Sara Lazzaro, la moglie di Luca Argentero in "Doc": "Perché ho chiesto agli sceneggiatori di farmi odiare". Poi la metamorfosi

Ha lavorato con Paolo Sorrentino in “The Young Pope”, è stata protagonista di un film made in Holywood, anche grazie al perfetto bilinguismo, come “The Young Messiah” nel quale impersonava Maria di Nazareth, annovera nel suo denso curriculum che spazia tra cinema, teatro e serialità televisiva lavori con Giacomo Campiotti (“Braccialetti Rossi”), con Luca Manfredi (“In arte Nino”), con Marco Tullio Giordana (“The Coast of Utopia”), con Cristina Comencini (“Tempi Nuovi”) e con Matteo Oleotto (“Volevo fare la rockstar”). Ma il viso di Sara Lazzaro così mutevole, capace di esprimere in un solo sguardo forza e fragilità, è indissolubilmente legato a quello di Agnese, l’ex moglie del “Doc” Andrea Fanti impersonato da Luca Argentero. "Un successo travolgente", quello della fiction di Rai1, con il quale ha imparato a fare i conti nel quotidiano. “La gente mi ferma per strada, al supermercato, vuole sapere come va a finire tra di noi, partecipa in modo viscerale alle vicende di questi personaggi, quasi senza rendersi conto che noi siamo soltanto attori che prestiamo volto e voce a ciò che gli sceneggiatori hanno immaginato e scritto”.

Sara Lazzaro racconta la fama improvvisa e l’affetto delle persone ancora con aria sorpresa. Ma è innegabile che gran parte del successo di “Doc . Nelle tue mani”, di cui si attende con ansia la terza stagione, sia da ascrivere ai tanti ruoli che fanno da satellite ad Argentero e al suo primario che ha perso la memoria degli ultimi 12 anni. A cominciare proprio dal suo, quello di una donna in chiaroscuro che nella prima stagione si è fatta cordialmente detestare dagli oltre sette e milioni e mezzo di fan affezionati della serie e che invece nella seconda stagione è stata protagonista di un riscatto morale incredibile, scoprendo fragilità e attaccamento sincero verso l’ex marito del quale l’abbiamo ritrovata incredibilmente alleata. Come finirà tra i due? E l’ex, impersonata da Matilde Gioli, riuscirà di nuovo a far breccia nel cuore del primario che non ricorda di averla amata? Sono interrogativi ai quali Sara Lazzaro, in questa videointervista concessa a Tiscali Spettacoli, si guarda bene dal rispondere. “Anche perché davvero non ne conosco la risposta”, premette con sincerità, rimbalzando qualsiasi questione verso gli sceneggiatori, tutt’ora impegnati a scrivere le nuove puntate. Ma, a prescindere da futuri sviluppi e da opposte fazioni che vedono fronteggiarsi sui social migliaia di spettatori, è davvero interessante scoprire il dietro le quinte del personaggio di Agnese e soprattutto  conoscere più da vicino la sua “burattinaia”.

“Ho chiesto io agli sceneggiatori di far odiare Agnese nella prima serie. Non volevo edulcorarla. Mi sembra importante che in una serie ci sia una donna così contradditoria, così ambigua nei sentimenti. Solo nella sesta puntata si scopre, solo in parte, il suo vissuto, la perdita del figlio, la malattia e l’intervento che le impedirà di avere altri bambini, la separazione dal dottor fanti, a sua volta ben diverso dal Doc che viene presentato. Un uomo più rigido, più freddo. Poi certo nella seconda serie c’è questa metamorfosi di Agnese, capace di illuminare le sue zone d’ombra, quella delicatezza e fragilità che la espone a contraddizioni e a slanci. Il pubblico ha imparato a volerle bene. Per strada la gente vuole abbracciarmi. Quanti vorrebbero che il Doc tornasse con lei e quanti invece preferirebbero che tornasse con il personaggio di Matilde Gioli? Credo il 50%. Spesso con Matilde ci scriviamo e scherziamo su questa cosa”.

Madre americana, padre veneto, cresciuta tra un piccolo paese come Rovolon e la California, Sara è una perfezionista di 38 anni prestata alla recitazione che ha lasciato prevalere la sua metà italiana assecondando il caso, travestito da improvvisi provini che l’hanno richiamata nel nostro paese dopo lunghi periodi trascorsi a Londra, dove ha studiato alla prestigiosa Drama Centre London dopo essersi laureata in ArtiVisive e dello spettacolo a Venezia. La frase che più sembra raccontarla con la sua valigia di inquietudini e legittime aspirazioni è “Che ci faccio io qui”, di chatwiniana memoria. Lei sorride e ammette: “In nessun posto mi sento a casa ma è vero che sto bene ovunque”, prima di confessare che però esiste un posto al mondo dove vorrebbe mettere radici e quel posto ha i contorni della magia di Venezia “So che è scomoda, so che ha tanti difetti legati alla quotidianità, ma sogno di comprarmi una casa proprio a Venezia”. Non a caso la città nata sull’acqua dove affondare le proprie radici risulta come minimo complesso ma per questo più bello.