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Sanremo, scoppia la polemica su Zelensky. A chi è contrario bisogna fare una sola domanda

Solita polemica sanremese. Stavolta “la nota stonata” sarebbe il presidente ucraino. Ma a chi lo considera fuori contesto va ricordato che il Festival si è occupato di mafia, stupri, crisi del lavoro e politica. Non sono solo canzonette da almeno 40 anni

Cinzia Marongiudi Cinzia Marongiu   

Ci risiamo. Immancabile, come un tempo le rondini a primavera, eccoci alla solita polemica sanremese, un genere talmente diffuso che ormai in palinsesto meriterebbe uno spazio tutto per sé. Da qui alla fine del Festival chissà quante altre ne verranno fuori. Stavolta “la nota stonata” è impersonata da Vladimir Zelensky che interverrà con un video-messaggio di due minuti durante la serata finale di Sanremo, alla fine dell’ascolto di tutte le 28 canzoni in gara e quindi presumibilmente dopo la mezzanotte. Apriti cielo. “Che c’entra Zelensky con la musica? È fuori contesto” tuonano i vari Conte, Salvini, Calenda e diversi intellettuali o presunti tali. Una levata di scudi che promette manifestazioni e tanta visibilità come ben sanno tutti quelli che in un modo o nell’altro ogni anno cercano di agganciarsi al carrozzone sanremese.

Dove eravate negli ultimi 40 anni?

Una domanda la loro alla quale viene spontaneo rispondere con un’altra domanda: dove eravate negli ultimi 20 anni o anche negli ultimi 40 anni, mentre il Festival andava in onda? Dove eravate quando a Sanremo si parlava di stragi di mafia con Saviano (2022), di stupri e violenza di genere con Rula Jebreal (2020), di crisi del lavoro con la manifestazione dei metalmeccanici dell’Italsider accolti sul palco da Baudo (1984)? Dove eravate mentre Grillo tuonava dal palco dell’Ariston contro la Dc di De Mita e il socialista Martelli, mentre Gorbaciov faceva il bagno di folla più pop della sua vita da ex presidente dell’Urss o mentre il premio Nobel Dulbecco annunciava le canzoni in gara? O quando i cantanti sfilavano con i nastrini arcobaleno a favore delle legge sulle unioni civili e Benigni rileggeva in chiave politica il Giudizio Universale? Da tanti anni Sanremo non è soltanto il Festival della canzone italiana, ma un grande evento mediatico, uno dei più importanti e seguiti al mondo, capace di contenere qualsiasi istanza dentro le sue cinque serate in diretta tv che tracimano in ogni dove in quella settimana di febbraio nella quale in Italia non sembra esistere niente altro. Dove eravate mentre Fiorello parlava di Covid o il Trio Marchesini-Solenghi-Lopez si attirava gli strali del mondo cattolico e Benigni chiamava “Wojtilaccio” Papa Giovanni Paolo II? Di sicuro si potrebbe fare una considerazione se sia giusto o meno che Sanremo sia diventato nei suoi 73 anni di storia ciò che è, se sia giusto che non sia più soltanto il tempio delle “canzonette”. Ma forse siamo fuori tempo massimo.

Il tabù della guerra e la polemica nella Giornata della Memoria

Qual è dunque il tabù che Zelensky infrangerebbe nei suoi 120 secondi di spazio? Quello di ricordarci che a un passo da noi c’è la guerra? Che in Europa ci sono persone che ogni giorno vengono bombardate e uccise? O sarà che dobbiamo distrarci, dobbiamo intrattenerci e il sibilo dei missili non si accorda con le note dell’orchestra? Fa specie che questa polemica sia scoppiata proprio il Giorno della Memoria, quello nel quale in tutto il mondo si ricorda e si testimonia con i pochi superstiti ancora vivi che cosa sia stata la Shoa. Rai1, la stessa rete su cui andrà in onda il Festival, ha scelto di celebrare quella giornata con Liliana Segre e “Binario21” (tra l'altro il programma più visto con quasi 4 milioni e 700 ila spettatori e il 22,5% di share), il binario dal quale a Milano partivano i convogli per le bestie dove venivano ammassati gli ebrei verso Auschwitz.  Su quel binario c’è scritta una sola parola a caratteri cubitali, “indifferenza”. Perché il contrario dell’amore, sostengono molti di quei sopravvissuti, non è l’odio ma l’indifferenza. Che cosa mai potrà dirci Zelensky in quei due minuti che non abbia già detto a Cannes, al festival di Venezia o ai Golden Globe? “Non lasciateci soli perché ci stanno uccidendo” è ciò che ripete da tempo.  È propaganda politica o un grido di aiuto? La risposta sta scritta su quel binario.

Cinzia Marongiudi Cinzia Marongiu   
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È cresciuto con la passione per il cinema che non lo ha mai mollato. È autore...

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