[Il ritratto] Gli 80 anni di Maurizio Costanzo, il disincanto al potere

[Il ritratto] Gli 80 anni di Maurizio Costanzo, il disincanto al potere

Ottant’anni e non sentirli. Maurizio Costanzo festeggia un compleanno così “ingombrante” con il disincanto indaffarato di sempre. Il re del talk show, maestro dell’arte dell’intervista, autore di programmi tv e radiofonici e perfino di canzoni (sua è la celebre “Se telefonando”, cantata da Mina), bulimico, come si è sempre definito lui, di storie, iniziative imprenditoriali e artistiche, in perenne lotta con la bilancia e con il caldo (la temperatura nel suo ufficio sfiora gli zero gradi), a giorni tornerà in tv. Prima con “L’intervista” e poi con il Maurizio Costanzo Show, senza dimenticare l’amata radio, alla quale si dedicherà nel week end con il “Radio Costanzo Show”, in onda su Radio 105.

La chiave di tutto è la curiosità

Una longevità professionale che ha del miracoloso e che lui più volte ha spiegato così: “La chiave del nostro mestiere è la curiosità: mi faccio delle domande e faccio all'ospite le stesse domande che porrei se non ci fosse la telecamera accesa”. E in effetti, quando ti ritrovi davanti a lui per fargli un’intervista, Costanzo anziché cedere al narcisismo di chi si deve raccontare, non sa resistere alla tentazione di continuare a fare il suo mestiere e di “intervistare” il suo intervistatore, concedendo risposte secche e coincise e passando il resto del tempo a studiare chi ha davanti.

Maurizio Costanzo con Rosario Fiorello: insieme hanno condotto "Buona domenica".

L'attentato mafioso del 1993

Davanti a lui sono sfilati tutti (Papa a parte, che è da sempre il suo ospite più desiderato: “lo dico sempre sperando che prima o poi un Papa legga le mie dichiarazioni e ci pensi su”) e grazie a lui tanti, tantissimi hanno conosciuto fama e successo. Memorabili le interviste a Giovanni Falcone e gli speciali condotti in staffetta tra Canale 5 e Rai3 con Michele Santoro. Un impegno il suo contro la mafia che gli è costato un attentato destinato a cambiargli la vita: il 14 maggio 1993 scampa miracolosamente insieme con la moglie Maria De Filippi all’esplosione di un’autobomba in via Ruggero Fauro a Roma. Da allora vive sotto scorta. Un anno fa gli ho chiesto com’è vivere in “libertà vigilata”. La sua risposta ironica e dissacratoria come lui sa essere con chiunque è da manuale: “Non mi ricordo come sia uscire da solo. Probabilmente mi perderei. Non lo faccio dal 1994. Com’è vivere sotto scorta? E come vuole che sia? Ormai io e i poliziotti siamo una famiglia. Tra poco festeggeremo le nozze d’argento. Vuole che la inviti?”.

Io e Maria, una combinazione felice

Con le donne ha sempre avuto un grande successo. Lo testimoniano le quattro mogli: la prima è Lori Sammartino, una fotoreporter, sposata nel 1963; dal 1973 al 1984, è stato invece sposato con la giornalista Flaminia Morandi. In seguito, dal 1983 al 1986, ha convissuto con l'attrice Simona Izzo. Il 7 giugno 1989 le terze nozze con la conduttrice televisiva Marta Flavi, dalla quale ha divorziato nel 1994. Infine, il 28 agosto 1995, proprio il giorno del suo compleanno, si è sposato con l'attuale moglie Maria De Filippi, conosciuta circa sei anni. Ed è proprio Maria, regina incontrastata di Mediaset, colei che ha fatto breccia nel suo cuore ruvido è Maria: “Se pensa che stiamo insieme da 25 anni e che prima di lei sono stato sposato per ben tre volte, direi che è evidente ciò che ci lega. I miei matrimoni precedenti sono durati lo spazio di un mattino. Quella con Maria è una combinazione felice”. E ancora: “Quando l'ho incontrata, per la prima volta nella mia vita ho pensato: Ecco, questa è la persona che stringerà la mia mano mentre morirò”. Di figli invece ne ha tre: Saverio e Camilla, nati dal matrimonio con Flaminia Morandi, e Gabriele, adottato con la De Filippi.

Nella sua felice carriera tv, esplosa in Rai con i talk show “Bontà loro” e “Acquario”, un solo grande incidente: il suo nome fu trovato tra gli iscritti della loggia P2 nel 1978. Senza mezzi termini si condannò: “Sono stato un cretino” ammise davanti a Giampaolo Pansa. L’incidente gli costò l’allontanamento dal video per qualche tempo. Poi Berlusconi lo volle a Mediaset dove nel 1982 battezzò il suo “Maurizio Costanzo Show”, il talk più longevo della tv. In rai comunque ci è tornato più volte e tutt’ora va in onda con un programma dal titolo: “S’è fatto notte”. Un’ubiquità televisiva che è un caso unico ma che lui mi ha spiegato con l’understatement di sempre: “Vede, non faccio programmi da prima serata. Io vado in seconda serata e quindi non do fastidio”.

Io, potente?

Disincanto confermato la prima volta che lo incontrai per fargli un’intervista che sarebbe stata la copertina di un importante settimanale. Lui era indaffarato e di fretta, come sempre. Gli chiesi se era vero, come dicevano tutti, che lui fosse molto potente. Mi guardò dritto negli occhi e prima di infilare l'uscita del suo camerino per andare in studio a registrare una nuova puntata, sentenziò: “Guardi, il potere ce l’ha chi ti accende la luce della telecamera in faccia”.