Pamela Prati: "Io, bimba dimenticata e cresciuta fra gli abusi. Quei segni che restano"

La madre rimasta sola, il collegio ad un anno e mezzo fra furti e maltrattamenti. Il duro apprendistato artistico a Roma. L'attrice svela nascosta dal corpo

Pamela Prati: 'Io, bimba dimenticata e cresciuta fra gli abusi. Quei segni che restano'
di Cristiano Sanna

La voce si incrina, ritrova note fragili e quasi infantili, lontana dal timbro deciso e profondo che insieme ad un corpo statuario che continua a farsi beffe dell'età, ha reso Pamela Prati un'icona della tv italiana. Ora a parlare fra una tappa e l'altra del tour teatrale 50 sfumature di Renzi è Paola Pireddu, vero nome dell'attrice e showgirl, 57 anni compiuti di recente. La donna dietro l'immagine di forza fisica e sensualità selvaggia che le ha fatto da scudo. Fino alla decisione di togliersi la corazza della seduzione e svelare la propria anima, raccontando una storia che è fatta di povertà, sacrifici, abusi subiti in collegio.

Portate in scena uno spettacolo sull'Italia di Renzi. Che ritratto ne fate?
"Quello di un Paese che tenta la strada della modernità, conservando la propria anima antica. Quindi ci sono le battute, gli sketch, i balletti, ma anche i quadri, le scenografie, l'omaggio a Gabriella Ferri. Il pubblico ha per noi un affetto incredibile che mi emoziona ad ogni data. Fino a fine gennaio staremo a Roma, poi cominceremo a muoverci in giro per l'Italia. Durante una delle repliche Silvio Berlusconi, estimatore del Bagaglino e di Pingitore, ha detto che vorrebbe riportare questo tipo di spettacolo in tv".

Di recente lei è tornata a parlare della sua infanzia, della durezza di anni trascorsi da bambina dimenticata dal padre e cresciuta dalla madre in condizioni di grande difficoltà.
"Non parlo spesso della mia infanzia perché non ne ho avuta una. Quando ero bambina sono stata costretta a diventare precocemente donna, ora la bambina che è in me viene allo scoperto e cerca quel calore che le è sempre mancato. Ho cominciato a parlare di alcuni episodi della mia vita, il racconto completo lo farò soltanto nel libro che sto finendo di preparare e che voglio intitolare Il piccante lo metto io".

Sua madre rimase sola a doversi occupare di otto bambini, all'età di un anno e mezzo lei entrò in collegio.
"Scoprì i tradimenti di mio padre con una donna che veniva aiutata economicamente proprio da mia madre. Gli diede l'ultimatum, lui fu incapace di rompere quella relazione e lei lo mandò via di casa. A quel punto rimase sola, con pochi mezzi, costretta a metterci in collegio ad Ozieri, dove sono nata. L'ambiente era terribile, ricordo solo freddo e maltrattamenti, quel posto è stato chiuso quando lo scandalo dei metodi usati dalle religiose che lo gestivano è definitivamente esploso. Gli episodi di abusi all'infanzia, che oggi tengono banco nelle cronache nazionali, esistevano già allora ma erano tenuti coperti da una coltre di vergogna e ipocrisia".

In mezzo a tanto orrore, l'amore di una mamma che veniva a trovare voi figli una volta al mese.
"L'ho persa proprio nel corso dell'anno appena passato. Non riesco a farmi una ragione di questa mancanza, il dolore mi divora. All'epoca faceva una lunga strada in bus per venire a riempirci d'amore, portandoci il cibo che dovevamo difendere dalle ruberie delle suore. In quel collegio c'erano figli di famiglie benestanti e figli di povera gente, e accadeva che si rubasse ai poveri per dare ai ricchi. Per nove anni è andata così, mentre lei continuava a fare qualsiasi lavoro e a mettere da parte i soldi per riportarci a casa. Se non mi sono mai drogata né prostituita è perche ho avuto l'esempio di mia madre, dignitosa anche nell'estremo sacrificio".

Quando ha cominciato a pensare di trasformarsi in Pamela Prati?
"Avevo 15 anni e questo corpo vistoso, mi portavo appresso il carattere selvaggio e timido dei sardi. Lavoravo come fotomodella e commessa. Quello che guadagnavo lo dividevo in tre parti: una andava in Sardegna, per aiutare mamma. La seconda a mia sorella, che mi ospitava. Il resto lo investivo per pagarmi i corsi di canto, ballo, dizione e recitazione. Sognavo e lavoravo duro".

La svolta come è arrivata?
"Quando un potente agente dello spettacolo mi notò mentre lavoravo in negozio. Mi disse che lo spartiacque tra la mediocrità dei tanti tentativi artistici e il grande lancio verso il successo, all'epoca, era accettare di comparire su Playboy. Tutte le maggiori celebrità italiane lo facevano, anche attrici italiane impegnate a teatro o nel cinema d'autore. Io inorridii: mostrarmi nuda a tutta l'Italia? Mai. Durò poco. Sentire mia madre al telefono, disperata perché senza soldi nuovamente in difficoltà, mi fece tornare sulla mia decisione. Allora per poter comparire su Playboy bisognava superare un vero e proprio provino, non bastava arrivare lì e levarsi di dosso i vestiti. Quel servizio fece scalpore, cominciarono a parlare della 'mora più bella d'Italia', mi definivano un misto di Fenech e Cardinale. Lì nacque Pamela Prati. Mi volle anche il Playboy americano, poi cominciai a lavorare al cinema".

Una donna bellissima, un corpo da desiderare. Bastava?
"No, ci sono stati momenti in cui detestavo Pamela Prati, questo personaggio diventava ingombrante. In tv, negli show del Bagaglino, ho avuto modo di mettere in mostra l'ironia, la leggerezza. Bellissimo, ma non basta ancora. Avrei voluto il cinema d'autore, mi sono mancate figure che mi seguissero e proteggessero man mano che facevo le mie esperienze. Avrei avuto bisogno di un vero padre artistico così non ho mai avuto un padre naturale a cui appoggiarmi e da cui lasciarmi guidare nella vita".

Nel periodo di massima notorietà televisiva ha rischiato di ammalarsi di anoressia in modo cronico. Perché?
"Ho sempre avuto un rapporto conflittuale col cibo. Avendone avuto così poco da bambina, mi sentivo in colpa al momento del pasto. A questo si sono aggiunti stress e insoddisfazione. Ad un certo punto ero così magra da perdere la mia identità, non sopportavo di non poter più fare le mie scelte in campo artistico e di dover accettare anche cose che non mi andavano. Mi sono ripresa quando ho visto la figlia di un'amica prendere il cibo con le mani e portarselo alla bocca. La bambina che è in me ne guardava un'altra mangiare con gioia".

Ha un compagno di 25 anni più giovane di lei. Non la offende quando legge: "Pamela Prati e il toy boy"?
"Lo trovo orribile. Per il semplice motivo che una persona non è una cosa, un giocattolo. Mai. E che l'accanimento gossipparo contro le donne che vivono serenamente l'amore per un uomo più giovane dovrebbe scomparire una volta per tutte".

A fine spettacolo, sul palco del teatro, gli applausi sfumano e le luci si spengono. Cosa resta?
"L'amore del pubblico, il battito delle mani è per me come quella carezza che ho cercato per tutta la vita, quella che mia madre per anni è riuscita a non farmi mancare, capace di spegnere il freddo interiore".