Kasia Smutniak: "Io forte e fragile come Livia, ma non avrei mai potuto rinunciare ai miei figli"

Protagonista di "Domina", nuova serie-evento Sky in onda dal 14 maggio, l'attrice interpreta Livia Drusilla, la potentissima moglie di Augusto: "Incredibilmente su di lei nella storiografia ufficiale si trovano solo poche righe. Ma è perché la Storia è stata scritta dagli uomini"

“A vedere questa serie ci manderei le scuole”. La frase è di Isabella Rossellini che è una delle interpreti, e ben si addice nel descrivere la potenza, il rispetto della verità storica e la prospettiva del tutto inedita di “Domina”, la nuova serie Sky che debutterà su Sky Atlantic e su Now tv venerdì 14 maggio. Anche qui, come in altre serie tv che raccontano la storia dell’antica Roma, gli ingredienti sono violenza, lotta per il potere, spregiudicatezza e sesso. Ma stavolta tutto ciò che vedrete sullo schermo è documentato storicamente dalla sceneggiatura di Simon Burke.

Girata a Cinecittà, prodotta da Sky Studios, Fifty Fathoms e Tiger Aspect Productions, “Domina” ha come protagonista assoluta Livia Drusilla, terza e ultima moglie di Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, donna intelligente, ambiziosa, scaltra, potente consigliera del marito, considerata da alcune teorie storiografiche la mente politica che avrebbe influenzato molte sue scelte e di sicuro determinante nel passaggio dalla Repubblica all’Impero. A interpretarla la bellissima Kasia Smutniak, volto di punta oltre che del nostro cinema anche di Sky, per la quale ha già interpretato la serie tv “Diavoli”.  “Livia forse è stata la vera prima femminista, ha creato leggi apposta per le donne, che consentissero loro di mantenere le proprietà e non perdere i figli dopo il divorzio. Allora le donne erano come oggetti di riproduzione. Questa è una storia che ci dice come duemila anni fa fossero stati fatti dei passi avanti che poi sono stati cancellati. Questo è un allarme che vale anche oggi, perché ci racconta come certe conquiste possano essere messe a rischio. Non sono per sempre". E d’altra parte, anche oggi, in molte parti del mondo, "le donne sono private di tutti i diritti". E ancora: "Livia era forte e fragile. Dovette rinunciare ai suoi figli per stare accanto a gaia Giulio Cesare. Una scelta difficilissima".

Di Livia Drusilla nei libri di scuola " abbiamo trovato una riga quando si parlava di Augusto, di Tiberio o di Caligola. Sono rimasta veramente sorpresa di quanto poco le fonti parlino di lei. Ma questo è dovuto al fatto  che la storia antica è stata raccontata dagli uomini, la versione che ce n'è arrivata è piena di buchi, è parziale".

Nel cast anche Matthew McNulty, interprete di Augusto, Claire Forlani, Colette Dalal Tchantcho, Liam Cunningham e Isabella Rossellini. Livia Drusilla "era un personaggio fondamentale di quel periodo, era venerata, ma la sua storia è stata cancellata già dal figlio Tiberio. Pensiamo solo a quanto le donne dovessero subire, essendo considerate solo come oggetti di riproduzione. Il famoso dito dell'imperatore, che dava o toglieva la vita, era nato ancora prima, perché quando una donna partoriva una femmina era il marito a decidere se la piccola dovesse vivere o no". Oggi la figura "della donna che è completa solo se diventa madre è ancora molto radicata nella nostra società, la donna spesso deve rinunciare o al lavoro o ai figli. La società dà un'ingiusta possibilità di scelta, ma noi non vogliamo scegliere, abbiamo diritto a entrambi".

Con Livia, Kasia Smutniak non ritiene di avere molte cose in comune: "Penso di essere anch'io forte, ma mi piacerebbe essere tanto determinata quanto lo era lei. L'ambizione, poi, proprio non ce l'ho". A breve ritroveremo la Smutniak in “Pantafa di Emanuele Scaringi”, “ 3/19” di Silvio Soldini e “Il colibrì” di Francesca Archibugi, con Piefrancesco Favino e Nanni Moretti, tratto dal romanzo Premio Strega di Sandro Veronesi. “la storiami appassiona. Ma non in particolare quella del periodo romano. Mi interessano di più altri periodi come la seconda guerra mondiale, forse perché vengo da un Paese, la Polonia, dove se ne sente ancora l'influenza. Sono cresciuta in città come Varsavia dove c'erano ancora i segni degli spari sui muri; la casa di mia nonna a Lodz è stata costruita sull'ex ghetto. E credo sia molto importante conoscere e tramandare la storia per poter migliorare e cercare di evitare gli stessi errori".