Talk Show o pollai? Informazione o propaganda? È bufera sulla tv tra risse e teatrini mediatici

Mentre Orsini, Lavrov e la giornalista russa alle dirette dipendenze del Cremlino imperversano con esternazioni filo-putiniane e falsità storiche, la Rai corre ai ripari e propone nuove regole. E tre esperti di geopolitica disertano clamorosamente "DiMartedì" di Floris

Talk show o pollai? Informazione o propaganda? Approfondimento o spaccio di fake news? Dibattiti su temi vitali o risse mediatiche alla rincorsa di chi la spara più grossa? Trasmissioni giornalistiche o teatrini a caccia di qualche punto di share in più? Domande più che lecite e urgenti davanti all’evidente deterioramento di un format televisivo nato negli anni Cinquanta del secolo scorso che oggi, lungi dal sapere raccontare e indagare a fondo la realtà, ne fornisce invece una rappresentazione distorta, spesso aggressiva e tutto sommato inutile al fine di formarsi una propria opinione. La pandemia prima e la guerra scatenata dalla Russia in Ucraina ora rendono evidente quanto il talk show necessiti di un restyling fatto di regole deontologiche per evitare la definitiva crisi di un format negli ultimi anni troppo abusato anche per i costi ridotti rispetto, ad esempio, all’intrattenimento e all’inchiesta giornalistica. E per evitare soprattutto la definitiva emorragia dei telespettatori, che, quando non si lasciano abbindolare dalle zuffe a favore di telecamera, spesso si ritrovano disorientati, confusi e perfino nauseati da quella che a tutti gli effetti finisce per essere una stanca recita dove a vincere sono disinformazione e manipolazione nell’illusoria convinzione che “uno valga uno” e che la competenza non conti nulla.

Gli esempi abbondano. A cominciare dall’iperpresenzialista Alessandro Orsini, direttore dell’Osservatorio sulla sicurezza internazionale in tutta fretta scaricato dall’università Luiss, che ogni giorni regala “perle” di revisionismo come quella fornita ad “Accordi e Disaccordi” sul Nove il 29 aprile scorso secondo cui “Hitler non aveva nessuna intenzione di far scoppiare la Seconda Guerra Mondiale”. Un’affermazione che fa il paio con quella esternata da Sergej Lavrov, ministro russo degli esteri, ospitato senza contradditorio a “Zona Bianca” su Rete4 lo scorso 1 maggio: “Anche Hitler aveva origini ebraiche. D’altra parte i principali antisemiti sono proprio ebrei”. Orsini, vero prezzemolino da talk, ha esternato le sue convinzioni anche a “Cartabianca” programma su Rai3 di Bianca Berlinguer  dove, a sprezzo del ridicolo, ha sostenuto: “Se mettiamo a confronto i principali quotidiani russi con i principali quotidiani italiani vedrete che la propaganda è la stessa”.

Così mentre l’Unione Europea ha adottato sanzioni sulla disinformazione e manipolazione dell'informazione con la sospensione dei giornali “Russia Today” e “Sputnik” in Europa, sulla tv di Stato italiana viene elogiato “il pluralismo mediatico” del regime di Putin. E che dire del presenzialismo di Nadana Fridkshon, giornalista russa della tv Zvezda, alle dirette dipendenze del ministero della Difesa di Mosca, che saltella tra gli studi televisivi italiani, ora ospite di Lilli Gruber a “Otto e mezzo”, ora di Giovanni Floris a “DiMartedì”, sempre su La7, ora di Bianca Berlinguer a “Cartabianca” su Rai3? Completamente sdraiata sulle posizioni del Cremlino, la filo-putiniana di ferro non ha esitato a negare l’evidenza sostenendo che “la guerra in Ucraina non esiste”: "La chiamo come tutte le persone che riconoscono quello che è, ovvero un'operazione speciale militare. Se la Russia avesse iniziato questa guerra contro l'Ucraina, la storia sarebbe completamente diversa. Per cui quella che vediamo noi e quella che vedete voi è un'operazione speciale". Una guerra quella in Ucraina, che ha fatto arrivare perfino alle mani due noti polemisti come Vittorio Sgarbi e Giampiero Mughini sotto lo sguardo sornione del re del talk show Maurizio Costanzo e davanti alle telecamere di Canale5.  La lista delle esternazioni e dei distinguo, di quelli che postpongono il ma a “sì, è vero che Putin ha aggredito l’Ucraina, ma…” sarebbe ancora molto lunga, ma questo breve excursus basta per comprendere l’allarme che si registra in Rai e la netta presa di posizione dell’ad Carlo Fuortes che due giorni fa in Commissione di Vigilanza ha puntato il dito contro il talk show: "Occorre ragionare del talk in generale. Penso che il format talk show in un'azienda che fa servizio pubblico non sia il format ideale. Negli ultimi decenni c'è stato abuso di questo format, molto adatto all'intrattenimento su temi leggeri”. E ha fatto una proposta “epocale” per la sua portata: “stiamo ragionando su eventuali policy. Personalmente penso che l'ospite che partecipa non debba ricevere un emolumento”.

E mentre la Tv di Stato corre ai ripari, tre esperti di geopolitica si sono stancati di essere parte in commedia (o tragedia?). E così con un articolo e alcuni post sui social hanno comunicato la decisione clamorosa di non partecipare a “DiMartedì”, il programma su La7 di Giovanni Floris nel quale era stata invitata anche “Nadana Fridrikhson, "giornalista" della TV del ministero della difesa russo”. Nona Mikhelidze, Nathalie Tocci e Andrea Gilli hanno spiegato che "ci si può confrontare sulle opinioni, sulle interpretazioni e sulle soluzioni. Ma non ci si può confrontare con chi diffonde dati falsi preparati direttamente dall'ufficio propaganda del Cremlino. È anche una questione di rispetto e solidarietà verso giornalisti, ricercatori e docenti russi perseguitati dal loro governo: mentre si vuole dare spazio in Italia alla propaganda russa, in Russia si rischia il carcere per esporre del semplice dissenso”. Nathalie Tocci ha rincarato la dose: “Non sono opinioni diverse o libertà di espressione. Dare spazio alla disinformazione è un attacco ai valori della libertà di stampa”, “festeggiata” proprio qualche giorno fa, il 2 maggio. “Stiamo scivolando verso una deriva pericolosa, che conduce dritto alla disinformazione: mettere sullo stesso piano il vero e il falso insinua il dubbio nel vero e il falso nel vero”. Secondo Nathalie Tocci, direttrice dell’Istituto Affari Internazionali di Roma, queste discutibili ospitate più che inseguire lo share evidenziano “il lento lavoro di influenza della Russia“: “c’è qualcosa di bizzarro nel fatto che tutto d’un tratto siano emersi ‘esperti‘, come Orsini, mai visti né sentiti prima”.

In quanto alla terza esperta di geopolitica, Nona Mikelidze, ricercatrice georgiana allo Iai, ecco la sua testimonianza: “Anche a causa dei ritmi televisivi, non si riesce mai ad approfondire, tutto resta in superficie. Specie con i propagandisti, tu devi fare il fact checker. Danno notizie false, citano eventi inesistenti e io, anziché dire ciò che penso, passo il tempo a smontare i fake che ho sentito e poi non resta spazio per affrontare le problematiche della guerra, discutere delle soluzioni”.

Immediata l’alzata di scudi di Corrado Formigli, padrone di casa di “Piazza Pulita”, altro programma nel quale tra gli altri è stato ospite Alessandro Orsini. Di fronte all’iniziativa della Rai di porre nuove regole ai talk show, in un’intervista su Repubblica è sbottato così: “Sono regole grottesche. Chi le decide? Il politico di turno? Allora sì che diventiamo come la Russia”. E rispetto al rischio che si diffondano fake news e propaganda filo-putiniana sostiene molto ottimisticamente: “La gente sa distinguere benissimo.  Gli italiani sono scettici per natura, amano la complessità”. Per Formigli anche la preoccupazione del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, “sull’ingerenza straniera e sulla disinformazione” che ha deciso di svolgere un approfondimento con varie audizioni che si terranno nei prossimi giorni è una semplice “barzelletta”.

Non la pensa così invece il direttore del tgLa7 Enrico Mentana che qualche giorno fa sui social ha espresso la sua posizione netta contro la disinformazione e la propaganda russa nel nostro Paese:   "Scrissi qui 5 mesi fa che mi onoravo di non aver mai ospitato nel Tg che dirigo nessun esponente dei no vax. Allo stesso modo mi onoro oggi di non invitare chi sostiene o giustifica l'invasione russa in Ucraina. E uso quelle stesse parole per rivendicarlo, senza dover aggiungere nemmeno una virgola: chi mi dice che così impongo una dittatura informativa, o una censura alle opinioni scomode, rispondo che adotto la stessa linea rispetto ai negazionisti dell'Olocausto, ai cospirazionisti dell11 settembre, ai terrapiattisti, a chi non crede allo sbarco sulla Luna e a chiunque sostiene posizioni controfattuali, come sono quelle di chi associa i vaccini al 5G o alla sostituzione etnica, al Grande Reset, a Soros e Gates o scempiaggini varie. Per me mettere a confronto uno scienziato e uno stregone, sul covid come su qualsiasi altra materia che riguardi la salute collettiva, non è informazione, come allestire un faccia a faccia tra chi lotta contro la mafia e chi dice che non esiste, tra chi è per la parità tra uomo e donna e chi è contro, tra chi vuole la democrazia e chi sostiene la dittatura". Intanto purtroppo la guerra in Ucraina continua. E la deriva dei talk show pure.