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The Bad Guy stravolge gli schemi (seriali) e fa innovazione. Claudia Pandolfi: “Devi esserti capita per poterti raccontare"

L’attrice: “Dopo 30 anni di carriera considero questo personaggio innovativo. Sono cresciuta con questo lavoro, interpretare personaggi così diversi l’uno dall’altro mi ha permesso di sperimentare su me stessa, mi ha dato modo di fare un lavoro di introspezione molto serio”

Andrea Giordanodi Andrea Giordano   
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Talvolta la difficoltà, per chi crea una serie e poi deve farla capire al pubblico, è cercare di intraprendere una strada nuova, puntando sia sull’essere freschi e trasversali, ma provando a trovare una possibile alternativa in chiave futura. Un’impresa. Poi però, quando arriva The Bad Guy, presentata con i primi due episodi in anteprima all’ultimo Torino Film Festival (in onda dall’8 dicembre su Amazon Prime Video), le risposte si trovano immediatamente fin dalle prime scene, dove ogni cosa, personaggio, appare subito come una continua scoperta, innovativa, credibile, capace di tenerti agganciato alla storia. Inventiva e “Cose da Pazzi”, proprio come la canzone composta apposta da Colapesce Dimartino.

Come nasce il vero "bad guy"

Merito è in primis della sceneggiatura scritta da Ludovica Rampoldi, Davide Serino e Giuseppe G. Stasi, quest’ultimo regista insieme a Giancarlo Fontana. Bravi, giovani, due “malati di generi,” si definiscono, che in effetti qui partono da una realtà drammatica, la lotta alla mafia, per sconfinare in situazioni distopiche, trovate grottesche, umorismo nero e un sano divertimento, raccontando la genesi di un uomo, che decide (a suo modo) di risollevarsi, costi quello che costi. Nino Scotellaro (interpretato da Luigi Lo Cascio) è un pubblico ministero, anticonvenzionale nei modi (e interrogatori), uno che però sa farsi rispettare e ottiene ciò che vuole, anche dalla sorella, nel nucleo investigativo. Ha una moglie, Luvi, figlia di un ex magistrato ucciso proprio dalla mafia, oggi avvocato: sono l’emblema della giustizia. Tutto cambia quando lui viene accusato inopinatamente di far parte di quel che sistema che cerca di combattere. Si aprono dunque le porte del carcere (nel quale rimarrà ben poco), iniziando da la sua particolare “vendetta”, diventando il vero “bad guy”.

The Bad Guy stravolge gli schemi (seriali) e fa innovazione

«Mi affascina» racconta Lo Cascio, «se un personaggio o una storia mi spingono a cercare delle corde espressive che non ancora ho praticato, è il fatto di non ripetermi. Questo è il piacere di fare questo mestiere con grande divertimento». E The Bad Guy va in questa direzione: mischia le carte, le dinamiche serie, drammatiche, crime, a quelle satiriche, si prende gioco, in maniera ambiziosa e comica, di capisaldi come Il Padrino e Gomorra, ma lo fa con intelligenza, sagacia. Cita, incorpora ulteriormente la lezione di Martin Scorsese, con le musiche a scandire il ritmo, da Battiato a Mina.

Un grande ruolo a Pandolfi

Claudia Dà poi un grande ruolo soprattutto a Claudia Pandolfi, mai così brava e mordace, mai così intrisa di sfumature. Un bel regalo, per i suoi 30 anni di carriera, cominciati grazie a Michele Placido (era il 1992) ne Le amiche del cuore, intensa in Ovodoso, nel recente Siccità, sempre di Virzì, e che nel tempo l’ha vista diventare uno dei volti più famigliari del cinema, e della tv, da Un medico in famiglia, Distretto di polizia, a È arrivata la felicità, tanto per citare alcuni titoli.

«Credo di essere sempre scelta, mio malgrado, al di là del prodotto», ci confida l’attrice romana. «Qui il racconto dell’essere umano si muove su dei macro argomenti, quando ho letto questa storia c‘era uno spettro ampio di colori. Oggi dopo 30 anni di carriera considero questo personaggio innovativo. Trent’anni di carriera? Sono cresciuta con questo lavoro, interpretare personaggi così diversi l’uno dall’altro mi ha permesso di sperimentare su me stessa, mi ha dato modo di fare un lavoro di introspezione molto serio. Devi esserti capita per poterti raccontare, è ambiziosa la cosa. È stato un percorso bellissimo, mi ha fatto crescere tanto, non so, non mi vedrei altrove oggi».

Andrea Giordanodi Andrea Giordano   
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Andrea Giordano

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