Giovanni Minoli, il ritorno in Rai di "Mixer". Ma non risponde sul giornalismo di oggi: "Il silenzio è una risposta"

Dal 12 gennaio torna su Rai3 un programma che ha fatto la storia dell’informazione televisiva, dettando nuovi stili, rubriche, linguaggi. Una vera e propria scuola di giornalismo

Guardare la prima puntata, che andrà in onda il 12 gennaio in seconda serata su Rai3, fa una certa impressione perché, a parte l’inevitabile tuffo emotivo nel risentire quella sigla così iconica, “Mixer” sembra essere stato fatto ora. Ritmo incalzante, linguaggio super moderno e soprattutto un parterre di ospiti che nessuno oggi potrebbe lontanamente sognarsi. Nella prima puntata, ad esempio, ci saranno i famosi “faccia a faccia” di Giovanni Minoli con Paolo Rossi e Bruno Giordano, allora travolti dal calcio scommesse. Ma anche interviste a Bettino Craxi , Marco Pannella e a Giovanni Torrisi, ex capo di Stato maggiore e membro della P2.  Ma anche uno dei sondaggi che Mixer, primo in Italia, lanciò per conoscere l’opinione degli italiani sui partiti e sul voto. E poi un’intervista corale a Monica Vitti, Ugo Tognazzi e Alberto Sordi. Oltre che un incontro davvero storico messo a segno da Gianni Minà con Celentano, Morandi, De Gregori, Lucio Dalla e Pino Daniele. Insomma, tanta roba. Un programma che in 20 anni, a partire dal 1980, ha fatto la storia  dell’informazione televisiva italiana, dettando nuovi stili, rubriche, linguaggi. Una vera e propria scuola di giornalismo nella quale sono cresciuti Massimo Giletti (“a lui voglio bene come a un figlio”, qui la videointervista), Milena Gabanelli, Sveva Sagramola, tra i tanti. E soprattutto la creatura più amata, tra le tante battezzate, dal suo ideatore, Giovanni Minoli.

Oggi Mixer torna in tv con una nuova veste: una serie di 20 puntate dedicate al meglio degli anni '80 (la seconda serie proporrà invece il meglio degli anni '90), al via dal 12 gennaio su Rai 3 ogni giovedì in seconda serata e dal 18 gennaio anche il mercoledì alle 21.15 su Rai Storia. “La forza di Mixer è stata di dire la verità su un'Italia che era diventata una delle maggiori potenze industriali e culturali del mondo dal suo ideatore” sostiene Minoli che racconta: “questo materiale stava chiuso da 45 anni nelle cineteche. Si tira fuori solo qualche faccia a faccia quando muore un personaggio. E invece Mixer è un programma che riflette il senso che do al servizio pubblico, al fare tv. Per me vuol dire stare dalla parte del cittadino, non considerandolo solo un consumatore".

Nostalgia? Nella mia vita non ho mai avuto nostalgia di niente

Minoli, in questa videointervista concessa a Tiscali, racconta che effetto gli abbia fatto rivedere tutto quel materiale, circa 500 puntate: “Mi ha colpito soprattutto la qualità delle persone che lavoravano con me, che erano davvero dei grandi talenti. Parlando di “Mixer” tutti ricordano sempre i “faccia a faccia”, ma quel rotocalco era fatto di tante altre cose. Nostalgia? No, Nella mia vita non ho mai avuto nostalgia di niente. Magari rivedendo delle cose mi chiedo: “Si poteva fare meglio? Sì”. “È già abbastanza buono? Sì”.

Il ritmo? Io sono fatto così. Mi piacciono le cose chiare e subito

In quanto al ritmo e all’asciuttezza delle sue intervista, confida: “Io sono fatto così: domanda e risposta. Mi piacciono le cose chiare e subito”. E per rispondere sulla sua idea di giornalismo, cita il teologo ribelle Hans Kung: “In un’intervista che gli feci e che ha venduto 8 milioni di copie, mi disse che le sue pagine le riscriveva almeno 20 volte. Ecco per me bisogna studiare, studiare, studiare e non essere mai soddisfatti del montaggio e cercare sempre un fotogramma migliore”. Ma c’è anche una domanda alla quale Minoli preferisce non rispondere: è quella che riguarda il giornalismo attuale e il fatto se sia possibile oggi fare ciò che lui e la sua squadra hanno fatto con Mixer. “Non rispondo. Ma il silenzio è già una risposta”.