Una guerriera di nome Rula: "Mia figlia è la mia forza. Per lei combatto"

“Perché tu che mi stai intervistando guadagni di meno del tuo collega maschio? Io non dico che devi guadagnare di più, ma la stessa cifra. Chiediamo parità". Chi ha mai detto che Rula Jebreal non vuole raccontare la sua battaglia e nascondersi alle polemiche? Ne ha talmente voglia che si mangerebbe pure il microfono. "Perché questa polemica su quanto vengono pagate le donne che vengono a Sanremo? Io non ho sentito la stessa polemica sui guadagni degli uomini che comunque prendono molto di più. Queste cose non hanno senso e appartengono al passato. Io spero che mia figlia che ha 23 anni nel suo futuro non si debba preoccupare di queste cose, non debba discuterle. Lo spero per le donne e per il nostro paese perché in un paese civile questa è la normalità, non una cosa straordinaria. Quando mi dicono “Eh, ma sai da dove vieni tu la situazione è anche peggiore” io rispondo “È vero ma non voglio tornare indietro. Voglio guardare a quegli straordinari Paesi dove la situazione è alla pari”.

E ancora: “C’è chi chiede un contradditorio alla mia presenza sul palco? Ma questa è una cosa illogica. Cosa significa? Io vado sul palco a parlare della violenza contro le donne e allora chi fa il contradditorio? Uno stupratore? Un violento? Quella dei femminicidi è un’emergenza nazionale e internazionale. Parlarne non è di destra o di sinistra, non è di Rula, è una questione di tutti. Riguarda tutti”. Accorata, decisa, indubbiamente brava e bellissima. Eccola infine Rula Jebreal, la più attaccata, la più attesa tra le dieci donne del Festival. Una vera guerriera. La giornalista e scrittrice palestinese naturalizzata italiana è la donna che con Diletta Leotta condividerà il palco dell’Ariston la prima serata di Sanremo. La sua presenza al Festival è stata osteggiata dalla destra ma anche accompagnata da striscianti polemiche sul suo cachet. E lei con molta decisione rispedisce il tutto al mittente: “Quello sulla violenza contro le donne è un tema apartitico e culturale. C’è un’emergenza. Mentre parlo ci sono molte donne che vengono messe in prigione solo perché chiedono il diritto al voto, come succede in Arabia Saudita. Chiediamo parità. In questa videointervista “strappata” a più riprese nel back stage del teatro Ariston, Rula svela le sue fragilità e i suoi punti di forza, la sua àncora che è la figlia, la metà esatta dei suoi 46 anni, e le battaglie che vuole compiere non in nome della politica ma in nome della civiltà.

Perché tua figlia è la tua àncora di salvezza?
“Perché quando penso a un futuro vorrei pensare che quello che stiamo facendo oggi allargherà la base della parità. Mia figlia Miral è una ragazza molto solida, ha studiato negli Stati Uniti e poi è tornata in Italia dove ha fatto l’Academia delle Belle Arti e adesso studia a Bologna. Lei qui ha delle radici forti, è italiana. Ogni tanto penso al suo futuro. Quando sono arrivata io in Italia, 26 anni fa, la situazione era molto diversa. Nel ’93 la condizione delle donne era peggiore, ora è molto migliorata. Ma c’è ancora tanto da fare. Per questo dico che lei è la mia àncora. Perché in lei vedo una meta un progetto futuro”.

Dai l’idea di essere molto forte c’è qualcuno che riesce a ferirti? Sei stata ferita?
“Sono stata aiutata da donne straordinarie. Noi che lavoriamo in tv a volte tendiamo a perdere il contatto con la realtà. Quando vado nei paesi del Medio Oriente, nei paesi in guerra, vedo la sofferenza di tante donne, in Siria, in Libano, non hanno niente. Ma hanno la loro dignità con la quale crescono i figli e vanno avanti. Di fronte a loro le mie sofferenze per le polemiche sono davvero niente paragonate a simili tragedie. E allora mi chiedo cosa posso fare? Ecco io posso raccontare le storie di quelle persone marginalizzate, che non hanno niente, nemmeno la voce per farsi sentire. Ecco io mi sento portatrice delle loro storie”.

Rula ha poi anticipato qualcosa del suo intervento al Festival: "Sono felice di parlare davanti a mia figlia, perché dirò delle cose che non ho mai detto nemmeno a me stessa finché non ho compiuto 40 anni".

In quanto alle polemiche è stata quasi sferzante: "Le polemiche fanno parte di qualsiasi iniziativa culturale. Ringrazio i critici perché ci hanno costretto a fare uno sforzo in più, senza di voi non sarei stata qui, lo dico con sincerità”. Insomma, la guerriera Rula non è tipa da scoraggiarsi.