"Lupin" è nero ed è da record: la rivincita della superstar Omar Sy dopo le polemiche

Un fenomeno mai visto. Il ladro gentiluomo inventato da Maurice Leblanc ha già conquistato 70 milioni di spettatori in tutto il mondo. Il segreto di una serie dove il ladro insegue chi gli dà la caccia in un perfetto e geniale gioco di specchi

Un fenomeno mai visto. “Lupin” in poco meno di un mese ha già conquistato oltre 70 milioni di spettatori in tutto il mondo. Ed è la serie tv più vista in Italia, ma anche in Brasile, Argentina, Spagna e Vietnam. Più degli scandalosi “Bridgerton”, più de “La Regina degli Scacchi”. Insomma, un record assoluto che Netflix festeggia alla grande anche perché il risultato di questa serie francese che si rifà al ladro gentiluomo più amato dello schermo, all’eroe letterario di Maurice Leblanc, non era affatto scontata. E anzi, quando ne era stato annunciato il protagonista, ovvero la superstar Omar Sy, sui social era montata una polemica rispetto all’imperante “black whashing”, ovvero all’utilizzo sempre più frequente di attori di colore in ruoli in passato assegnati ad attori bianchi in nome del politicamente corretto. Il suo “Lupin” invece funziona. Eccome.

E l’attore reso celebre in tutto il mondo da “Quasi amici”, esulta così sui suoi account Twitter: "70 milioni sono pazzi! Sono davvero orgoglioso che Lupin sia la prima serie Netflix francese a incontrare un tale successo internazionale! Senza di voi, non sarebbe stato possibile. Grazie a tutti". “Ma, attenzione va subito detto che Omar Sy non interpreta Lupin, come è ben evidenziato dal sottotitolo in italiano della serie e cioè “Sulle orme di Arsène”, ma ne è un emulo contemporaneo, che nel celebre romanzo di Leblanc ha sfogato la sua solitudine e la sua infelicità, quella di un ragazzino reso orfano dal suicidio del padre, accusato di un crimine che non aveva commesso e sbattuto in prigione per salvaguardare la reputazione di un potente. Quel libro è il regalo più prezioso che il padre ha fatto al giovanissimo Assane Diop, questo il nome del personaggio interpretato da Omar Sy. Una sorta di eredità letteraria che però finisce per diventare anche ispirazione di vita e soprattutto di una vendetta a lungo covata. Ed eccoci così subito trascinati al Louvre, con immagini mozzafiato su Parigi, in una città multietnica e contradditoria, tra insoddisfazioni esistenziali da alta borghesia e periferie brulicanti di vita e problemi.

Un perfetto gioco di specchi dove il ladro insegue chi gli dà la caccia

Il colpo è quello del secolo, la collana della regina Maria Antonietta da sottrarre sotto il naso di plotoni di poliziotti e ovviamente, trattandosi di Lupin, il piano è assolutamente ardito e geniale. Da lì si scatena una caccia al ladro che più che giocare sulla spettacolarizzazione di inseguimenti, preferisce concentrarsi sulle indagini parallele che il giovane Assane conduce per riannodare il bandolo della verità della sua storia familiare, impregnata di ingiustizie e depistaggi. In un continuo e davvero notevole gioco di rimandi e flash back, ma anche n un sapiente mix di registri, dove lo humour e l’azione spesso vengono affiancati all’introspezione psicologica e alla denuncia sociale. Già perché Assane Diop è nero e come tale invisibile davanti alla quasi totalità dei benpensanti e alla polizia stessa. Un ladro invisibile che indaga su chi lo insegue in un perfetto gioco di specchi che avrebbe sedotto perfino Maurice Leblanc .