La metamorfosi di Amadeus: "Non sono buono. Lo sembro, ma non lo sono". La risposta secca ai Jalisse

La sensazione è che Amadeus, in questi due anni di via crucis sanremese, oltre ad aver portato a casa due clamorose edizioni di successo con Fiorello, abbia anche incassato qualche delusione sul fronte personale

“Non sono buono. Lo sembro, ma non lo sono”.

C’era una volta un bravo presentatore, un po' gaffeur, che alla vigilia del suo primo Festival aveva fatto insorgere la stampa ed era stato travolto dalle polemiche (piuttosto pretestuose, va detto) con l’accusa di “sessismo”. Era l’emblema del conduttore immune da qualsiasi furbizia. E proprio per questo perfetta vittima sacrificale del baraccone televisivo. Ecco, cercate di scovarlo in qualche angolino della vostra memoria perché ora quell’Amadeus non c’è più.

A sostituirlo c’è un conduttore deciso come non mai, tonico, si direbbe; uno che distribuisce risposte secche e stringate soprattutto alle domande in odore di malizia; un direttore artistico che modifica il regolamento del Festival come una palla di plastilina: l’ultima “innovazione” è che saranno tre e non due i Giovani di Sanremo a entrare direttamente in gara tra i Big. Uno che a chi si offende per essere stato scartato, non la manda a dire. Così capita che i malcapitati Jalisse, dopo essere stati respinti per 25 anni di fila alle selezioni sanremesi e aver esternato urbi et orbi la loro delusione, oggi incassino da Amadeus pure questa “lezione di vita”: “Io valuto la canzone e non ritenevo la loro adatta al mio Festival. Non ho niente di personale nei confronti dei Jalisse, come nei confronti degli altri 320 che non sono stati selezionati per il Festival. Ascolto tutti i brani che mi arrivano, ma alla fine devono essere 22 quelli in gara”. Infine, la stilettata: “La lamentela non rende merito alla storia di un cantante. Bisogna lavorare sodo e non pensare sempre che ci sia un complotto: lavora e magari le cose potranno andare meglio. A me è stato insegnato che funziona così".

Insomma, sotto i nostri occhi, tra un riconoscimento finale dei “Soliti Ignoti” e una playlist anni Ottanta celebrata all’Arena di Verona, si è compiuta una vera e propria metamorfosi. La sensazione è che Amedeo Sebastiani, questo il vero nome di Amadeus, in questi due anni di via crucis sanremese, oltre ad aver portato a casa due clamorose edizioni di successo insieme con l’amico fraterno Fiorello, abbia anche incassato qualche delusione sul fronte personale, magari per non essere stato difeso come si sarebbe aspettato quando, nel corso dello scorso Festival, c’era stato chi aveva storto il naso per ascolti alti ma non altissimi. E così ora, che in cuor suo sa già che con questo Ama-ter si chiuderà il suo triplete sanremese, abbia tratto i dadi. E varcato il Rubicone in barba alla diplomazia. Bravo presentatore, sì. Ma non buono. O meglio, solo in apparenza. L’appuntamento più vicino per vedere all'opera il nuovo Amadeus è il 15 dicembre su Rai1 con “Sanremo Giovani” nel corso del quale verranno presentati anche i 22 Big in gara. E poi dal 1 al 5 febbraio l'Ariston sarà suo. E stavolta ne vedremo delle belle.