La Littizzetto si rivolge ai 622 deputati assenti al dibattito sulla violenza sulle donne: la proposta "rivoluzionaria"

Non è certo la prima volta che Luciana Littizzetto si occupa di violenza sulle donne e di femminicidi. Non è certo la prima volta che un'artista, una donna di spettacolo, una comica si rivela più incisiva di chi di questo problema deve occuparsene per lavoro e per dare esecuzione al mandato popolare ricevuto con l'elezione. Ma stavolta vale la pena riproporre integralmente il video della "letterina" inviata allo Stato e in particolare "ai 622 deputati e deputare che lunedì non erano presenti al discorso della ministra Bonetti". Perché stavolta la Littizzetto non si ferma a denunciare la grave emergenza, i numeri di una strage quotidiana. No, stavolta nel miriuno della Luttizzetto c'è quello spazio che rimane tra la denuncia che fanno le donnne vessate e maltrattate e la violenza di cui poi si leggerà su giornali o si parlerà nei dibattiti tv. E così parte anche la proposta pragmatica e maledettamente seria, come seria è la situazione da affrontare

"Caro Stato tu fai cose bellissime, come la campagna vaccinale, il bonus bebè, i posti auto per i disabili, ma c’è una cosa su cui dovresti impegnarti di più", esordisce così nella letterina. "Sai quante sono le donne in Italia? Il 51,3% della popolazione e tantissime di loro ogni giorno sono spesso calpestate, picchiate, martoriate e uccise dal compagno violento. Loro possono fare il primo passo denunciando ma poi non puoi dare a loro la responsabilità di salvarsi, a salvarle devi essere tu, Stato mio".

E visto che oramai tutti i dati confermano che il colpevole dei femminicidi o delle violenze è un familiare della vittima ecco la proposta: "Il mostro non è là fuori, ma è in casa. Però poi sono le donne che, dopo aver denunciato, devono nascondersi, scappare, andare nella case-rifugio, andare nei centri anti-violenza, cambiare identità e città. Ma perché a pagare la doppia pena è sempre la vittima e mai il carnefice? Dovrebbero essere gli uomini violenti ad andare in un centro anti-violenza. Sei violento? E non ti insegniamo a non esserlo più. Ma in un posto chiuso, dove resti finché non impari. D'altra parte, se c’è un leone libero in città appena scappato dallo zoo, chi mettono in gabbia il prima possibile? Il leone o i cittadini che sono in pericolo? Non è logico? E caro Stato, non bastano le misure intermedie, tipo il divieto di avvicinamento. Ma cosa vuoi che gliene freghi del divieto di avvicinamento a un pazzo e violento che vuole ucciderti a tutti i costi? Cosa pensi che faccia, che vada in giro con il metro a calcolare la distanza come un geometra dal catasto? Non ci deve poter arrivare a quella casa lì, altrimenti a me donna passa la voglia di denunciare". Sembra una proposta rivoluzionaria e in effetti lo è, anche se a ben guardare a volte basterebbe credere alle donne e usare un po' di buon senso".