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Raul Bova ai giovani: "Se il vostro obiettivo è vincere avete sbagliato in partenza"

Alla Mostra di Venezia arriva per presentare una nuova serie tv, nella quale interpreta Riccardo, un allenatore guida di alcuni atleti paralimpici

Andrea Giordanodi Andrea Giordano   
Raul Bova ai giovani: 'Se il vostro obiettivo è vincere avete sbagliato in partenza'
Raul Bova (foto Ansa)

Che Raoul Bova sia (sempre) un gentiluomo è cosa nota. Lo si capisce da come ogni volta ti accoglie durante gli
incontri, nei pochi minuti a disposizione, nelle interviste più strutturate, è un uomo, prima di essere attore, in grado di
empatizzare subito, e sintetizzare quello che è il suo pensiero, al di là di ciò che sta promuovendo. Non si nasconde, ma
si espone liberamente senza filtri, ponderando però le parole che dice, gli argomenti, i rimandi a quello in cui crede, e i
messaggi che cerca di veicolare attraverso alcuni lavori. Uno su tutti? Se il tuo fine è vincere, hai perso in partenza.

Alla Mostra di Venezia arriva per presentare una nuova serie tv, I fantastici 5 (la vedremo su Canale 5 nel 2024,
prodotta da Lux Vide, società del gruppo Freemantle, in collaborazione con RTI, ndr) e nella quale interpreta Riccardo,
un allenatore-guida di alcuni atleti paralimpici, intenti a prepararsi e raggiungere per i prossimi Europei.
Otto episodi ancora top secret, ma che dal trailer ne fanno capire il tema, la struttura narrativa ed emozionale, in cui si parla di attività sportiva, delle difficoltà, di passioni e relazioni.

Un ulteriore sfida, dopo aver ideato (e diretto) progetti diversi, tipo Come un delfino o il documentario Ultima gara, entrambi ambientati nel mondo del nuoto Circa 80 film, tra tv e cinema, in 30 di carriera, nei quali Bova è diventato davvero una figura d’ispirazione, lo stesso cast di giovanissimi ne è la prova, sono loro a descriverlo nelle sue tante sfaccettature, nella paura dei primi giorni sul set, e di come poi tutto si sia risolto invece in maniera naturale, a riprova di quanto non metta mai muri o confini.

“Spesso”, ci racconta, “le scelte di un attore, o di chi fa il mio lavoro, o è un produttore, o di chi cerca raccontare storie
importanti, devono coincidere riguardo all’interesse per i giovani. I giovani hanno bisogno di storie di speranza, di
forza, narrate però con grande modernità, e non con stucchevolezza dello stereotipo, di una storia vita a rivista.
Qui affrontiamo un ambiente sano, manteniamo un equilibrio molto importante, perché lo sport non deve diventare
ossessione”.

Cosa ne pensa ad esempio di alcune atlete italiane della ginnastica ritmica, che qualche tempo fa hanno avuto il coraggio di denunciare condotte inappropriate all’interno del proprio mondo. “Lo sport non è un ambiente sano se viene concepito in maniera sbagliata, non bisogna mai abbassare la guardia, ci sono delle persone anche cattive che rovinano degli atleti, dei bambini, delle ragazze, che hanno dei sogni e vengono invece bullizzati, e non riescono a dire di no ai soprusi di un allenatore, o a compagno di scuola. Il male si trova dappertutto, non bisogna abbassare la guardia, bisogna far capire che a volte sono delle derive sbagliate anche nello sport, una visione non buonista, anche piccante.
Nell’ambiente ci sono persone che interpretano erroneamente i valori dello sport, oggi i ragazzi vogliono diventare dei
campioni, vedono modelli di chi arriva, i soldi, barche, spesse volte si fa sport per arrivare ad avere uno status symbol.
Lo sport è un’altra cosa, il resto è una conseguenza”, dice Bova.

Lei cosa hai insegnato ai suoi figli? “Che bisogna sempre avere l’entusiasmo di guardare il mondo con gli occhi
innocenti, e sorprendersi ogni volta, avere l’attenzione e il rispetto giusto su quelle che sono le problematiche del
mondo di oggi e cercare anche di dare quel piccolo contributo attraverso il lavoro a generazioni che verranno, e
dare sempre dei messaggi che siano intelligenti. Bisogna includere, non allontanare”.

Andrea Giordanodi Andrea Giordano   
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