Vittoria Schisano: "Io e Giuseppe, quel bambino che sognava di ballare. Così sono diventata donna"

Una storia di riscatto, la discriminazione e il sentirsi sbagliati, ma anche il coraggio di essere come si è. "E voi giornalisti che per qualche clic in più scrivete “l’attrice transgender Vittoria Schisano” sappiate che fate del male. Sono stata Giuseppe e oggi sono Vittoria. Ho fatto un lungo percorso fisico ed emotivo e oggi nei miei documenti c’è scritto Vittoria. Quindi chiamatemi con il mio nome"

“Credo che la vera felicità nasca dall’essere se stessi, avendo il coraggio di mostrarsi agli altri con la propria faccia. Correndo anche il rischio di piacere o non piacere per quello che si è realmente e non per quello che ognuno di noi fa finta di essere”. Vittoria Schisano è una bellissima attrice che è nata con il nome di Giuseppe e che dopo un lungo percorso ha deciso di cambiare genere e sesso. Ed è una delle concorrenti di punta dell’ultima edizione di “Ballando con le Stelle”: il suo samba in coppia con Marco De Angelis ha avuto eccezionalmente il plauso della giuria “di iene”, come l’ha ribattezzata Max Allegri, ballerino per una notte della prima puntata dello show.

Vittoria, è nata 36 anni fa a Pomigliano d’Arco, nell’entroterra napoletano. “Proprio vicino a dove si è consumata la tragedia di Maria Paola e di Ciro”, racconta. E svela: “Essere qui è una grande rivincita per me stessa, per quel bambino che ero e che sognava di ballare e per Maria Paola. Io sono nata poco distante da lì e conosco bene quella realtà. E sentire che oggi nel 2020 una ragazza di 18 anni perde la vita avendo come sola colpa quella di amare è davvero molto triste”.

L'esibizione super sensuale

Il dramma di sentirsi sbagliato, la paura di non essere accettato, il coraggio di sfidare pregiudizi e benpensanti, l’orgoglio di essere fuori come è dentro: la storia di Vittoria Schisano è qualcosa di prezioso. E andrebbe fatto leggere e ascoltare in ogni scuola perché drammi come quelli di Maria Paola o di altri ragazzi bullizzati, offesi e perfino uccisi in quanto “diversi” non si verifichino più.

"Quando mi chiamavano "frocio". Uso questa parola e non "gay"

“Essere a “Ballando” per me ha un significato molto importante perché io ricordo di Giuseppe, un piccolo bambino che sognava di ballare, che ha provato a ballare e che è andato per un solo anno a scuola di danza perché a scuola di danza tutti lo chiamavano “frocio”. E uso questa parola “frocio” non a caso perché “gay” è troppo poco. E Giuseppe è stato ritirato da danza perché i maschietti non facevano danza, solo le feminucce potevano farla. E quel bambino ha sempre ballato di nascosto nella sua cameretta, quando la mamma non lo guardava, quando nessuno lo guardava. E quando andava a letto piangeva, perché si sentiva sbagliato. Perché non ce’ra una società, non c’era la scuola a insegnare che la diversità è una ricchezza e che non bisogna avere paura del diverso. Bisogna insegnare a questi ragazzini che esiste l’omosessualità, che ci sono degli uomini a cui piacciono altri uomini, che ci sono donne a cui piacciono altre donne ma anche donne che nascono nel corto sbagliato. E oggi la medicina ti dà la possibilità di mettere equilibrio laddove equilibrio non c’è”.

L'atto d'accusa contro i giornalisti


Poi l’atto di accusa contro i giornalisti, “rei di usare titoli sbagliati per vendere qualche copia di giornale o per fare qualche clic in più. Leggo sempre “l’attrice transgender Vittoria Schisano” e mi fa male. Non perché mi vergogni. Ma sono stata Giuseppe e oggi sono Vittoria. Ho fatto un lungo percorso fisico ed emotivo e oggi nei miei documenti c’è scritto Vittoria. Quindi per favore chiamatemi con il mio nome”