivoco. Senza nulla togliere alla solidità del legame ultradecennale con sua moglie Wilma Oliverio, è quello che è capitato al simpatico chef Alessandro Borghese, figlio di Barbara Bouchet, che nella sua recente ospitata a Verissimo ha raccontato un simpatico aneddoto che ha proprio a che vedere con la decisione di compiere il grande passo con la sua compagna di vita.

"Era troppo entusiasta e non ho potuto fare altrimenti"

Il "fattaccio" è accaduto durante un viaggio. "In aereo c'erano un po' di turbolenze, c'erano a bordo delle signore un po' agitate perché l'aereo ballava parecchio, così ho visto dei posti liberi e le ho detto 'Wilma ci spostiamo?', ma lei ha capito 'Wilma ci sposiamo?' e mi è saltata addosso dicendo siii". Tra le risate del pubblico ecco che Alessandro spiega che a quel punto, intuito che un tale entusiasmo non poteva essere riferito alla decisione di cambiare il posto, non se l'è sentita di tirarsi indietro e procurare una delusione alla fidanzata. Le nozze sono arrivate e per fortuna è andata bene. Con Wilma, come anticipato, sono sposati ormai da ben dodici anni e sono una coppia solidissima.

Sul padre: "Ho ereditato da lui la passione per la cucina"

Nell'intervista concessa a Silvia Toffanin, Alessandro Borghese ha parlato anche della sua infanzia ricordando in particolare di quando negli anni '70 "arrivarono delle chiamate minacciose a casa, così mio padre ci mandò in America". Di quello che stava accadendo ebbe consapevolezza solo qualche anno dopo. "Mio padre ai tempi prese il porto d’armi perché riceveva minacce di rapimento“. E il ricordo del genitore è l'occasione per metterne in luce le virtù. "Un esempio di umiltà, impegno e modo di affrontare la vita". Da lui, Alessandro ha ereditato tanto. "Era un cuoco della domenica - ha spiegato - mi ha trasmesso lui la passione per la cucina. Se ne è andato dopo una malattia lunga, 7 anni, il male del secolo. Mamma gli è stata accanto fino alla fine".

"La disavventura sull'Achile Lauro: vivo per miracolo"

Non trascurabile l'altra esperienza vissuta da Alessandro Borghese negli anni in cui lavorava nelle navi da crociera per farsi conoscere come chef. "Mio padre faceva aste di tappeti sulle navi e con le sue conoscenze mi ha fatto salire. Perché ero il figlio di Barbara Bouchet ho faticato il doppio. Mi guardavano come un alieno, come il classico figlio di papà che dura una settimana. Ci sono rimasto tre anni". E si trovava a bordo dell'Achille Lauro proprio quel maledetto 30 novembre 1994 quando il transatlantico prese fuoco e affondò nelle acque somale. "La regola vuole che lo staff scende per ultimo prima di abbandonare la nave. Ho rischiato la vita perché sono tornato in camerino per recuperare il walkman che mi avevano regalato mamma e papà, che costava 300mila lire. Siamo stati a mollo tre giorni. Eravamo al largo della Somalia e c'è voluto tempo per recuperare 900 persone in mezzo al mare. Non avevo paura: ero un esaltato 18enne. Mia madre aveva chiamato tutti, Presidente della Repubblica compreso, per sapere che fine avevo fatto".