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Se la faccia dipinta di nero diventa un caso: "Tale e quale Show" sotto accusa, il blackface e la decisione della Rai

La denuncia del rapper Ghali che si è visto imitato in tv, la lettera alla Tv di Stato delle associazioni contro il razzismo e ora la decisione. Ma i social si dividono

Cinzia Marongiudi Cinzia Marongiu   

La Rai mette al bando il blackface. Ci sono voluti diversi anni, molte segnalazioni e valanghe di polemiche, anche infuocate. L’ultima, la decisiva, è del 20 novembre scorso e a sollevarla è stato Ghali, l’amatissimo rapper milanese nato da genitori tunisini. A vedersi rappresentato in tv da Sergio Muniz nel programma di Carlo Conti  “Tale e Quale Show”, con tanto di cerone per “scurire il volto e di trucco per accentuare altri tratti del viso e dei capelli a sottolineare il colore della pelle”, (come si legge nella lettera inviata alla Rai da diverse associazioni contro il razzismo) era sbottato sui social: “Il blackface è una cosa di cui lo spettacolo non ha bisogno. Ed è condannato ovunque specie in un anno come questo, in cui gli avvenimenti e le proteste sono stati alla portata di tutti”, aveva detto Ghali riferendosi al movimento del Black Lives Matter e alle proteste contro il pestaggio e la morte di George Floyd ad opera della polizia americana. E ancora, a spiegare meglio di cosa si tratta: “Il blackface è nato per un motivo, serviva a qualcosa. Lo scopo era quello di denigrare le persone di colore, di dare una brutta impressione su di loro in America. Veniva usato per spaventare i bambini. Erano attori bianchi che si travestivano da persone di colore e compivano atti osceni. Tipo violentavano, uccidevano, facevano cose bruttissime. Siamo gli unici che continuano a farlo, quando la comunità nera più volte ha chiesto a questo programma di smetterla, ma continuano a farlo, senza mai spiegarlo”.

E in effetti non era la prima volta che l’hashtag #blackface era rimbalzato in alto alle tendenze di Twitter mentre “Tale e Quale Show” andava in onda su Rai1. Era già successo con l’esibizione della finta Beyoncé nell’ottobre del 2019, ma anche, ad esempio, con i finti Louis Armstrong e James Brown.

Ieri la risposta della Rai con una decisa presa di posizione: “Nel merito della vicenda per la quale ci avete scritto, diciamo subito che assumiamo l’impegno per quanto è in nostro potere a evitare che essa possa ripetersi sugli schermi Rai. Ci faremo anzi portavoce delle vostre istanze presso il vertice aziendale e presso le direzioni perché le vostre osservazioni sulla pratica del Blackface diventino consapevolezza diffusa”. Così recita il comunicato in risposta alle associazioni Lunaria, Italiani Senza Cittadinanza, Cospe, Arci e Il Razzismo. La notizia è immediatamente rimbalzata sui social, dove sono in tanti a congratularsi con la tv di Stato che “finalmente” ha messo al bando questa pratica. L’origine ha le sue radici nell’Ottocento con uno stile di makeup teatrale “che consiste nel truccarsi in modo marcatamente non realistico per assumere le sembianze stilizzate e stereotipate di una persona nera”. Una pratica combattuta negli Usa con il movimento per i diritti civili degli afroamericani di Martin Luther King, che ne denunciò i preconcetti razzisti e denigratori negli anni Sessanta.

Ovviamente va sottolineato che nella trasmissione di Rai1 non c’era nessun intento denigratorio ma anzi la voglia di celebrare grandi artisti di qualsiasi colore fosse la loro pelle. Ed è su questa intenzionalità che si appuntano le critiche a quello che viene indicato come un eccesso del politically correct. Insomma, il blackface non ci sarà più sulle reti Rai ma continuerà a dividere i social. Dove per fortuna c’è chi riesce anche a scherzarci sopra: impagabili alcuni tweet che ritraggono il ministro degli Esteri Di Maio abbronzatissimo al ritorno dalle vacanze la scorsa estate.  

Cinzia Marongiudi Cinzia Marongiu   
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