Te lo do io il sessismo: l'affondo di Fiorello contro il Festival dell'ipocrisia preso d'assalto dai politici

Mentre l'intero arco costituzionale va all'assalto del Carrozzone festivaliero, unica voce fuori dal coro in difesa di Amadeus è quella di Fiorello che scimmiottando il rapper mascherato dice una sacrosanta verità

Te lo do io il sessismo: l'affondo di Fiorello contro il Festival dell'ipocrisia preso d'assalto dai politici
Amadeus e Rosario Fiorello.

I moniti che sono sempre “severi”, le prese di posizione figuriamoci se non “dure” fino a scomodare 29 parlamentari dell'intergruppo della Camera per i diritti delle donne che invocano, con tanto di lettera, le scuse di Amadeus (ma non le ha già fatte urbi et orbi via agenzia e pure in tv con Massimo Bramellini?). Non basta. Vuoi negarti un tweet con l’hashtag più gettonato del momento, specie se sei sotto elezioni? Certo che no. Così dopo Matteo Salvini, nei panni del moralizzatore social che inciampa in gaffe freudiane (“A proposito mi vergogno di quel cantante che paragona donne come tr..e, violentate, sequestrate, stuprate e usate come oggetti. Lo fai a casa tua e non in diretta sulla Rai”), ecco perfino Nicola Zingaretti (“Sanremo ha avuto grandi interpreti a rappresentare il talento, la competenza e l’autorevolezza delle donne. Quest’anno si trasmette un brutto messaggio, che offende le donne. Tutti siamo chiamati in causa. Da Sanremo e dalla Rai ci aspettiamo passi in avanti, non passi indietro”).

Il Festival usato dai politici come arma di distrazione di massa

Insomma, la politica, per una volta concorde, è salita sul Carrozzone festivaliero, perfetta arma di distrazione di massa, perfino migliore della Nazionale di Calcio, se non altro perché i Mondiali si giocano ogni 4 anni e l’ultima volta la nostra gloriosa Italia non si è nemmeno riuscita a qualificare. Così risulta irrinunciabile esprimersi sul presunto sessismo di Amadeus o sui testi violenti e crudi di un rapper che ben pochi fino a ieri conoscevano (qui la polemica), in una girandola di “passi indietro” da fare, di scuse da presentare e di toto-conduttori da rilanciare perfino sulle chat di whatsapp. Ecco le esternazioni del Movimento 5Stelle, dell’Udc, di Leu, di ex ministri, di capigruppo, oltre naturalmente al braccio di ferro nella Tv di Stato, i cui dirigenti nominati in quota a questo o quel partito puntuali rispondono a questa o quell’esigenza e quindi ora si scornano. Così alle esternazioni di Marcello Foa risponde il silenzio assordante di Fabrizio Salini.

Ama e Fiore, amici per la pelle

Il Fiorello mascherato, unica voce fuori dal coro

Unica voce fuori dal coro, per la serie gli amici, quelli veri, si riconoscono al momento del bisogno, è quella di Rosario Fiorello che cerca di buttarla sul ridere ma che alla fine dice anche una cosa sacrosanta. Sul suo account Instagram, mascherato alla belle e meglio da una sciarpa che gli copre il viso che ovviamente scimmiotta la maschera di Junior Cally ironizza così rivolto all’amico Amadeus: "Io in qualità di anonimo proporrò per te la pena di morte: per quello che stai facendo, per quello che rappresenti. Da che eri un santo, ora sei l'uomo più cattivo d'Italia, un sessista". Poi l’affondo rivolto alle parlamentari, Laura Boldrini in testa, che auspicano a Sanremo “una posizione di condivisione della conduzione e delle scelte artistiche per le donne”: “Volevo dire una cosa alle 29 deputate che ti hanno accusato, proprio in politica cercate di stare un passo avanti, non state indietro. Non lamentatevi su Sanremo... lamentatevi sul vostro settore. Voglio vedere una donna presidente della Repubblica o presidente del Consiglio, non mi pare di averne viste... allora sì che avremo fatto un passo avanti”. Insomma, scandalizzarsi su Sanremo, mentre in Italia la situazione delle donne lavoratrici, nello spettacolo e non, continua a essere critica sia per i livelli di occupazione sia per il gap economico, appare quantomeno comodo per non dire ipocrita e fuorviante.

Antonella Clerici, Diletta Leotta, Francesca Sofia Novello, Emma D'Aquino e le altre donne del Festival

Cos'altro fare per essere riabilitato sulla via di Mike Bongiorno, principe di tutti i gaffeur?

Se poi dobbiamo scendere nel merito delle due questioni che in questi giorni appassionano tutti, andrebbe ricordato che Amadeus abita, attraverso la tv, i nostri salotti da oltre 30 anni e tutte le sere con garbo e ironia accompagna le nostre cene. Possibile che tutto a un tratto il maschilista che è in lui si sia palesato commettendo chissà quali gesti gravissimi? D’accordo voleva fare il galante e non gli è venuto benissimo. Voleva fare un complimento a una giovane modella e forse è stato un po’ superficiale. Una gaffe, insomma. Niente di diverso da quanto fior di esponenti politici, con ben altri compiti che condurre una gara di canzoni, offrono quotidianamente. Ma si è già scusato in nome della “trinità televisiva” che Sanremo racchiude in sé, con la pubblicità, il televoto e il sacro Auditel. Che altro dovrebbe fare per essere riabilitato sulla via di Mike Bongiorno, principe di tutti i gaffeur di televisiva memoria?

Junior Cally, il rapper mascherato, è lo pseudonimo di Antonio Signore

La strada del rock e del rap è lastricata di politicamente scorretto

E veniamo a Junior Cally. A finire sulla graticola non è stata la canzone che presenterà al Festival, “No grazie”, nella quale se la prende equamente con Salvini e con Renzi, ma una del suo repertorio passato. Il regolamento del Festival non prevede l’analisi retroattiva delle passate composizioni anche perché se così fosse gli stessi Marco Masini (ricordate "Bella stronza"?) e Achille Lauro, entrambi in gara con Junior Cally, potrebbero avere gli stessi problemi. La strada del rock e ancor più quella del rap è lastricata di politicamente scorretto, di testi incendiari, scandalosi, blasfemi. La lista è davvero infinita. Giova forse ricordare quando un certo Vasco Rossi raccontava di una serata che gli era andata a buca perché la lei in questione gli aveva preferito un uomo di colore. Solo che la ragazza era chiamata “troia” e il rivale era un negro”. E tutto per “Colpa di Alfredo” che con i suoi discorsi seri e inopportuni” gli faceva sciupare tutte le occasioni. “Io prima o poi lo uccido”, prometteva Vasco. Ma, tranquilli, era solo così per dire. O come direbbe Manfredi, “tanto per cantare”.