Pietro Sermonti: "Crescere è fare a botte con se stessi. La prima volta? Ritardare aumenta il piacere"

Ironico e spassoso come sempre, l'attore romano è tra i protagonisti di "Bangla - La serie", nei panni del padre frichettone della giovane protagonista: "La convivenza tra Oriente e Occidente nelle nostre città è complessa ma straordinariamente affascinante"

Carbonara e curry, Occidente e Oriente, tradizione e modernità, globalizzazione e religione: l’incontro-scontro tra differenti realtà è “complesso ma straordinariamente affascinante. È evidente che l’incontro con altre culture e credenze sia una cosa difficile da vivere e da digerire ma credo che sia una delle cose più interessanti dello stare al mondo”.

Pietro Sermonti sfoggia un barbone di scena al quale si è affezionato e, come sempre, regala il suo sguardo acuto e ironico su una delle nuove serie tv più interessanti in circolazione, “Bangla – La serie”, appena rilasciata su Raiplay, surreale e divertente come il film omonimo che due anni fa ha rivelato il talento di Phaim Bhuiyan, vincitore del Nastro d’Argento e del David di Donatello. Sermonti è Olmo Bibolotti, il padre frichettone della giovane protagonista. “Sennò ce ne stiamo tutti noi nel cortiletto, siamo tutti uguali, belli e ariani e sai che allegria”.

La serie parte da dove era finito il film: non ne è una dilatazione ma un proseguo. Il nocciolo viene enunciato dallo stesso protagonista, il giovane Phaim Buiyan che come nel film oltre a essere il protagonista maschile è anche il regista. “Mi chiamo Phaim, ho 23 anni, 50 per cento Bangla, 50 per cento Italia e 100 per cento nella merda perché sto per fare... sesso per la prima volta. E che problema c'è mi direte? Un problema bello grosso, vi rispondo. La mia religione dice che fino al matrimonio il sesso non lo vedi manco col binocolo. Un po' come la vostra, solo che noi non famo come ce pare...”.

E ancora una volta riesce a raccontare come pochi altri la realtà dell’Italia multietnica e degli italiani di seconda generazione, quelli come lui, nato e cresciuto a Torpignattara, a Roma Est, dove il profumo della carbonare si mischia a quelli delle spezie indiane, in un incontro affascinante ma dall’esito per niente scontato tra Occidente e Oriente, tra religioni differenti e ormoni che premono. “In questa straordinaria Roma multietnica, di lingue, sapori e odori diversi, ecco che irrompe l’Occidente nella persona di questo vecchio con la racchetta da padel, che sarei io”, racconta divertito Sermonti. “E subito lo vediamo chiedere alla figlia di chiamare il 118 perché gli fa malissimo la schiena. In realtà Olmo Bibolotti è un babbo che stimo profondamente perché se penso che sua figlia, interpretata dalla meravigliosa Carlotta Antonelli, ama a tal punto il giovane uomo interpretato da Phaim da riuscire a comprimere il desiderio di fare l’amore perché lui prima del matrimonio non lo può fare e anzi riesca a fare una tabella dove scrive ciò che si può fare e ciò che è vietato mi sembra un modo straordinariamente coraggioso di vivere l’amore. Coraggioso e profondissimo paradossalmente”.

Sermonti, che in questi giorni è impegnato a girare una serie con Lillo Petrolo per Amazon, parla anche delle giovani generazioni al centro di “Bangla – La serie”: “La frase che sento da quanto ho 20 anni, è quella in cui i più grandi dicono ai più giovani: “Eh…voi sì che siete più svegli”. È una cosa che va avanti da almeno tre decenni, “eh, non sai quanto sono svegli”. Ma poi ho capito che l’essere considerati più svegli dalla generazione che ci ha preceduto riguarda semplicemente l’abbassamento dell’età in cui uno fa l’amore. Boh, io ho dei dubbi. E il fatto che un ragazzo apparentemente romano come me, che poi è un paraculo come Phaim, allegro, con la tipica indolenza romana, possa albergare dentro di sé una struttura sacra così difficile da declinare dentro la dialettica amorosa, mi piace tantissimo. Credo che l’integrazione non sia impossibile. Tanto è vero che lui decide di fare l’amore con lei perché è sicuro di partire. Anche se poi le cose non vanno come pensa. In fin dei conti questa serie è una potentissima storia d’amore”, continua Sermonti. “È l’amore che è più forte di tutto, che scioglie credenze e religioni, diktat e proibizioni. Quello che mette in difficoltà non è l’odio, ma l’amore. L’odio è facilissimo da vivere: tu non sei me e io ti odio. Sui social noi odiamo tutti gli altri sette miliardi e mezzo di persone meno uno che siamo noi. E questo ingolfamento ormonale di un fanciullo è bellissimo. Credo che ritardare il piacere sia una forma di erotismo altissimo. Mi piace che dei ragazzi giovani abbiano dentro delle forme sacre con cui confrontarsi. D’altra parte crescere è fare a botte con se stessi. Peccato che in Italia superi l’adolescenza verso i 75. E a quel punto fai i conti con la realtà e capisci bene o male chi sei”.