[L'intervista] Valentina Lodovini, bellezza e impegno: "La mia rabbia da cittadina"

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Una bellezza mediterranea sulla quale però non ha mai voluto puntare più di tanto. Per Valentina Lodovini, splendida quarantenne umbra, il cinema e la recitazione sono soprattutto impegno e sfide. E a dimostrarlo ci sono le sue scelte e anche i no che ha saputo pronunciare quando il successo popolare con “Benvenuti al Sud” e con “Benvenuti al Nord” rischiava di imbrigliarla in ruoli stereotipati da commedie dello stesso tenore. Ha cominciato con i grandissimi: prima Michele Placido in “Ovunque sei”, poi Paolo Sorrentino in “L’amico di famiglia”. Sono seguiti tanti altri autori, da Mazzacurati a Francesca Comencini, fino al teatro e al David di Donatello. Ora la ritroviamo diretta da Marco Risi in “L’Aquila – Grandi Speranze”, lo stesso regista che già l’aveva voluta per “FortApasc” e per “Tre tocchi”.

Si tratta di una serie in sei puntate (stasera, martedì 23 aprile, va in onda la seconda puntata) che racconta la difficile ricostruzione materiale e psicologica di chi si è vista la propria vita spazzata via dal terremoto che ha colpito la città abruzzese 10 anni fa. Una serie partita lo scorso 16 aprile tra le polemiche visto che sui social non sono mancate le critiche ad alcune scelte degli sceneggiatori che hanno raccontato la contrapposizione tra due bande rivali di ragazzini che si sfidano a colpi di fumogeni e botte tra i palazzi inagibili della zona rossa e che hanno messo al centro del racconto la scomparsa di una bambina di 6 anni, espediente narrativo giudicato da più parti inverosimile.

A Valentina Lodovini, come si vede in questa videointervista concessa a Tiscali.it insieme con il suo marito di “fiction” Giorgio Tirabassi, è spettato il compito di raccontare attraverso la sua Elena la solitudine di chi sceglie comunque di guardare avanti e con coraggio ritorna a vivere in quel centro storico spettrale. Ma mai come in questa esperienza la Lodovini attrice si è intersecata con la cittadina e la donna: “Per me è stata un’esperienza forte, di cui non voglio dimenticare niente. A L’Aquila non c’ero mai stata e la prima volta che ci sono venuta sono rimasta senza fiato per la sua incredibile bellezza. Mi ha colpito la fierezza e la dignità degli aquilani. Poi però a prevalere è stata la rabbia perché mi sono sentita impotente. E soprattutto la frustrazione per le scelte scellerate che sono state fatte nell’allontanare queste persone le une dalle altre. Purtroppo tutt’ora è cosi, visto che continua a mancare un centro storico che dovrebbe essere il fulcro della ricostruzione di una comunità”.