Paolo Bonolis: "Io, amato e criticato". L'accusa di fare tv trash e la risposta ad Aldo Grasso

"Si tratta di due mondi manipolati affinché vivano contrapposti. Poi, magari, ti rendi conto che a unirli è lo stesso bisogno di dare amore": il conduttore di "Ciao Darwin" racconta la sua idea "anarchica" di società, svela come è stato farsi intervistare da Matteo Renzi e risponde alle critiche di Aldo Grasso

Paolo Bonolis: 'Io, amato e criticato'. L'accusa di fare tv trash e la risposta ad Aldo Grasso
di Cinzia Marongiu   -

Da anni Paolo Bonolis si diverte ad alzare l’asticella della provocazione ma non necessariamente fine a se stessa. Il politicamente scorretto gli appartiene almeno quanto il garbo e l’ironia con cui lo persegue. L’arma segreta, e ottimamente camuffata sotto l’eloquio forbito, è l’antiretorica. Il che ne fa uno dei conduttori più amati (la prima puntata di “Ciao Darwin” è andata alla grande) ma anche il più frainteso. Una specie di personaggio multistrato, un millefoglie dello spettacolo dove ognuno sceglie lo strato che più gli è consono, la superficie dello zucchero a velo o la profondità della crema. E non c’è dubbio che pure stavolta, nella seconda puntata di “Ciao Darwin”, mentre farà il gran cerimoniere dell’incontro-scontro tra due categorie antropologiche ribattezzate “Family Day” e “Gay Pride”, ci sarà chi riderà, chi storcerà il naso e chi coglierà aspetti di riflessione. Il tutto a pochi giorni dal già contestatissimo Congresso Mondiale per le Famiglie che si svolgerà a Verona il 29 marzo.

Bonolis stavolta tocca davvero materiale umano incandescente. Nella litigiosa Italia di oggi i sostenitori dei diritti degli omosessuali e i paladini della famiglia tradizionale nutrono uno degli scontri più accesi.
“In realtà si tratta di due mondi che vengono manipolati affinché non si parlino e vivano contrapposti. Manipolazione determinata da politiche culturali, religioni, filosofie e ideologie. Poi, magari, sentendoli parlare in una trasmissione ludica del bisogno e del piacere di poter dare amore ti rendi conto che ci sono anche fondamentali punti di unione. Chi è che stabilisce le regole dell’amore?”.

Già. Chi le stabilisce?
“Viviamo in una società che anziché mettere l’accento su ciò che ci unisce, preferisce puntare su ciò che divide. Le contrapposizioni sono figlie del bisogno di creare schieramenti su tutto. In realtà, rispetto all’amore, la disponibilità affettiva appartiene allo stesso modo a generi comportamentali diversi. Che importanza ha se sono due uomini con un bambino, o un uomo e una donna, o due donne? Non so chi sia in grado di decidere come è giusto amare”.

Beh, in realtà la società si basa anche su delle norme. C’è il diritto di famiglia, ci sono le unioni civili.
“Ma allora non stiamo più parlando d’amore ma di contratti. Penso che ce ne vorrebbe uno, unico valido per tutti senza nessuna distinzione tra chi è etero e chi gay. Cosa te ne frega con chi voglio dormire?”.

Insomma Bonolis lei è sempre più anarchico.
“Per me le leggi dovrebbero essere poche e semplici; dovrebbero proteggere piccoli aspetti del vivere, come la libertà di amare così come la libertà di recedere da un’unione. Tutto il resto è artifizio per alchimie sociali. Le leggi gestiscono disparità e giacché vengono fatte da chi ha rispetto a chi non ha, non hanno la fine delle disparità come obiettivo”.

Eppure sul suo capo e su quello della sua creatura “Ciao Darwin” pende la solita accusa: lei è trash. O meglio, i suoi programmi sono trash. Cosa ne pensa?
“Ciao Darwin racconta anche il trash, ma lo fa in maniera consapevole e usando l’umorismo. Mentre ci sono molte trasmissioni che sono convinte di raccontare altro ma in realtà sono trash”.

So che la domanda è impensabile, ma me ne vuole indicare qualcuna?
“Non mi permetterei mai”.

Torniamo a “Ciao Darwin”, con le sue contrapposizioni fornisce indicazioni sul mondo in cui viviamo?
“A volte tocca temi leggeri, altre volte importanti. Nella prima puntata c’erano gli chic contro gli shock, una contrapposizione che può sembrare figlia dell’effimero. Io ho cominciato la puntata dicendo ”disertori dell’essere e collaborazionisti dell’apparire” perché credo che davvero diamo troppa importanza a come ci conciamo e a come vogliamo sembrare. Poi, certo, la questione è più profonda di come può sembrare. Faremo pure “cime” contro “rape” il che mi sembra piuttosto calzante in questa società dove agli scienziati si contrappongono quelli dell’uno vale uno, del terrapiattismo e del consenso social. Noi certo non abbiamo grandi pretese. Ci piace sorridere di queste contrapposizioni abilmente indotte, di queste esuberanti follie. Alla fine siamo vittime di culture che traggono linfa dai mercati, dalle religioni e dalle ideologie. Ma a chi pretende di dire cosa è giusto o sbagliato io contrappongo una semplice istanza: vivere come si desidera ma rispettando il modo di vivere dell’altro. Non ci sarebbe quasi bisogno di leggi”.

Che il critico televisivo Aldo Grasso non la ami non è una novità ma questa volta si è spinto un gradino più in là nella disistima e l’ha tacciata di “non essere un grande conduttore degno di entrare nella storia della tv”. Le secca?
“È una sua opinione e per me non è un problema. Non mi tocca particolarmente l’idea di non entrare nella storia della televisione. Anche perché magari ci entri o perché sei veramente bravo o perché ti dedichi molto a chi questa storia la scrive. Chissà quanti cardiochirurghi ci sono al mondo che hanno ridato il sorriso a delle persone e che non entreranno nella storia della medicina. So che il professor Grasso ha un concetto negativo di me. Non ci conosciamo ma lui ha il diritto di avere il suo pensiero. Magari non guasterebbe un briciolo di garbo in più nei confronti di chi sta lavorando. Comprese le persone che lavorano con me da tanti anni, professionisti eccellenti e persone alle quali voglio bene che con me hanno condiviso tante cose importanti”.

Ma lei cosa ne pensa rispetto al fatto di venire accusato di dedicarsi solo a una certa tipologia di televisione, quella “leggera” di “Avanti un altro” e di “Ciao Darwin”. È davvero il tipo di programma che indossa meglio?
“In realtà non ho problemi a uscire vestito in jeans o in giacca e cravatta. C’è chi mi preferisce in jeans e chi in abito, ma io posso vestirli entrambi e mi trovo bene in entrambi. Così mi sta bene perseguire il disimpegno televisivo come condurre programmi un po’ più densi. D’altra parte l’ho sempre fatto con “Sanremo”, “Music”, “Il senso della vita”.

Ma lei sinceramente come si sente più a suo agio?
“Ho un’anima leggera e anticonvenzionale. E non mi piace l’ipocrisia di tanti comportamenti in tv”.

Tra le persone che lavorano con lei c’è da sempre il suo agente Lucio Presta. Dipinto come un “duro”, ha appena pubblicato un libro nel quale racconta la sua parte più fragile e meno scontata.
“Lucio è una persona per bene, nobile e onesta. Una persona educata e sincera che deve camminare in un territorio pantanoso. Spesso si ha un effetto distorto di chi lavora in un certo ambiente. E poi comportarsi bene può dare parecchi problemi”.

A proposito di persone “divisive”, amate e odiate, lei è anche andato alla Leopolda e si è fatto intervistare da Matteo Renzi. Come si è trovato dall’altra parte del microfono?
“Bene. Renzi è una persona garbatissima, per bene e intelligente. Il fatto che sia così controverso? Fare delle cose crea inevitabilmente dei problemi. Renzi avrebbe voluto fare il bene di molti ma quei pochi che ci avrebbero rimesso hanno convinto i molti che sarebbe stato un problema pure per loro. Detto questo, ci sono altri politici validi in Italia. Generalmente sono quelli che hanno vita più difficile”.