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Supersex, la serie che cambia il nostro sguardo sul porno. Borghi, Rocco Siffredi e l'ossessione del sesso

Esamina e disamina dell’uomo Rocco Siffredi, con tutte le sue fragilità, i difetti, le ombre, le ossessioni (il sesso appunto)

Andrea Giordanodi Andrea Giordano   

Su Rocco Siffredi, uno dei più grandi attori e punti di riferimento dell’universo porno, italiano e non, si è detto tantissimo, forse troppo, ma senza mai in realtà davvero approfondirlo, narrandolo, fin dalle origini di periferia, cercando di intercettare da quel momento il proprio percorso esistenziale e professionale. Una vera e propria missione. Una parabola nell’orizzonte “sesso”, nata dalla lettura di una rivista, raccolta per casa, Supersex appunto, che qui dà il titolo alla serie-evento liberamente ispirata alla sua vita (dal 6 marzo su Netflix), presentata all’ultima Berlinale, con Siffredi interpretato da un inedito e trasformato Alessandro Borghi.

Andiamo subito ai punti cardine di questo prodotto e ai suoi meriti. Iniziamo da Francasca Manieri, colei che ha sceneggiato tutto, raccogliendo (all’inizio non credeva gliel’avessero proposto) la sfida di mettere nero su bianco parole e azioni, e che ha saputo cogliere delle sfumature particolari nella storia di Siffredi. Perché se non è una vera celebrazione del pornodivo, come si potrebbe in superficie aspettare, c’è invece l’esamina/disamina dell’uomo, con tutte le sue fragilità, i difetti, le ombre, le ossessioni (il sesso appunto), diviso tra passato, l’infanzia, la famiglia, le donne, la ricerca in particolare di sé stesso e di un proprio posto.  

È una serie, come ha detto la stessa Manieri, che racconta la costruzione di una certa mascolinità, vista da un punto di vista femminile”, ecco allora il primo punto interessante. Il Rocco emblema, conosciuto più o meno su tutto, si alterna al Rocco che ci fa da guida (in)consapevole a una riflessione contemporanea nel rapporto tra maschile e femminile, che fornisce elementi per ragionare in maniera indiretta anche su ciò che sta accadendo nel porno di oggi (Internet, OnlyFans, il male secondo Siffredi che ha distrutto il porno) e che tradisce il gusto di un tempo, la ricerca dell’eros, del proibito, la libertà e una certa indipendenza. “Rocco non è un’eccezione”, dice la Manieri, “è l’eccesso della mascolinità. Per fare questo ho scelto di portarlo a un livello di coscienza, mettendo in rilievo il dispositivo, in quello che è un coming of age, un movimento continuo, rispetto al desiderio, amore, suo malgrado costretto ad incarnare, Rocco ci mette la faccia e il corpo, è il suo cazzo, che viene dichiarato culturalmente, il fatto che lo abbia più grande del mondo, ma è un dispositivo caldo, quello di sentire anche la sua vita, il personaggio ad un livello comportamentale e coscienziale”.  

Supersex dipinge la parola del Rocco Siffredi, bambino, riguardo al rapporto in famiglia, con un fratello, capace di incarnare il suo mito e punto di riferimento (qui è interpretato da Adriano Giannini) e con il quale, ormai cresciuto e alla prime armi (bravissimo è l’attore Saul Nanni), va a Parigi, la città dove si inizia a tutto. Da lì incontra Gabriel Pontello, entra nel mondo del porno, diventa il più grande, si eleva a un livello assoluto negli anni ‘80 e ‘90 con Moana e Cicciolina. Sono momenti, ricordi, c’è tanto amore e dolore, e c’è tanto Alessandro Borghi, che è il secondo punto di forza. Un attore che ormai è in grado di essere qualunque cosa, dandoci sempre la sensazione che ciò a cui partecipa (siano progetti italiani, internazionali come questi) fa parte di un percorso in cui lo stesso cerca la propria verità.

“Mai avuto problemi con il mio corpo” ci dice Borghi. “Da piccolo mi sentivo a mio agio, mai avuto un grande senso del pudore, ma ad un certo punto ho cominciato a fare questo mestiere. Tutte le scene di sesso qui non sono mai fini a se stesse, c’è una funzione narrativa legata al personaggio, agli stati d’animo. Il mio rapporto col sesso? Di innamoramento, aperto e libero. Ho riflettuto molto durante la serie, nel processo di attenzioni, del prendersi cura.

È stata una grande opportunità, interrogandomi su di me, sul modo di essere essente da delle cose. È importante farsi delle domande, come quando ho scoperto la Sindrome di Tourette, c’è una cura, allora cominci ad agire, dobbiamo essere coraggiosi su quello che siamo. Non era solo interpretare Rocco, ma interrogarmi”.  

Dunque il cast è l’altro punto polare di questa serie. Borghi, Giannini, una bravissima Jasmine Trinca, che interpreta la moglie del fratello di Rocco, Saul Nanni, il più bravo della sua generazione secondo Borghi. Attori che non imitano o cercano di emulare, ma diventano altro, regalano delle versione quasi alternative ai loro personaggi, creano una forma di sinergia ed empatia nei confronti di chi li guarda, e forse giudica, pensando a ciò che mettono in atto, nel bene e nel male. E poi ci sono tre registi, tre forze dietro la macchina da presa: Matteo Rovere, che qui co-produce, Francesca Mazzoleni, Francesco Carrozzini, e ognuno dà una propria visione e stile all’insieme, gioca con la luci, quando Siffredi esplode, diventa anima della propria storia, per poi condurlo nel suo buio, e narrarlo, raccontandoci così un cambiamento, una trasformazione, la possibilità di essere tutto, o il contrario di tutto. Rocco Siffredi è una leggenda che continua a dirci delle cose, ma ora Supersex c’ha consegnato anche l’uomo.

Andrea Giordanodi Andrea Giordano   
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