Marco Bocci: "Io, il labile confine tra il bene e il male e la malattia che mi ha cambiato la vita"

Arriva un nuovo medico in tv e non c’è dubbio che farà breccia nel cuore di tutti. E non soltanto perché a interpretarlo è uno degli attori più intensi del panorama italiano come Marco Bocci, ma anche e soprattutto perché è impossibile non mettersi nei suoi panni e ritrovarsi quasi senza accorgersene ad abitare il proprio piccolo mondo, fino a quel momento apparecchiato di affetti e certezze, trasformato improvvisamente in un tunnel di dubbi e ricatti. A volte basta un piccolo scarto del destino. A volte è sufficiente un lievissimo scivolone, un’esitazione, un piccolo passo falso per ritrovarsi non più padroni della propria vita, stretti tra dubbi morali e quesiti deontologici, prigionieri di ciò che si è fatto, magari per il bene altrui. Il fatto è che in questa serie di Rai1 diretta da Cinzia Th Torrini e prodotta da Luca Barbareschi viene palesato quanto il confine tra bene e male sia labile e frastagliato di buone intenzioni: “Alle volte agiamo d'impulso senza valutare le conseguenze”.

 A Diego Mancini il cardiochirurgo stimato e irreprensibile interpretato da Marco Bocci in “Fino all’ultimo battito” (in onda su Rai1 dal 23 settembre) succede di “scegliere di salvare la vita di suo figlio a scapito di quella di qualcun'altro che ha più tempo”, racconta l’attore in questa videointervista concessa a Tiscali.it. “Invece di affidarlo alle cure di altri, commette un atto impensabile di onnipotenza. Per un medico significa tradire il codice deontologico, il giuramento di Ippocrate e magari ritrovarsi ricattato e minacciato dalla malavita”. E piano piano tutta la sua vita comincia a sgretolarsi in un crescendo di colpi di scena che coinvolgono la sua famiglia, a cominciare dall’amata compagna interpretata da Violante Placido e dalla “quasi” suocera interpretata da Loretta Goggi.

Per Marco Bocci marito di Laura Chiatti e padre di due bimbi è stato inevitabile porsi le stesse domande che si è posto il suo personaggio: “Mi sono chiesto cosa avrei fatto al suo posto. Forse per amore avrei fatto la stessa scelta, poi la metti in discussione nel momento i cui capisci i danni che subiscono gli altri. In ogni caso non giudico mai i personaggi che interpreto ma cerco di entrare in empatia con loro".

Di certo per Bocci questa serie tv ambientata in ospedale, un medical drama con potenti innesti crime, è stato inevitabile anche pensare a ciò che è successo a liui stesso qualche anno fa, quando in seguito a un incidente stradale gli è stato scoperto un herpes cerebrale. L’intervento e la lunga degenza gli hanno dato il tempo di mettere a fuoco un nuovo modo di affrontare la vita: "Ora sto bene, non ero preparato, non ho avuto il tempo di metabolizzare. Quando sono guarito, ho compreso una cosa fondamentale: che la vita va vissuta giorno per giorno, senza fare programmi nel lungo periodo, che le cose importanti vanno espresse subito, non bisogna rimandare". Insomma il vecchio e saggio “hic et nunc” dei latini che Marco ha fatto suo.

Impensabile invece paragonarlo a un altro medico del piccolo schermo, il “Doc” interpretato da alcune stagioni con grande successo da Luca Argentero. E Bocci ci spiega il perché nella videointervista. Di certo, come per “Doc- Nelle tue mani”, il destino del suo cardiochirurgo sembra segnato. Ed è quello di un grande successo.