"Pretty Woman" fa ancora record in tv. E dire che né Richard Gere né Julia Roberts avrebbero dovuto esserci

Un cult, un classico, “la” commedia romantica per eccellenza, una favola e, perché no, pure un mistero: qual è il segreto di un film che non invecchia mai

TiscaliNews

Ancora una volta, incredibilmente, è arrivato il solito record di ascolti: “Pretty Woman”, alla trentesima replica su Rai1, ha totalizzato la bellezza di 3 milioni e 400 mila telespettatori, sfiorando il 22 % di share e aggiudicandosi la serata tra tutte le reti tv. Non solo. Mentre la prostituta Vivian e l’uomo d’affari Edward intrecciavano per l’ennesima volta i loro sguardi tra Rodeo Drive a Los Angeles e l’Opera di San Francisco, sui social esplodevano migliaia di tweet di entusiasmo e impazienza, tra hashtag e citazioni di chi le battute di questo film le conosce a memoria ma non per questo si priva di rivederlo ancora una volta.

La commedia romantica per eccellenza

Un cult, un classico, “la” commedia romantica per eccellenza, una favola e, perché no, pure un mistero. Che cosa avrà di così speciale “Pretty Woman” per essere così amato? Qual è il segreto di questa storia che non conosce mode e non invecchia mai?

Di certo i suoi due protagonisti e l’incredibile alchimia che si produsse tra di loro su quel set a Los Angeles nel 1989. Richard Gere e la semisconosciuta Julia Roberts da allora in poi diventeranno “la” coppia di ogni fantasia romantica. Entrambi bellissimi, non hanno mai voluto “macchiare” quel successo con un sequel. Richard Gere ha preferito non pronunciarsi sull’argomento, Julia Roberts invece ha spiegato che quel ruolo non sarebbe più adatto alla sua età. Sta di fatto che “Pretty Woman” è rimasto un unicum in un mare di saghe, sequel e stiracchiamenti a fini commerciale. Inutile dire che noi telespettatori apprezziamo.

E dire che né Richard Gere né Julia Roberts avrebbero dovuto interpretare quel ruolo. Il regista della pellicola Garry Marshall per il ruolo dell’affascinante miliardario Edward Lewis aveva pensato a Christopher Reeve, Daniel Day-Lewis, Denzel Washington e Al Pacino. Ancora più tribolata la ricerca della protagonista femminile: solo dopo aver incassato il no di Karen Allen, Meg Ryan, Michelle Pfeiffer, Molly Ringwald, Daryl Hannah, Jennifer Jason Leigh e Valeria Golino, Marshall si decise di rischiare con la giovanissima Julia. E gli andò benissimo visto che proprio la Roberts fu la vera rivelazione della pellicola, sfiorando l’Oscar e aggiudicandosi il Golden Globe.

La colonna sonora

E che dire della colonna sonora? Alzi la mano chi non ha mai cantato e ballato la canzone di Roy Orbison, quella “Oh, Pretty Woman” del 1964 che ha poi ispirato il titolo del film. Ma la colonna sonora annovera pezzi da novanta come David Bowie, Robert Palmer, i Red Hot Chili Peppers e Natalie Cole. E che dire della scena in cui Vivian immersa nella schiuma della vasca da bagno ascolta con il walkman e canticchia “Kiss” di un certo Prince?

La favola

E poi c’è la favola. Quella capace di riscrivere il destino, quella del riscatto, quella dei motti d’orgoglio che ti fanno dire di no a occasioni troppo splendenti per non perderci dentro l’anima. A ben guardare, però, ed è forse qui il vero segreto del successo di “Pretty Woman”, a riscattarsi non è la prostituta Vivian: lei è un’anima splendente, dall’inizio alla fine, sia che sia addobbata con improbabili stivaloni e cappotti legati in vita, sia che si trasformi in un’adorabile principessa moderna. No, non è lei a compiere la metamorfosi più stupefacente. Chi cambia davvero, chi capisce che non tutto nella vita ha un prezzo, chi seppellisce il cinismo e gli affari sotto uno sguardo nuovo che finalmente gli fa apprezzare la vita è lui, il bel Richard Gere. E così in quella scala antincendio in cui mette a tacere orgoglio e pregiudizi e si arrampica sfidando le vertigini alla ricerca del vero senso dell’esistenza ci sembra ogni volta di arrampicarci anche noi. Per una volta capaci di cogliere al volo ciò che di bello la vita può offrirci.